Simone Cristicchi: una serata all’Ohibò – l’intervista

IMG_1303Incontriamo Simone Cristicchi nel camerino dell’Arci Ohibò di Via Benaco a Milano prima del suo spettacolo “Li romani in Russia”. Poche parole, qualche domanda, delle foto, una breve discussione. Gli chiedo come sia arrivato dalla musica al teatro. Mi risponde che già all’inizio della sua carriera amava dilungarsi nelle presentazioni delle canzoni durante i concerti e che piano piano le parole sono diventate sempre più importanti fino a spingerlo a cimentarsi nel monologo del poeta romano Elia Marcelli, aprendo così a questa duplice figura di attore e cantante.
Cristicchi nasce fumettista, ama inventare storie, incuriosito oltremodo dalle piccole cose che lo circondano.

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Come questa sera che attraverso i versi di altri racconta la storia di suo nonno, reduce della campagna russa, “che stava sempre in silenzio e aveva sempre freddo, anche d’estate”. Le sue canzoni, le sue ricerche, i suoi progetti provengono da piccole folgorazioni che diventano poi qualcos’altro. È un manipolatore Cristicchi, di parole, di storie,  di luoghi, di favole ma forse non ha ancora trovato una dimensione espressiva del tutto adeguata al suo pensiero, che di certo non è banale ma anzi profondamente sensibile e ironico. E le luci si spengono. Lo spettacolo è debole. Il testo sebbene molto interessante diventa a tratti difficile da seguire e manca di un’impronta personale, manca di forza e visionarietà. Forse mancano le canzoni in una serata che dovrebbe essere a tutti gli effetti fatta da un protagonista del panorama di quelli che pensando a Gaber tentano il teatro canzone. Vuole essere popolare a modo suo Cristicchi, facendo quello che il cuore gli ispira ed è qualcosa di molto bello soprattutto perché riesce a non prendersi sul serio e a raccontare situazioni tragiche con leggerezza, a riassumere la vita in un sorriso amaro ma il suo lavoro risulta come qualcosa di incompiuto. Il puzzle c’è ma manca un pezzo e per quanto diventi interessante l’immagine che ne viene fuori, quel pezzetto mancante tira su di se gran parte delle attenzioni. Tra le parole che ci diciamo viene fuori anche il Festival di Sanremo, un’esperienza che ha cambiato profondamente la sua vita, che gli ha regalato il successo ma anche un’etichetta che lo ha tenuto stretto in un’identità che Cristicchi dice di non sentire del tutto sua. Eppure qualche giorno dopo escono gli ammessi alla nuova edizione. E lui compare tra i nomi. Cristicchi è una personalità forte, eclettica, misteriosa ed è comprensibile che non riesca a stare dentro categorie precise. Ma è importante che la libertà non diventi sinonimo di incoerenza e che l’essere troppe cose non scada alla fine nel non essere niente.

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