Marijuanal M.K.M.A. (Merry Kiss My Ass) – l’intervista

Siamo nel periodo natalizio, ed assieme ai video delle feste trasversali di The Killers ‘Dirt Sledding’ e Pizzorno on i suoi  Loose tapestries “Can’t Wait For Christmas” , possiamo segnalare anche l ultimo video dei Marijuanal  M.K.M.A. (Merry Kiss My Ass)

di E. Joshin Galani

Se quando arriva il natale vi prende l’orticaria, potreste piroettare nei loro  ritmi forsennati, in un range che parte da Lydon e Misfits,  attraversando tutto quello che ha poi generato il filone, incontro i Marijuanal (che mi viene da pronunciare con la J alla spagnola).

Due ragazzi di Rovigo, Spear Papela voce, chitarra, e-drum  e Leo Piledriver Sama  basso, e-drum;  nel 2013 hanno dato vita a questo progetto Marijuanal hardocore, metal,  punk.

I vostri videoclip precedenti sono stati realizzati DIY; mentre scorrevano le immagini del video M.K.M.A. – Merry Kiss My Ass –  ho iniziato a supporre un finale in stile Travis; il regista è il creativo Andrea Bonfanti, c’è anche una vostra  partecipazione alla sceneggiatura del video?

Ciao la nostra partecipazione alla sceneggiatura del video è stata decisamente pesante, avevamo in mente per 34 cosa volevamo ottenere mentre per la parte restante abbiamo vagliato diverse idee con Andrea per poter cercare di creare un video che fosse il più godibile possibile, oltre ad aver aiuto una mano importante per quanto riguarda proprio la costruzione di ogni scena. tra l’altro per Andrea è stata una esperienza parecchio diversa dal solito e si è divertito come un matto durante le riprese!

Il tema del natale è spesso ostico, quanto c’è nel testo di lettura del sociale e quanto di insofferenza personale?

Di lettura nel sociale non pensiamo ci sia granché, piuttosto in molti si riconosceranno nel protagonista principale del video o avranno un parenteconoscente che rientra tra i personaggi descritti nella canzone. l’idea è di dare un quadro tragicomico, sulla falsariga di film trash italiani come i cinepanettoni, cercando di mantenere un pò di “realtà” in alcune parti. su come viviamo le feste comandate: le detestiamo! il mix di disagio, fastidio raggiunge livelli degni di un super sayan di livello 4!

Dopo i due demo Garbage Paradise e Greatest S Hits dell’inizio del 2014 nell’agosto dello stesso anno esce  Stoned Punk. Le canzoni sono ovviamente a ritmo serratissimo, un fluire di getto di immagini, quali sono gli argomenti che diventano vostri pezzi?

Essendo tutti e due bene o male capaci di scrivere qualcosa, gli argomenti sono parecchio diversi, frutto proprio delle nostre visioni di vita, a volte agli antipodi. Facendo un paio di esempi, si può passare alla goliardia vera e propria di “no pussies in the skatepark”, ad argomenti che trattano del controllo fatto sulle persone come in “1984”, amare riflessioni sulla vita da adulti (mope(pain), cose un po’ “romantiche” come su “alone”. Quindi si può affermare senza troppi problemi che non esiste un vero e proprio filone seguito in maniera predefinito per scrivere un testo. Ci sono troppe situazioni, gusti personali, gesti quotidiani in grado di rientrare tra gli argomenti papabili, lo stesso poi si ripercuote nella fase di composizione musica. pur partendo da un punto in comune (il punk, inteso proprio come genere che come attitudine), a seconda di cosa si ascolta si passa da bordate hardcore, a pop punk, a nu metal, con alcune influenze primordiali del j-rock già presenti in -Stoned Punk-.

Il vostro ultimo album è stato mixato a New York; Avete raggiunto in radio statunitensi i primi posti; La comunicazione sia del promo  “breaking news” che dell’ultimo video si muove in inglese, sembra rivolgersi più ad un pubblico straniero, perché questa scelta divulgativa?

Semplicemente perché non ci sentiamo appartenere alla musica rock italiana, né come sound né come stile, pur amando parecchio alcune band. questo nostro “pensare” internazionale è una cosa che tutto sommato abbiamo sempre avuto dentro ben prima di creare questa band e solo ora siamo riusciti a trovare un modo funzionale per poter cercare di esprimerci. In più non ci immaginiamo proprio a comporre una canzone in italiano, ci viene molto più semplice farlo in inglese, complice probabilmente un ascolto indirizzato da sempre verso quella lingua.

