Ruggine: scavare sotto alla superficie – l’intervista

Ruggine 1A pochi giorni dalla sua uscita, i Ruggine ci raccontano la genesi e i contenuti loro ultimo lavoro, Iceberg. Un disco potente e teso che rafforza la loro identità artistica e ne rispecchia l’urgenza comunicativa.

 

 

di Eleonora Montesanti

 

Pochi giorni fa, a quattro anni di distanza dal vostro primo disco Estrazione matematica di cellule, è uscito Iceberg. Questo nuovo lavoro è stato anticipato da un breve teaser che racchiude una manciata di immagini suggestive riguardo all’alluvione che, nel 1994, colpì Narzole (il vostro luogo d’origine). E’ attorno a questa vicenda che ruota Iceberg?

Il teaser riprende più che altro la copertina del disco, una foto scattata anch’essa durante l’alluvione del ’94. E’ stato un evento che accomuna tutti e quattro ed il cui ventennale curiosamente coincide con l’uscita del nostro disco. Iceberg però non è un concept, non c’è un vero e proprio filo conduttore che lega interamente il disco a livello concettuale, o comunque non siamo partiti con questa intenzione. Sicuramente ci possono essere dei pensieri che emergono più di altri ma non c’è un unico discorso che viene portato avanti di brano in brano.

La volontà di intitolarlo proprio Iceberg è una metafora per rappresentare qualcosa che, con la sua forza e la sua imponenza, riesca ad arginare la furia dell’acqua? Oppure il significato è un altro?

Il titolo del disco indica che c’è una massa visibile agli occhi di tutti e che ci trasciniamo con fatica sulle nostre spalle, la punta dell’iceberg appunto, mentre la base è rappresentata dall’essere umano stesso che è il principale responsabile del peso che è poi costretto a sopportare. L’essere umano interessato solamente a costruire senza uno scopo preciso e poi costretto a distruggere perché non in grado di reggere l’intero peso di ciò che ha creato. E’ questo il significato che sta dietro al titolo del disco, un iceberg composto dall’uomo e dai problemi che prima genera e poi deve sostenere.

Il disco, registrato in analogico da Massimiliano Moccia al Blue Records Studio di Mondovì (CN), uscirà sia in cd, sia in vinile, per un numero piuttosto elevato di etichette (V4V RECORDS, Canalese Noise, Vollmer, Sangue Dischi, Escape From Today). Da cosa deriva questa scelta?

E’ stata una coproduzione che ci ha permesso di unire le forze e di avere maggiori mezzi a disposizione. Per noi è stato importantissimo. Sia a livello pratico perchè il fatto di dover sostenere tutte le spese in autonomia sarebbe stato forse impossibile, sia dal punto di vista professionale perchè ci si confronta, si scambiano informazioni, contatti, consigli. Da parte nostra sotto questo aspetto ci riteniamo fortunati perché abbiamo trovato persone che ci hanno dato molto e dalla quale abbiamo imparato diverse cose utili per l’immediato ma che ci serviranno anche in futuro.

Babel è il primo singolo estratto da Iceberg ed è accompagnato da un videoclip diretto da Simona Bosco in cui ci siete voi che suonate dentro a una stanza buia, avvolti nelle vostre ombre giganti. Quest’immagine rende perfettamente il ritornello, il quale recita sono suoni confusi, immagini confuse, chilometri nel buio e una sola certezza. Qual è il significato di questo video? E, soprattutto, qual è questa certezza?

L’intenzione era quella di fare un video semplice e diretto, che esaltasse la parte “live” dei Ruggine. Abbiamo cercato di trasmetterla attraverso un’idea particolare, con questo gioco di luci ed ombre che fanno risaltare la dinamicità del brano senza però catturare eccessivamente l’attenzione con il rischio di risultare invadente. Lavorare in questo modo è stata un’esperienza abbastanza nuova per tutti e noi siamo molto soddisfatti del risultato perché è esattamente quello che volevamo. Simona, che ha diretto e montato il video, è una video artist di Torino conosciuta con il nome di “Aria”, mentre ad occuparsi delle luci è stato Marco Alonzo, anche lui di Torino, che lavora come tecnico luci per spettacoli teatrali portati in giro per l’Italia. Per quanto riguarda il testo la certezza in questo caso è legata alla presa di coscienza di ciò che di marcio e corrotto ci circonda. Non si tratta di piegarsi a qualcosa, ma anzi di acquisire consapevolezza.Volevamo creare una situazione anonima nella quale ognuno potesse immedesimarsi.

