Le Gros Ballon: Cinefoumatic

le gros ballonEgle Taccia ha incontrato i Le Gros Ballon per realizzare la recensione domandata del loro ultimo album, “Cinefoumatic”, un piccolo e folle viaggio in musica, con tanto di sbornia! Un disco da ascoltare e riascoltare infinite volte!

 

Cominciamo col parlare del titolo: cosa significa per voi “Cinefoumatic”?

“Cinefoumatic” è l’unione di due parole, “cinematic” e “fou”. Nel fare la nostra musica abbiamo la fortuna di avere uno studio di registrazione a disposizione dove poter sperimentare suoni e strumenti a piacimento, anche solo per il gusto di farlo e di sentire come i suoni di strumenti molto diversi si combinano tra loro. Così l’idea di “giocare” allo stesso modo con le parole e con le lingue è stimolante e ci piace molto. L’album è come un piccolo viaggio per il mondo, un po’ folle (fou) come è la vita, con le sue suggestioni cinematiche, le sue mille lingue e i suoi mille volti. Da una immaginaria isola greca vi diamo il benvenuto in finlandese, dai ghiacci nordici sorvoliamo l’Europa per ammirare il deserto, un natale estivo e l’Oriente, per poi tornare a casa, dovunque essa sia.

Quali sono gli strumenti che avete suonato in questo album?

Come per gli altri album, ci siamo divertiti. Per Cinefoumatic abbiamo usato una strumentazione rock classica (batteria, basso, chitarre elettriche, acustiche, farfisa, synth), contaminata da elementi folk (ukulele, steel guitar) e alcuni strumenti etnici (bağlama, bouzouki, santoor, ektar, autoharp) che hanno caratterizzato molto il suono finale del disco. Non mancano suoni ricavati da oggetti: la ritmica di “Das Mittagessen” è stata fatta ‘suonando’ con le mani un tavolo di una vecchia cucina a Berlino.

Dove volete portarci con “Tervetuloa”?

Se Cinefoumatic è un viaggio per il mondo, Tervetuloa è il nostro benvenuto. E’ uno dei brani più danzerecci che abbiamo mai fatto, uptempo, allegro con un velo di melanconia. Non a caso per il video abbiamo pensato ad un ‘collage’ di frammenti di video in bianco e nero dove orchestre e solisti si lanciano in balli sfrenati.

 

Chi o cosa ha ispirato “Happy Sunshine Voilà”?

“Happy Sunshine Voilà” è nata dalla pura improvvisazione, come molti nostri brani. E’ la sorella di Tervetuloa, anzi gemella visto che è nata lo stesso giorno. Siamo partiti con lo stesso set di strumenti, poi le sovraincisioni e la post produzione hanno portato le due canzoni su strade separate ed identità proprie. Anche questo brano tradisce una certa allegria, per noi simile a quella del mattino di una bella giornata primaverile, quando il sole ancora leggero ti dà il buongiorno. Da qui il titolo.

“Moderato Hangover” fa pensare che vogliate definire questo lavoro come una bellissima ubriacatura di musica. È così?


Beh, in un certo senso sì! L’album ha molte facce e sonorità, quindi l’ascolto può essere un po’ ubriacante, diciamo. L’atmosfera del brano per noi coglieva molto uno stato di post sbornia, quel tipico “down” dopo una serata un po’ sfrenata: il giorno dopo ti rimane addosso una strana sensazione di felicità e tristezza mischiate insieme che spesso ti lasciano stranito, malinconico. Ecco, quel pianoforte ci porta lì, poi se fuori pioviggina, è perfetto! 🙂

 

Se questo album dovesse fare da colonna sonora a un film, che genere scegliereste?

Gran bella domanda. E’ strano perché, per quanto la nostra musica sia cinematica, nei nostri dischi ci sono sempre molti ingredienti, quindi adattare un intero album ad un solo genere è difficile. Il disco precedente, Orange, potrebbe musicare un film di fantascienza, mentre Cinefoumatic, vediamo… Marco: “Io sceglierei o un film biografico o un film d’avventura: in entrambi si parte da un luogo e da un momento e si arriva molto lontano, come nel nostro disco”. Francesco: “Un film in stile ‘Il tè nel deserto?’ magari”. Con le immagini comunque abbiamo già lavorato diverse volte ed è sempre molto stimolante: componiamo anche colonne sonore per documentari e nel 2013 abbiamo portato al Carroponte di Milano la nostra sonorizzazione de ‘Il Gabinetto del dottor Caligari’, cult del cinema muto. In questi casi sì, il genere gioca un ruolo importante.

La nostra provocazione: se doveste recensire il vostro lavoro, su quale pezzo o caratteristica cerchereste di attirare l’attenzione e perchè?

La caratteristica principale di Cinefoumatic è l’incontro tra indie rock e strumenti etnici, cosa abbastanza inusuale e che abbiamo trovato interessante. A volte le due cose sono affiancate, come nei tre ‘interludi’ etnici che precedono e seguono i brani più ‘suonati’, mentre altre volte l’incontro avviene all’interno di uno stesso brano. Ci piace sempre moltissimo giocare con strumenti e oggetti nuovi e vecchi, che conosciamo bene o completamente sconosciuti e il risultato ci sorprende ogni volta. Se dovessimo attirare l’attenzione su un pezzo particolare, vediamo… Marco: “Per me Fuji Mon Amour, è il mio preferito, è un pezzo di un’intensità incredibile”. Francesco: “Sono legatissimo a Airbag For Dummies, è il brano che più mi emoziona”.