Di nuovo una scelta oltreoceano è andata per la produzione del vostro ultimo singolo caduta su Joel Evenden ,  come dire,  il mainstream si occupa dell’indie, qual è stata la ricchezza di questo evento che vi siete portati a casa?

Lavorare con Joel è stata una esperienza nell’esperienza. Oltre al mero fatto di mixaremasterizzare questo singolo, Joel si è prodigato tantissimo nel darci consigli anche in ottica futura su come lavorare, si è davvero sbattuto in maniera esemplare per confezionare un sound capace di rispecchiare appieno le nostre esigenze. Inoltre il trattamento che ci ha riservato è stato stupendo, ci ha trattati come se fossimo clienti importanti, e non come una band all’esordio.

I brani sono un incitamento al pogo, volete raccontare le vostre esperienze sui palchi italiani ed americani?

Il versante live è un po’ una maledizione per noi, fino ad oggi abbiamo avuto una esperienza parecchio limitante, in primis causata dall’impossibilità di avere una formazione stabile data da problemi di vario tipo (che preferiamo omettere perché davvero si entrerebbe in una spirale di tristezza paurosa). Stiamo cercando di assemblare proprio in questi giorni una incarnazione live (si spera duratura) anche perché a luglio 2015 abbiamo dovuto rinunciare ad un festival fuori Praga e ad agosto 2015 siamo stati costretti a rinunciare ad un mini tour di cinque date sempre in Repubblica Ceca e questa cosa ci rode parecchio ancora adesso.

La linea musicale dell’ultimo singolo suona piuttosto netta, e considerando la vostra prolifica produzione, vien da pensare che stiate già preparando nuovo materiale, è così? Con le stessa linea o con arrangiamenti diversi?

Non sappiamo onestamente se possiamo definirci prolifici, tenendo conto che da fine ottobre 2014 a novembre 2015 abbiam in pratica solo realizzato il singolo natalizio. Rispetto a -Stoned Punk- il suono è parecchio diverso proprio perché c’è stata la volontà di migliorarsi e proporre qualcosa di più “maturo” a livello globale, tra l’altro il cambio totale di strumentazione ha avuto il suo peso specifico non indifferente. Abbiamo già gettato le basi per lavorare su qualcosa di nuovo (questa volta dovremmo essere più veloci nella realizzazione) e stiamo decidendo quale opzione può essere più congeniale: fare solo un singolo o accompagnarlo ad un ep composto al massimo da quattro pezzi. Possiamo già dire che il suono sarà ancora un po’ diverso, mettendo in evidenza alcune componenti poco sfruttate in -Stoned Punk-, stiamo anche chiudendo un accordo con uno studio che potrebbe avere un ruolo decisivo per il nuovo corso sonoro Marijuanal, siamo parecchio elettrizzati da questa cosa e non vediamo l’ora di potervi fare ascoltare questo nuovo corso.

Se doveste immaginare di collaborare con un artista completamente diverso da voi, ma che stimate professionalmente, chi scegliereste?

Qui ad esempio emergono le nostre profonde differenze musicali e crediamo sia doveroso citare qualche band perché una sarebbe troppo riduttivo.

Spear: -Noisia- perché sono un passo avanti a chiunque altro a livello di definizione del suono, senza contare che è un genere (drum’n’bass) che adoro e trovo che i loro pezzi, oltre ad essere molto dinamici, li trovo una trasposizione del punk nel mondo della musica elettronica.

Spear: Sacra Zona: è una crew hardcore hip hop sarda, mostruosamente talentuosa e ben diversa dagli standard tipici di tale genere, specialmente a livello di tematiche.

Piledriver:  il mio sogno è di poter vedere una canzone dei Marijuanal essere scelta come openingending di un anime (cartoni animati giapponesi) o come canzone per un videogioco. Due nomi che mi affascinano sono Sayaka Kamiyama (cantante dei disciolti Thyme, gruppo japanese pop rock) o Maya degli Lm.c (una band fondamentale per me, japanese rock electro con alcune belle schitarrate metal).