Le interviste dell’Indiegeno Fest: Cassandra Raffaele

Durante l’Indiegeno Fest di Tindari ho scambiato quattro chiacchiere con gli artisti poco prima che salissero sul palco del Teatro Greco, per farmi raccontare le loro emozioni sul festival.

Cominciamo con la chiacchierata che ho fatto con Cassandra Raffaele, artista che ha rappresentato la Leave Music, organizzatrice del festival, durante la serata conclusiva della manifestazione. Ho scelto proprio lei per cominciare, perché ha un legame più forte con Indiegeno Fest rispetto agli altri; l’ha visto nascere e accompagnato di edizione in edizione e può quindi spiegarci quanto sia difficile mettere in moto una macchina come questa.

Come sta andando “Chagall”? Sei contenta dei risultati?

Era il fine del mio album quello di suonare tanto, lo sto facendo ma non mi basta mai, perché voglio sempre di più, voglio soprattutto arrivare alla gente che ancora non mi conosce. Questa seconda parte dei live che inizierà in autunno avrà questo fine, arrivare alla gente che ancora non ha conosciuto Chagall, Cassandra e tutto quello che c’è dentro la mia musica.

Cosa ne pensi del festival? Sei legata sentimentalmente a questo posto?

Come non potrei esserlo! Sono legata all’Indiegeno e lo vedo sempre come un qualcosa che oltre ad essere un festival di musica è un festival che rappresenta il pegno d’amore di un siciliano per la sua terra. Alberto Quartana insieme a tutta la Leave organizza ogni anno qualcosa che per me è la dimostrazione di quanto un siciliano possa amare la sua terra, perché decide ogni anno di venire qua e di illuminare tutta questa zona con la musica. Quest’anno l’ha fatto per una settimana, è stato un Indiegeno lungo e questo è soltanto il folle dono di qualcuno che ama la sua terra e che è di esempio per noi. Dovremmo tutti vivere con la mentalità del festival, che significa illuminare la propria zona, il proprio territorio, per fare sì che questa terra bellissima, ma miserevolmente disgraziata, si nutra e possa nutrire gli altri della sua energia stessa.

Quest’anno la Sicilia ha perso Zanne festival, ha perso tanto musicalmente. Perchè qui non riusciamo a lavorare nella musica come accade invece in tutta Italia?

Per questo motivo, perché la Sicilia e i siciliani sono come delle bellissime donne che dormono, ho sempre pensato questa cosa…la Sicilia va scossa, va scossa nella periferia, va scossa nelle scuole, bisogna partire da lì perché devi crearlo l’interesse laddove non c’è, se no anche se proponi delle cose, ma dall’altra parte non c’è chi le recepisce, è come se lanciassi tanti doni che nessuno raccoglie. Bisogna lavorare su questo. Bisogna vincere la pigrizia dei siciliani e soprattutto lavorare su quella lentezza che li contraddistingue. Quando esco fuori dalla Sicilia e poi ritorno, la sensazione che vivo è sempre come se entrassi in una cellula di decelerazione, come se tutto all’improvviso diventasse più lento. Mentre il resto del mondo va a duemila noi viviamo questa cosa del poi domani vediamo e questa è la pecca dei siciliani in tutto. Dobbiamo recidere questa lentezza.

Ti esibirai all’Indiegeno per la terza volta. Quale sarà il pezzo più emozionante per te?

Sicuramente l’apertura sarà la parte più emozionante per me, perché questa volta abbiamo pensato ad una scaletta che parta dal cuore, dal mio stato d’animo. Poi naturalmente andremo a crescere con i ritmi, ma sicuramente la parte introduttiva sarà quella più emozionante.

Stai lavorando a nuove cose?

Per forza! Scrivo tantissimo, non mi fermo mai e poi chissà, non so se queste canzoni saranno parte di un nuovo progetto, però per adesso scrivo e mi lascio stuzzicare dalle idee stesse che mi vengono, poi vedremo.

Egle Taccia