Levante “Io sono il migliore dei maschiacci!” – Intervista

levante 1Come anticipato qualche giorno fa, durante l’ “Indiegeno Fest” di Tindari, Lamusicarock.com tramite Egle Taccia ha realizzato delle belle interviste con la maggior parte degli artisti che si sono esibiti sullo splendido palco del Teatro Greco. Vi proporremo i diversi artisti intervistati uno alla volta in modo tale che possiate viverli appieno attraverso le parole che Egle ha raccolto per voi!

Inizia con LEVANTE il nostro special sul festival!

Intervista di Egle Taccia

La prima chiacchierata che vi propongo è quella con Levante, cantautrice siciliana trapiantata a Torino, che ci parla del suo secondo disco: “Abbi cura di te”. Non è la prima volta che la incontro per scambiare qualche battuta ed ogni volta riscopro una persona meravigliosa, disponibile e molto dolce.

Lei si dipinge come un maschiaccio, parla dell’amore per la sua terra e ci racconta quali sentimenti hanno ispirato il suo ultimo, bellissimo, album “Abbi cura di te”.

Non voglio svelarvi altro, ringrazio Levante e vi lascio alla sue parole.

Dovremmo avere più cura di noi in amore?

Eeheheh si!  In realtà dovremmo amarci di più e chiaramente amando noi stessi  riusciremmo ad amare meglio anche gli altri e tutte le cose che ci circondano. L’amore è il motore universale che muove tutto. Se non funziona quello, l’amore per noi stessi, non funziona niente.

Qual è il brano che ti emoziona di più dell’album?

Ce ne sono un bel po’, perché come al solito sono figli miei, sono stati scritti da me, quindi faccio sempre  un po’ fatica a scegliere. Sicuramente Abbi cura di te e Finchè morte non ci separi, sono i brani più sentiti a livello emotivo.

In questo periodo stai suonando tanto in Sicilia, che emozioni ti dà la tua terra?

E’ strano, dal nulla a tanto…anzi tanto no, perché per me non è mai abbastanza.  Però ho fatto Palagonia il 5 Luglio, casa mia, ed è andata benissimo. Questa sera al teatro qui a Tindari non potevo chiedere di meglio perché l’atmosfera è stupenda e sembra di fare un passo indietro nel passato, una capriola all’indietro nella storia. Devo dire che sono contenta, tornare a casa è sempre strano, perché dopo 14 anni fuori, quindi metà della mia vita, è sempre una festa, sempre una sorta di festa. Riesco sempre meno a tornare a casa, a trascorrere le vacanze in Sicilia. Chiaramente ho deciso di stare cinque giorni qui e sta piovendo tutti i giorni (ride, n.d.r.), però è emozionante. Mi sento proprio tra la mia gente, mi riconosco e mi ritrovo in tutto, nei sorrisi, nel cibo e nel modo di parlare e appena io arrivo in territorio siculo improvvisamente imposto l’automatico sul siciliano e inizio a parlare “accussì” e non mi ricordo più l’italiano. Sono sempre felice.

levanteHo letto i tuoi racconti del tour e penso che scrivi benissimo. Hai mai pensato di scrivere un racconto?

Ho iniziato a scrivere un racconto quando avevo 22-23 anni, poi però mi sono bloccata alla sedicesima pagina. Nel frattempo sono cresciuta, ho riletto queste sedici pagine e mi sono detta: “mmm devo rimetterci mano, riprendere delle cose”. Io parlo di quello che vivo, più passa il tempo e meno lo sento mio, dunque dovrei davvero prendermi del tempo per scrivere. Mi piace, in fondo io mi sono sempre definita una scrittrice che canta, perché mi sento un’autrice che canta;  poi scrivo a modo mio, con la mia semplicità, però mi sento più quello, che interprete dei miei brani.

Qual è lo stato d’animo che ti ha portata a scrivere quest’ultimo album?

E’ nato tutto da un moto rivoluzionario, da una voglia di essere felice. Frustrazione/rivoluzione, rivoluzione/felicità ottenuta. Essendo una persona sentimentalmente incoerente nei confronti di me stessa, quando raggiungo la felicità prima  la lascio andare, per poi andarla a riprendere. Abbi cura di te è un percorso in 12 tracce in cui racconto come ho fatto a raggiungere il mio equilibrio in questo periodo, che potrei perdere da un momento all’altro, però l’ho raggiunto. Ho capito come fare, quindi c’è l’amore al centro di tutto, l’amore verso il mio uomo, l’amore che non ho dato, l’amore che ho ricevuto, l’amore per mia madre, per mio padre e per me stessa. C’è un Abbi Cura Di Te generale.  Devo dire di essermi superata anche nel tema, nel senso che in Manuale Distruzione c’era molta più amarezza, una sorta di disincanto nelle cose. Invece in Abbi cura di te ho ritrovato quell’incanto nelle piccole cose.

Cosa significa per te essere una donna in questo ambiente indipendente super maschilista?

Io sono il migliore dei maschiacci. È essere un po’ una mosca bianca, perché soprattutto in questo ambiente siamo poche, o almeno siamo poche quelle conosciute. Oggi c’è un bel fermento femminile, almeno da 15 anni a questa parte si è mosso qualcosa, soprattutto tra le autrici, perché questa è la terra dei cantanti e siamo pieni di interpreti. Oggi forse più di prima la televisione, che è il mezzo più potente, purtroppo spinge gli interpreti, lo vediamo dai talent show. Quindi le autrici ci sono, ma sono una sorta di sottobosco, poi quelle che riescono a farcela sono le più talentuose, oppure no, forse sono le più fortunate, perché la componente fortuna è una componente fondamentale. Staremo a vedere che rivoluzione ci sarà. Sta avvenendo secondo me, per cui essere una donna è sempre un po’ sentirsi sole, in qualche modo, in mezzo a questi maschiacci, ma io mi adeguo alla grande.