Kutso: una band “per persone sensibili” – intervista

kutsoDa tempo seguiamo i Kutso e ci divertiamo a vederli live. Qualche tempo fa, la scorsa estate, li abbiamo intervistati in occasione del Parklive al Milano Film Festival grazie a I Distratti, ancora non sapevamo che sarebbero saliti sul palco dell’Ariston.

Intervista di Eleonora Montesanti

Passa qualche mese e i Kutso arrivano secondi al festival della canzone italiana. Insomma ora i Kutso ora sono f a m o s i!! Bè per noi già lo erano prima, e ora come allora continuano a farci sorridere!

Il prossimo venerdi, 13 Marzo 2015, saranno live alla Salumeria della Musica di Milano, concerto consigliatissimo! E se ancora non sapete chi sono eccovi l’intervista di Eleonora Montesanti alla band!

Qual è stato il momento in cui avete capito che la musica è la vostra vocazione, la vostra priorità, la cosa più importante di tutte?

Quando ad uno dei nostri primissimi concerti abbiamo visto i sorrisi delle persone sotto il palco e ascoltato il suono dei loro applausi carichi di sincera partecipazione.

Però, mettiamo il caso che in un universo parallelo non siete dei musicisti, che mestiere fate?

Probabilmente saremmo in galera.kutso 2015

Il vostro album d’esordio Decadendo (su un materasso sporco) è un insieme di sonorità frizzanti e allegre mischiate a testi ironici che celano l’apatia e il disagio di una generazione. La vostra musica, infatti, si presta molto agli ascolti stratificati: l’ascolto superficiale è molto divertente, mentre, se vi si presta attenzione, si scoprono inquietudini, insicurezze e fatalismo. E’ un riflesso del vostro approccio alla vita?

Noi cerchiamo di vivere con passione e senza paura ogni giorno della nostra esistenza. Tentiamo attraverso la musica di liberarci della monotonia di una vita mediocre sprecata davanti ad un computer o alla cassa di un supermercato. C’è chi, per ottenere ciò, mette al mondo dei figli, noi invece suoniamo degli strumenti.

Ci tenete sempre a sottolineare che la vostra non è musica demenziale. Vi va di spiegarci qual è la differenza, secondo voi, tra quest’ultima e il nonsense e il sarcasmo, ossia le vostre caratteristiche più evidenti?

L’appellativo di “band demenziale” mi fa pensare ad un gruppo di idioti cerebrolesi che non riescono a fare altro che bestemmiare o parlare di figa e di caccole. A noi tutto ciò non interessa e il nonsense che è presente nelle nostre canzoni – ma non in maniera esclusiva – deriva dalla libertà con cui scriviamo i testi, i quali non devono necessariamente essere caratterizzati da frasi di senso compiuto. A volte ci piace parlare in maniera schietta della parte più sporca e malsana della nostra interiorità, a volte scriviamo semplicemente parole in libertà, a volte ci prendiamo in giro da soli, a volte odiamo l’umanità intera.

Per quanto riguarda i concerti, da quanto è uscito il vostro album, non vi siete fermati un attimo: avete suonato tantissimo, raggiungendo anche palchi molto importanti come quello del Primo Maggio o del Rock in Roma (in apertura a Caparezza), per non parlare dell’apertura del concerto dei Gogol Bordello e i Marta sui Tubi. Chissà quanti aneddoti avrete da raccontare: diteci il vostro preferito!

Probabilmente il momento più alto della nostra carriera è stato il nostro soundcheck prima delll’esibizione in apertura a Caparezza. In quell’occasione il nostro chitarrista Donatello Giorgi per provare il microfono ha cantato Nessun Dorma con il conseguente visibilio delle cinquemila persone presenti quella sera. E’ stato assurdo ed emozionante allo stesso tempo.

I vostri concerti iniziano sempre con il cazzotto allo stomaco, un’introduzione improvvisata, in freestyle, ogni volta diversa poiché ispirata alla situazione. Come vi è venuto in mente?

L’abbiamo fatto per la prima volta ad un concerto al C.S.O.A. Spartaco di Roma. Matteo ha detto agli altri del gruppo “Regà, improvvisate qualcosa in Mi maggiore e poi lo fate esplodere in un La distorto e caciarone… Io dico un po’ di cose a caso”. Da quel momento sono passati tre anni e ad ogni concerto cominciamo in quel modo per rompere il ghiaccio, testare gli ascolti e prendere confidenza con il pubblico.

Cosa rappresenta, per voi, il palcoscenico?

Quando siamo sul palco prendiamo realmente coscienza della nostra esistenza su questo pianeta.

Nel video di Lo sanno tutti (feat. The Pills e Raffaele Vannoli), dove Matteo canta con un improbabile – e per questo adorabile – accento nordico, giocate in chiave ironica sul fatto che Milano venga vista un po’ come l’America d’Italia (A Milano dovete annà, regà!). Citate Occupy Deejay, MACAO, il Mi Ami, i remix e le biciclette… Ora che siete venuti a suonare a Milano che opinione vi siete fatti sull’ambiente musicale di questa città?

Milano ci ha accolti più volte e sempre molto calorosamente, quindi il nostro giudizio non può che essere positivo. La critica ironica nel brano Lo sanno tutti è riferita ai cliché che si creano nelle chiacchiere degli addetti ai lavori e dei perditempo della scena musicale e non a Milano in quanto città.

Quanto sono importanti internet e i social network per una band emergente oggi?

Sono determinanti. Internet ha permesso al nostro progetto di arrivare al livello a cui è oggi.

Cosa cantano i Kutso sotto la doccia?

Flight Of Icarus degli Iron Maiden.

C’è un nuovo disco nel vostro futuro? Avete voglia di darci qualche anticipazione?

Il nostro prossimo disco si intitolerà Musica Per Persone Sensibili.

Di seguito alcuni scatti che abbiamo realizzato ai live della band a Milano:

ph Anji

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