Nobraino live @ Circolo Agorà Milano: L’intervista

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Serata immensa al Circolo Arci Agorà di Cusano Milanino (un po’ fuori mano per gli ecocompatibili amanti della Milano centrale ma un posto capace di regalare momenti ricercati e bellissimi). Sul palco gli splendidi “Nobraino. Quattro album alle spalle (The best of, Live al Vidia Club, No Uk! No Usa!, Disco d’oro) e una fama indiscussa che consente di saltare agevolmente le presentazioni più scontate. Noi de Lamusicarock.com abbiamo la fortuna di incontrare il cantante, Lorenzo Kruger, prima del concerto. Gli domandiamo innanzitutto il perché di questo nome. Nobraino. A parte l’ovvia traduzione, questo incitamento all’assenza di materia grigia rimanda al loro passato. Un residuo “punk-adolescenziale” nato negli anni in cui la band cercava di riprodurre artigianalmente quel rock tanto caro agli anglosassoni. Una sorta di pulito “Made in Italy” di musica d’autore. Parlando di nomi colpiscono molto quelli dei loro dischi, a partire dal primo, “The best of”, fino al più recente “Disco d’oro”, titolo interpretato dalla critica come omaggio al “White Album” dei Beatles e al “Brown Album” dei Primus, e allo stesso tempo come rimando al noto premio e attacco diretto alla discografia da questa band ritenuta dai più oltremodo altera e spocchiosa. Kruger si concentra sul secondo commento e, addentando una piadina alla Nutella che lo rende un po’ meno Lorenzo Kruger di sempre, risponde che il gioco è stato quello. I Nobraino hanno cercato di esagerare questa apparente tracotanza per ridere di sé stessi e abbattere questa presunta aurea di superbia. Stando alle parole e (soprattutto) all’espressione della voce del gruppo, il messaggio non è però arrivato e i Nobraino continuano ad essere tristemente fraintesi. Parliamo della loro musica. Il testo è la chiave di volta delle loro canzoni. “Chi scrive i testi ha un po’ in mano la situazione” dice Kruger ma ammette che non mancano esempi in cui da un arrangiamento siano poi venuti fuori ottimi pezzi. Non c’è una regola insomma e questa è l’essenza dei Nobraino. Una mancanza di schemi (sopra e sotto il palco), un desiderio di creare dischi di canzoni (come fossero “playlist”) fuggendo così i limiti del concept album, un eclettismo musicale di fondo nutrito di rock e swing, che non rinuncia a qualche incursione nel pop e che in sostanza non si preclude nulla (“Io sono un tipo annoiabile e la curiosità porta a non escludere nessun genere musicale”). Prima di salutarlo un’ultima considerazione. Molti dei loro brani hanno la forma della fiaba. La domanda è spontanea “Secondo voi siamo marionette sotto i fili del caso o ciascuno è artefice di quello che gli capita, come insegnano le favole?”. Risponde Kruger: “La vita è ambivalente. Da una parte siamo inseriti in uno stato di cose fatto di eventi e situazioni che prescindono da noi ma è vero anche che viviamo nella nostra scatola e possiamo trasformarla come vogliamo. Possiamo arredare la nostra vita come ci pare”. Chapeau. Lasciamo Kruger cambiarsi d’abito, truccarsi gli occhi e salire sul palco. Lasciamo che questo potente spettacolo abbia inizio. A più tardi per la recensione!