STEARICA: “Un progetto di vita più che una band” – l’intervista

StearicaLi ho scoperti a Vasto, durante il Siren Fest, e sono rimasta colpita dalla loro incredibile energia. Tornata in redazione, volevo sapere di più sulla loro storia, sulla loro musica, molto apprezzata all’estero e così li ho incontrati per realizzare questa bella chiacchierata!

Intervista di Egle Taccia

Comincio col domandarvi cosa rappresenta per voi il termine “Stearica”, da cui prende il nome la band.

Per risponderti è inevitabile tornare a diciotto anni fa, quando abbiamo creato un progetto di vita più che una band. Eravamo tre studentelli amanti della musica violenta, del rumore ma anche della melodia del nostro Paese.

In quegli anni non ci interessava nient’altro che suonare e spaccare tutto, non c’era altro pensiero. STEARICA era una parola strana e sconosciuta alla maggior parte dei nostri amici, e nel contempo rappresentava un immaginario: materico come la cera, caldo come la fiamma e insieme lisergico.

Non avete bisogno di parole per esprimervi, come mai questa scelta?

Più che una scelta mirata è stato un processo piuttosto naturale.

Inizialmente io ero alla voce e devo dirti che mi piaceva anche giocare con le parole (in italiano) ma poi, nel corso delle infinite session passate nei vari scantinati in cui ha preso forma il nostro suono, non ho più sentito l’esigenza di stare davanti al microfono: avevamo creato un linguaggio solo nostro, con i soli strumenti.

“Fertile” è il vostro secondo album, tappa che spesso mette in crisi molti artisti. Come avete vissuto la preparazione di questo disco, vista l’acclamazione del precedente “Oltre”?

‘FERTILE’ è il secondo album pubblicato – senza contare quello uscito in tandem con gli Acid Mothers Temple (STEARICA invade ACID MOTHERS TEMPLE – N.d.r.) nel 2010 – ma posso dirti che, prima di arrivare a lavorare con varie etichette e ragionare in termini di discografia ufficiale, abbiamo fatto e disfatto una buona mole di potenziali album quindi, ecco, sicuramente non c’era alcuna ansia all’orizzonte!

Abbiamo sempre privilegiato la sfera live a quella discografica, infatti i primi dieci anni li abbiamo praticamente passati tra sala prove e tour, un caso anomalo se consideri che solitamente i dischi sono considerati fondamentali per andare in giro. Poi quando abbiamo sperimentato le potenzialità dello studio si è aperto un nuovo mondo da esplorare e ci abbiamo preso gusto! Dare un sequel a ‘OLTRE’ è significato sentire l’esigenza di scattare una foto del momento storico in cui vivevamo e, nello stesso tempo, ritrarre ciò che noi tre eravamo diventati, senza ragionare troppo su altri versanti. Volevamo fosse vero e ci rappresentasse per quel che siamo.

Cosa ha ispirato l’album?

Come dicevo volevamo che questo lavoro raffigurasse il particolare periodo in cui è stato concepito. Era il 2011 e noi suonavamo in quell’ edizione del Primavera Sound andata in scena mentre la Peninsula Iberica era incendiata dalle proteste degli Indignados. Spostando lo sguardo sul resto del Mediterraneo, dalle coste nordafricane sino al Medioriente, ovunque c’era uno scenario potente e vitale fatto di persone scese in piazza a reclamare i propri diritti fondamentali di esseri umani. Probabilmente, anche se in prima istanza in maniera inconscia, l’energia e le grida di quelle persone sono poi diventate la colonna portante del suono di ‘Fertile’.stearica_mockup_2

Ci presentate gli ospiti dell’album?

Li presentiamo con piacere perché tutti e tre hanno contribuito a far crescere questo lavoro regalandoci un contributo unico e indelebile nel tempo.

Poche parole per Scott McCloud: è il cantante dei Girls Against Boys, una delle band che più hanno segnato la scena rock alternativa degli anni Novanta, un gruppo con cui è nata una sincera amicizia dopo aver condiviso più volte il palco. Scott ha una voce unica che nel brano ‘Amreeka’ crea quasi un parallelismo immaginario tra la giungla delle città americane e quel Medioriente da cui proviene la famiglia ritratta nel film di Cherien Dabis da cui abbiamo tratto il titolo.

