Lucio Corsi: il palco è il posto migliore del mondo – l’intervista

Lucio CorsiA pochi giorni dall’uscita del suo disco, contenente due ep intitolati Vetulonia Dakar (uscito in digitale lo scorso aprile) e Altalena Boy (prodotto da Federico Dragogna dei Ministri), abbiamo intervistato il giovane cantautore toscano Lucio Corsi, una delle rivelazioni più interessanti che ci riserverà questo 2015.

di Eleonora Montesanti

Iniziamo con una domanda “semplice”: riusciresti a racchiuderti in una frase?

Quando mi sono messo a rispondere a queste domande mi sono lasciato questa per ultima, dicendo: “Così ho più tempo per pensarci, e vedrai che dopo aver risposto a tutti gli altri quesiti qualcosa mi sarà venuto in mente per questa domanda super difficile”. E invece eccomi qua, sempre senza un’idea… Però forse è meglio non sapersi racchiudere in una frase! (Ecco qua, ho utilizzato la strategia “risposta più facile”, anche detta “paraculata”.)

Qual è stato il momento in cui hai capito che la musica è la tua vocazione?

Già quando ero bambino, da grande volevo fare il cantante. Questa idea mi entrò nella testa dopo che mio padre mi fece vedere i Blues Brothers, film che in poco tempo vidi circa 2035 volte e che imparai a memoria, scena per scena, battuta per battuta. Poi con gli anni mi appassionai ad altre cose, motociclette e disegno, ma, un giorno, quando avevo quattordici anni, misi su un disco live dei Rolling Stones e mi prese un colpo. Iniziai a suonare la chitarra. Capii di volermi dedicare totalmente alla musica quando scrissi i miei primi brani.

Mettiamo però che esista un mondo parallelo dove non sei un musicista; cosa staresti facendo in questo momento?

Il pilota di moto! Oppure il paleontologo.

Val di Campo di Vetulonia (Gr) e Milano sono due luoghi per te evidentemente molto importanti, poiché il primo è quello dove sei nato, mentre la seconda è la città dove vivi ora. Quanta influenza c’è dell’uno e dell’altra nel Lucio artista?

Ci sono entrambe ovviamente a livelli elevati: sia la Maremma, sia Milano (la grande città tentacolare), mi fanno pensare. Però osservando le nuove canzoni che sto buttando giù in questi mesi posso dire che la Maremma mi influenza maggiormente, anche perhé da quando sto a Milano la campagna mi appare ancora più bella e la reputo ancora più importante di prima.

Sei giovanissimo, ma hai già alle spalle parecchi anni di gavetta musicale. Ad esempio ho letto che, soprattutto a Milano, hai suonato molto per strada. Qual è la cosa più importante che hai imparato da quest’esperienza?

Due anni fa suonai in strada parecchio, sia a Milano che in altre località più piccole, verso il mare. E’ una cosa bellissima che ti insegna a rapportarti con il pubblico. Quando suoni in strada devi catturare l’attenzione dei passanti, i quali ovviamente non sono lì per vederti; una volta catturati devono essere ipnotizzati, ovvero devi trovare il modo di farli rimanere più tempo possibile lì fermi a guardarti e ascoltarti. Per fare ciò non ci deve essere neanche un momento morto nello spettacolo, deve essere continuo anche tra un brano e l’altro. Gran cosa, la rifarò!

Il 13 gennaio uscirà per Picicca il tuo disco d’esordio, contenente due ep (Vetulonia Dakar – uscito in digitale ad aprile 2014 e Altalena boy – totalmente inedito) che, uniti per l’occasione, rappresentano il particolare stile del tuo cantautorato: genuino, creativo e stravagante, lontano anni luce dal disagio esistenziale che esprime la maggior parte degli artisti dell’ultimo decennio. Qual è, dunque, secondo te, lo scopo del cantautorato oggi?

Non c’è scopo nel cantautorato, ognuno è libero di parlare di ciò che vuole, come vuole. Ognuno ha un suo scopo. Magari c’è chi non ha un obbiettivo preciso, ma semplicemente sente la necessità di mettere in musica ciò che gli passa per la testa. Il mio obbiettivo è scrivere canzoni tristi quando sono triste, canzoni felici quando sono felice, poi arrangiarle ed infine registrarle ed essere soddisfatto di esse.

Le storie che racconti nei tuoi brani sono piene di animali strani, insetti, alieni, dinosauri, ragazzini divenuti leggende dopo aver fatto il giro della morte con l’altalena, edifici e alberi antropomorfizzati. Come nasce, nella tua testa, il testo di una canzone?

Ci sono tantissimi modi, dipende da canzone a canzone. Delle volte mi può saltar in testa una frase e magari partendo da essa viene fuori un testo; in altri casi mi invento una storia e la racconto, altre volte ancora descrivo situazioni che ho vissuto.

A volte il testo di una canzone non nasce nella testa, ma direttamente nelle orecchie: mi piace un sacco ascoltare i discorsi degli altri, delle persone che non conosco, che parlano a voce alta.

Le tue ispirazioni musicali spaziano dal glam rock anni Settanta di David Bowie, Lou Reed e Iggy Pop al cantautorato tipicamente (e orgogliosamente) italiano di Piero Ciampi, Lucio Dalla e Ivan Graziani. Se, però, proviamo a buttare un occhio sul presente, quali sono i tuoi artisti – sia italiani sia stranieri – preferiti?

Tra gli artisti stranieri di oggi apprezzo molto i Fat White Family, gruppo incredibile con delle facce allucinanti, facce che non si vedevano da un po’ nel mondo musicale (al chitarrista manca un incisivo). A mio parere salveranno il mondo. O lo distruggeranno. Mi piace tanto anche un giovanissimo rapper americano, Tyler The Creator, davvero matto e con tanto talento. Di gruppi italiani apprezzo i Baustelle, reputo molto belli i testi di Bianconi. Mi piacciono i Baustelle anche perché d’estate vengono in Maremma a mangiare al ristorante di mia nonna! Inoltre apprezzo i Verdena.

Cosa rappresenta, per te, il palcoscenico?

Il posto migliore del mondo, il più divertente. Me ne vorrei costruire uno in camera per metterci il letto!

E a Sanremo ci andresti?

Onestamente non lo so. Ci dovrei riflettere per 23 giorni, dovrei calcolare tutta la situazione: anno, temperatura, quantità di uccelli in volo e quantità di uccelli a terra, …

Quanto sono importanti internet e i social network per un musicista?

Al giorno d’oggi sono fondamentali, vanno saputi sfruttare. Personalmente non sono mai stato tanto abile in questo, sto cercando di imparare.

Come ti vedi da qui a dieci anni?

Alto quasi due metri con delle piume blu che partono dai gomiti, senza sopracciglia, con una coda di cavallo, non come capelli, proprio come coda! Sempre a cavallo di un cane di nome Napoleone, bianco e nero, un incrocio tra un pastore maremmano e un cane tipo Lessie.

Se vuoi collaborare con LaMusicaRock.com puoi CONTATTARCI QUI