La vostra formazione comprende chitarra, batteria e due bassi. L’impatto di un vostro concerto, dunque, per chi vi ascolta è letteralmente devastante. Quanto è importante per voi la dimensione live? Quanto ha contato quest’ultima nella costruzione dei suoni di questo disco?

La dimensione live è fondamentale perché hai nel bene e nel male un riscontro diretto, immediato. Poi è la fase più emozionante, quella dove ci si tolgono le soddisfazioni più grandi. Nella costruzione dei suoni del disco è un elemento presente al 100 per 100 proprio perché Iceberg non è nato in studio di registrazione ma completamente in sala prove, dove la dimensione che si crea è prettamente quella live. La scelta stessa di registrare il disco in presa diretta è dovuta proprio al fatto di voler rimarcare questo aspetto.

La vostra musica si caratterizza principalmente per due aspetti: il sound teso, potente che potrebbe collocarsi tra il math-rock, il noise e l’hardcore italiano e i testi parlati, urlati, densi di significati e significanti. Quando componete pezzi nuovi, da dove cominciate? Nascono prima i contenuti o le melodie?

Nasce quasi sempre prima la musica. A volte nasce tutto in sala prove, altre volte il pezzo è l’evoluzione di un’idea che alcuni di noi portano e sulla quale ci si lavora tutti assieme. I testi solitamente arrivano dopo ma non è un metodo che ci imponiamo, in questo momento ci viene naturale lavorare in questo modo ma magari in futuro potrebbe accadere il contrario.

Vi piacerebbe esportare la vostra musica all’estero con un tour europeo? Visto il ruolo essenziale che hanno anche le parole (e, di conseguenza, la lingua italiana) nelle vostre canzoni, quale sarebbe, secondo voi, la reazione del pubblico?

Quello di suonare all’estero è un obiettivo che sicuramente abbiamo, anche se prima vorremmo suonare il più possibile in Italia. Non credo sia un problema quello del cantato in italiano, l’essenza di ciò che vogliamo trasmettere sono sicuro che arriverebbe ugualmente. Per noi i testi hanno molta importanza ma sarebbe un’esperienza sicuramente molto stimolante per altri aspetti.

Quali sono state le fonti d’ispirazione nel periodo in cui avete creato Iceberg (ispirazioni musicali, letterarie, cinematografiche, …)?

Il periodo di creazione è stato piuttosto lungo, non saprei citarti qualcosa in particolare proprio perché c’è stato tantissimo materiale che più o meno consciamente può averci influenzati. Forse non c’è nemmeno stata un’opera intera che abbiamo cercato di trasporre in musica, ma piuttosto tanti stimoli e input, questo sì. Per un testo del disco ad esempio uno di questi input è arrivato dalla copertina di un disco degli Swans.

Ritorniamo un attimo a Narzole, il paese della campagna cuneese in cui siete cresciuti. Personalmente è un luogo che non conosco, ma, anch’io sono cresciuta in provincia, nella noiosa e chiusa provincia. Com’è essere dei musicisti in una realtà del genere? Quanto la vostra urgenza comunicativa e il vostro modo potente, feroce e a tratti straziato di affrontarla ha a che fare con il vostro luogo d’origine?

Parecchio. Quando non ci sono molti stimoli trovare qualcosa di interessante da fare e da condividere è tutto. E’ quello che all’inizio abbiamo fatto noi passando gran parte del nostro tempo in una stalla trasformata in sala prove per fare ciò che ci piaceva di più e nella quale credevamo di più. Era un po’ evadere da qualcosa pur rimanendoci dentro perchè non avevamo altre possibilità, è stato creare un mondo nostro dove fuggire e isolarci, dove ridere tantissimo, fantasticare e dare sfogo a tutta la nostra rabbia da adolescenti. Ora per diversi motivi ci siamo trasferiti quasi tutti in altri posti e sono cambiate diverse cose, ma tutto è partito da lì e ce lo porteremo sempre dietro.

Qual è l’obiettivo dei Ruggine, in questo momento?

L’obiettivo è quello di suonare sperando che si apra magari qualche porta in più. Ma innanzitutto suonare perché le cose non possono che partire da qua. 

Di seguito potete scaricare in Free Download Il nuovo album dei Ruggine, Iceberg