Nausica un’intera storia di una bellezza senza tempo – Intervista

nausica_3“La geografia era contro di noi”, con queste parole si presentano i Nausica, band formata ad Arnhem in Olanda da Edita Karkoschka (Polonia), Tim Coehoorn (Olanda), Marius Mathiszik (Germania) e Jannis Knüpfer (Germania).

E la geografia è invece ciò che li ha supportati fin dall’inizio del loro progetto, grazie all’interesse sincero della stampa che dagli USA all’Italia si è occupata di loro.

Il sound del loro EP “The Molecules Fall Closer” è stato paragonato da Under The Radar alle Warpaint e a PJ Harvey; MTV Iggy si è innamorata delle loro performance live; ma è soprattutto la risposta positiva del pubblico a renderli uno dei progetti più interessanti degli ultimi anni.

I Nausica saranno in Italia per la prima volta il 14 settembre nella giornata conclusiva di Parklive la rassegna musicale del Milano Film Festival

 

di Eleonora Montesanti

Il vostro nome, Nausica, è ispirato al film d’animazione Nausicaa della Valle del Vento di Miyazaki. Come mai questa scelta?

L’intera storia è di una bellezza senza tempo. La forza dell’immaginazione, della realtà e della finzione mi hanno colpita e ispirata. Infatti, la prima canzone dei Nausica si intitola Toxic Raindrops, ispirata dalla giungla tossica del film di Miyazaki, una foresta pullulante di giganteschi insetti mutanti in cui ogni cosa è letale per l’uomo, ma dove il personaggio di Nausicaa riesce a comunicare e diventare amica delle creature che vi abitano.

I Nausica sono in quattro e provengono da tre paesi europei diversi: Polonia, Germania, Paesi Bassi. Come avete detto, la geografia era contro di noi. Come vi siete incontrati? Come riuscite a coordinarvi?

In sostanza ci siamo conosciuti al Conservatorio di Arnhem (Olanda) poiché tutti studiavamo musica lì. Ma in realtà il momento in cui abbiamo iniziato a collaborare è avvenuto più tardi, quando le nostre idee e visioni artistiche si sono incrociate. Adesso metà della band vive in Olanda, l’altra metà in Germania; naturalmente il nostro modo per stare insieme, creare e mantenere flussi di energia positiva tra noi richiede una concentrazione molto creativa e pragmatica. Penso che di sicuro siamo un gruppo di questi tempi, facciamo grande uso dei social e cose simili, in questa rivoluzione digitale. Essa aiuta a comunicare superando qualsiasi confine. Ma siamo comunque tutti ugualmente rivolti verso la stessa direzione, verso i nostri obiettivi comuni, come suonare in tutto il mondo, iniziando da Milano!

E l’incontro con l’Italia, invece, come è avvenuto? Come vi trovate a suonare qui? Ci sono differenze significative rispetto al resto d’Europa o agli Stati Uniti?

Oh, veramente è il nostro primo concerto in Italia, e lo aspettavamo da una vita! Abbiamo un fantastico ufficio stampa, Waves for the Masses, che si trova a Roma. Fanno un lavoro incredibile: abbiamo già avuto alcune risposte positive dalla stampa italiana, quindi sicuramente faremo qualche concerto in Italia nel prossimo futuro.

C’è qualche artista italiano che ascoltate e che vi piace?

Ennio Morricone e Carlo Pedersoli.

Quali sono le vostre maggiori influenze e ispirazioni musicali, letterarie e cinematografiche (escluso Miyazaki)?

Carlo Pedersoli, naturalmente. Ma, per farla breve, voglio dire che al momento uno dei nostri preferiti è un progetto chiamato Sisyphus (Serengeti, Son Lux e Sufjan Stevens), il quale si basa sulla collaborazione di un rapper, un cantautore e un produttore. E’ davvero fantastico.

La vostra musica è senza limiti, senza barriere, decisamente lontana da ogni definizione di genere… Ma se proprio dovreste descriverla, con tre aggettivi, quali scegliereste?

Senza tempo, di vecchio stampo e futuristica.

Le canzoni che compongono The molecules fall closer sono tutte molto dinamiche: effetti distorti, percussioni sempre presenti, episodi rock laceranti, ninnananne delicate, … Anche la voce, qui, sembra uno strumento musicale. Qual è, secondo voi, lo scopo principale della musica?

Penso che la mia voce sia un dono. Quindi in qualche modo sento come se il fatto di usarla fosse un dovere. E se questo dono dovesse abbandonarmi, smetterei e mi starebbe bene così. Non penso che la musica abbia qualche scopo preciso, ma so bene che con essa posso rendere le persone felici, posso dar loro qualcosa a cui pensare, qualcosa con cui ispirarsi. E quando riesco in quest’impresa mi sento profondamente gratificata. Quindi sì, penso che lo scopo principale della musica potrebbe essere la felicità e lo stimolo per migliorare l’idea che abbiamo della vita.

Come mai avete scelto di esordire con due ep, prima di immergervi nella lavorazione di un disco a lunga durata?

E’ successo così, senza un motivo preciso. L’ultimo ep lo abbiamo fatto in tre settimane, comprese le fasi di missaggio, produzione e masterizzazione. Volevamo registrazioni che riflettessero i nostri suoni per come sono veramente, al fine di essere in grado di suonare dal vivo e poi metterci a lavorare sul nostro primo vero album. Sta andando bene e adesso quel che stiamo cercando di fare è suonare il più possibile, naturalmente anche i soldi sono una questione da affrontare. Stiamo ancora pagando per questo ep, quindi ogni aiuto o riconoscimento che otteniamo è una cosa fantastica. Ad esempio già l’idea di suonare a Milano ci carica tantissimo.

Cosa c’è nel futuro imminente dei Nausica?

Stiamo preparando alcuni concerti ed esibizioni in Germania e Belgio, poi stiamo lavorando sull’album, la cui uscita è prevista per il 2015. Per quest’ultimo siamo abbastanza emozionati. Non vediamo davvero l’ora che esca!

Come vi vedete, invece, da qui a dieci anni?

Oh, questa non è una domanda, questo è un gioco futuristico virtuale, dove puoi scegliere la vita che puoi avere. (ride) Penso che per adesso sceglieremmo la vita virtuale della band con la miglior agenzia di booking mai esistita, per suonare in tutto il mondo. Ci piacerebbe iniziare da più paesi in Europa, Stati Uniti e Giappone. Perciò abbiamo bisogno di un’agenzia di booking, e deve essere una davvero buona, che capisca la nostra espressività musicale e sia disposta a correre dei rischi. E’ come hai detto tu, la nostra musica non ha un genere preciso, e quindi non è facile catalogarlo, metterlo in una scatola, quindi sappiamo che dobbiamo trovare la persona giusta con cui lavorare.

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