In ‘Nur’ ritroviamo l’ugola abrasiva di Ryan Patterson: lui è il leader dei Coliseum, altra band post-hardcore statunitense, un trio davvero potente che pubblica i suoi lavori su etichette del calibro di Relapse e Temporary Residence. Con loro abbiamo suonato tanti anni fa in Francia e con Ryan è nata una profonda stima, è stato un vero piacere leggere quanto ha scritto quando abbiamo pubblicato per la prima volta questa traccia.

Infine ‘Fertile’ si chiude in quartetto con Colin Stetson. Anche Colin ha bisogno di poche presentazioni dato che negli ultimi anni si è fatto conoscere da una moltitudine di persone per le sue straordinarie doti strumentali, tanto nei dischi solisti pubblicati da Constellation, quanto per le altisonanti collaborazioni con Arcade Fire, Tom Waits, Lou Reed, Feist, etc. In ‘Shah Mat’ mr. Stetson si è prodigato registrando una vera e propria orchestra fatta di sax basso e tenore, corno francese e flauti…insomma non si è di certo risparmiato e il risultato ci ha entusiasmati perché sembrava che da sempre fosse parte del nostro gruppo!

Suonate tantissimo all’estero, molto più che in Italia, ma quando vi esibite in casa, come accaduto al Vasto Siren Fest, è un successo clamoroso. Come mai vi si vede poco da queste parti?

Non è sempre andata così, in realtà i primi anni abbiamo suonato lungo quasi tutto lo Stivale, credo che manchino giusto le isole e poche altre regioni. Il fatto è che non è stata una scelta quella di suonare prettamente all’estero, semplicemente sin dai primi passi è risultato evidente un interesse molto maggiore Oltralpe e così abbiamo continuato poi ad esibirci nelle zone in cui abbiamo creato una rete di contatti con fan, promoter e band amiche.

In Italia, in effetti, non è un problema di mancanza di feedback dal pubblico o dalla stampa: a Vasto qualcuno ha detto che abbiamo suonato il miglior concerto dell’intero festival e la cosa ci lusinga ma più che altro ci piacerebbe arrivasse alle orecchie di certi promoter nostrani che, a mio parere, troppe volte mancano di coraggio e finiscono per costruire cartelloni ridondanti da troppi anni.

Qual è il brano contenuto nell’album, che può considerarsi il vero manifesto della band?

‘Fertile’ è un viaggio continuo da ‘Delta’ sino a ‘Siqlum’, sette tracce che a tratti incarnano lo stato d’animo forse più furioso e distruttivo del periodo in cui l’album è stato concepito.

Poi abbiamo sentito l’esigenza di creare uno stacco per arrivare alle ultime due tappe: ‘Amreeka’ e ‘Shah Mat’ sono brani gemelli che nascono uno dalle ceneri dell’altro e dal pianissimo all’apocalissi – insieme – forse riassumono questo trip.

Dove potremo ascoltarvi nei prossimi mesi?

Dalla seconda metà di Ottobre torniamo a calcare i palchi del Vecchio Continente. Prima tra Benelux e Germania per poi tornare in quella Peninsula iberica da cui è esplosa la scintilla per comporre ‘Fertile’. In particolare il 6 Novembre condivideremo il palco dell’ottimo AMFest di Barcellona con alcune delle più importanti formazioni strumentali del mondo (tra cui And So I Watch You From Afar e Maserati).

Gli Stearica partiranno con il nuovo tour europeo il prossimo ottobre, ecco tutte le date:

24/10 Gent (BE) @ Scratch+Snuff
25/10 Liège (BE) @ Cercle du Laveu
26/10 Darmstadt (DE) @ Oetinger Villa
29/10 Berlin (DE) @ Urban Spree
30/10 Chemnitz (DE) @ Club Atomino
04/11 Madrid (ES) @ Wurlitzer Ballroom
05/11 Tolosa (ES) @ Bonberenea
06/11 Barcelona (ES) @ La 2 – AMFest

Contatti:

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