Tarall&Wine, Ragoo e altri impasti: La Recensione del Live

TarallWine-300x199Giovedì 7 Marzo al “Ragoo” di viale Monza ci sembrava di stare in una allegra bettola di paese. Divisi da un’incerata a fiori gialli, tra vino, taralli e chitarre, Claudio- Gnut Domestico e Dario- Foja Sansone sorseggiavano rosso e donavano il loro personale contributo esistenziale di napoletani in terra (amica) straniera, in attesa di presentare il primo lavoro dei Tarall&Wine, “L’importante è ca staje buono”, in uscita l’11 marzo per Fullheads e Octopus records. Il disco è un amalgama che impasta il blues coi violini e con la melodia e melanconia napoletane, e gioca col dialetto e i significati delle parole, ché spesso non hanno la forza di comunicare quello che c’è dietro la voce. Finirla a tarallucci e vino è come incontrarsi per sorridere dei malintesi che nascono per le differenze personali, è come sentirsi parte di una vita che certe volte ti presenta un conto che non ti meritavi, e sapere che la tua comunità è quel territorio dove sai che ti puoi riposare un momento, coi tarallucci e con il vino. Così, Tarall&Wine ci sembra il gusto di quelli che, ai tempi della recessione, hanno deciso di voltare lo sguardo verso il mediterraneo, adottando il metodo un po’ stoico un po’ fatalista del “ e che ci possiamo fare”. Perché, comunque, “L’importante è ca staje buono”. Il risultato è un incanto che ti trasporta in un luogo fatto di cose semplici e belle; è l’ incontro musicale tra lo stile più intimo di Gnut e lo stile più espansivo dei Foja, impreziositi entrambi dalla collaborazione, tra gli altri, di compagni di viaggio come Marco O’ malamente Sica, violinista dei Guappecarto, che in “Bell’e Buono” aggiunge il suo personale tocco manouche.  In questo modo, giovedì sera è venuta fuori l’anima di progetti come “Il rumore della luce”, secondo disco di Claudio- Gnut, e racconto di un percorso in solitaria attraverso atmosfere notturne e finestre annebbiate fatte di blues, di folk inglese e americano, di musica napoletana. Ed è venuta fuori “Na storia Nova” , annata 2011, attraverso la voce di Dario Sansone, calda e irrequieta come sono le sonorità mescolate del rock- folk mediterraneo e nord occidentale dei Foja, che letteralmente significa foga, rabbia, ed esprime, anche, quel desiderio irruente e insopprimibile di gettarsi nel mondo “con tutte le scarpe”. Noi vi consigliamo di ascoltarli “spaiati” e in compagnia, che se la musica è, anche, il legame con l’attitudine emotiva del momento, qua c’è veramente l’imbarazzo della scelta. Ai prossimi concerti!

Margherita D’Andrea