“La Capanna dello zio Rock” Il ritorno alle origini di Omar Pedrini

Oltre vent’anni spesi trasversalmente a calcare i palcoscenici di tutta Italia, dall’Arezzo Wave al festival di San Remo, una cattedra presso l’Università Cattolica di Milano, ed un nuovo disco in uscita in questi giorni. Non sono in molti, nel nostro paese, i muscisti a poter vantare il curriculum di Omar Pedrini, eppure l’ex leader dei Timoria è noto al pubblico più per le sue storie d’amore con Elenoire Casalegno e Francesca Piccinini che per lo spessore e la spigolosità, le luci e le oscurità, della sua carriera.

“La Capanna dello zio Rock”, questo il titolo del disco, ripercorre i vent’anni di storia dell’artista riproponendo in chiave ri-edit le canzoni che ne hanno segnato la storia. Dai successi con i Timoria, passando per le parenesi soliste, fino al ritorno con Enrico Ghedi e Filippo Ummarino. Sulle sonorità del disco ha certamente influito il ritorno alle origini del cantante, il quale ha ristabilito fra le colline di Franciacorta la sua residenza. Un passo indietro a ritrovare la semplicità, come dichiarato dallo stesso Pedrini a La Stampa:

“A Cetona, dove abita mio padre, non ho voluto recinti, proprio per il desiderio di condivisione. Olio e vino li regalo agli amici: se li vendessi, mi avvelenerei. La nostra casa è il rifugio del viandante, c’è per tutti un bicchiere di Chianti. Chi viene regala il suo formaggio, torniamo al baratto ed è bellissimo”.Uno stile di vita che non ha potuto che influire sui nuovi arrangiamenti sperimentati nel disco:

“In questo disco ho scoperto che un assolo di fisarmonica può essere più devastante della Gibson ululante di Slash. Ho tagliato tantissimo. Mi chiamo Omar Edoardo e sono stato davvero Edward Mani di Forbice”.

Uno stile di vita che si ripercuote anche sulla distribuzione stessa dell’album. “La Capanna dello zio Rock” farà bella mostra di sè anche in alcune enoteche, nelle quali verrà venduto abbinato al Barbera di Montebruna di Cantine Braida. Come a voler sottolineare una volta di più l’indissolubile legame fra Dioniso e Bacco. Sul retro della copertina una poesia, scritta dallo stesso Pedrini. L’ultimo ricordo, l’ultimo pensiero, per la madre del cantante a cui il disco è dedicato.