Il Cile: vivere di musica con lucidità – l’intervista

Il CileA poche settimane dall’uscita del suo In Cile Veritas abbiamo avuto l’occasione di scambiare due parole con l’artista-rivelazione Lorenzo Cilembrini – in arte Il Cile – riguardo alla musica, alla scrittura e all’attualità.

 

 

di Eleonora Montesanti

Iniziamo con una domanda “facile”: riusciresti a racchiuderti in una frase?

Letta in chiave ironica la frase che mi viene in mente è di Dante: – Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore…- . Diciamo che muovermi dentro i miei inferni personali mi è da sempre congeniale.

 All’interno del tuo nuovo album In Cile Veritas, nello specifico nel brano E vorrei chiederti c’è questa frase: e vorrei chiederti cosa sognavi a quindici anni durante l’intervallo a scuola. Lorenzo, tu cosa sognavi?

Di vivere scrivendo canzoni e suonandole in giro. Magari all’epoca il sogno era alimentato da desideri selvaggi e trasgressivi spesso collimanti all’immaginario del rocker maledetto mentre ora che il sogno lo sto vivendo ho capito da molto tempo che occorre essere fortemente lucidi e competitivi.

E se non avessi fatto il musicista cosa avresti fatto?

Lo scrittore. La scrittura è il motore attraverso il quale metto in moto la mia creatività e qualifico la mia dimensione artistica.

L’anno scorso sei andato a Sanremo e il tuo brano Le parole non servono più ha vinto il Premio Sergio Bardotti come miglior testo. Cosa ti ha maggiormente arricchito di quell’esperienza? La rifaresti?

Posto che ricevere un premio da una giuria presieduta da Piovani e consegnatomi da Veloso è qualcosa che mi rimarrà dentro tutta la vita con orgoglio e gioia, Sanremo è a tutti gli effetti una competizione e grazie ad esso ho imparato che in una competizione canora occorre tenere a bada l’emotività e cercare di alienarsi dalle ansie e dalle pressioni annesse alla kermesse. Lo rifarei perché è un palco sacro dove è passata parte della storia musicale italiana.

Quest’anno è uscito anche il tuo primo romanzo, Ho smesso tutto. Quali sono le differenze principali tra lo scrivere canzoni e lo scrivere in prosa? Quale delle due ti viene più facile?

Mi trovo a mio agio in entrambi i casi, occorre solo calibrare differentemente lo stile tecnico e semantico, ma la scintilla che accende l’idea lirica è la medesima ed adoro scrivere sia in rima che in prosa.

Quali sono le tue influenze musicali più importanti e quanto sono intrinseche nel tuo modo di fare musica?

I grandi cantautori italiani del passato ( De Andrè, De gregori , Battiato , Dalla…) e i miei ascolti dall’adolescenza in poi ovvero tutto il rock di rilievo inglese ed americano dalla fine degli anni sessanta ad oggi. Tutto confluisce poi nella mia musica.

Qual è la tua definizione di cantautorato, oggi? Ti ritieni un cantautore?

Il cantautorato oggi a mio parere non esiste , esiste in maniera derivativa seppur talentuosa ed emozionalmente rilevante ma non esiste un “nuovo cantautorato”.L’unico cantautore che ritengo nuovo è Jovanotti che però ha una carriera iperbolica alle spalle. Forse alcuni rapper riescono a ricoprire il ruolo che un tempo avevano i cantautori per il pubblico. Io mi ritengo un creativo della parola applicata alla musica.

Cosa pensi dei talent? Se un giorno ti venisse chiesto – come è successo ad altri artisti come Morgan, Fedez o Arisa – di giudicare giovani talenti all’interno di un programma televisivo, lo faresti?

Lo farei volentieri, i talent sono meccanismi ormai rodati che fanno parte dell’universo musicale odierno da anni, a volte creano artisti di rilievo altre ineluttabili meteore, ma ignorarli o snobbarli secondo me è puerile ed insensato.

Noi de LaMusicaRock.com eravamo presenti al tuo primo showcase al Rock’n’roll di Milano. Un mini live tanto intimo quanto emozionante. Palchi grandi, palchi piccoli, palchi esclusivamente tuoi e palchi condivisi in apertura a grandi big. Quale prospettiva scegli? A livello emozionale cambia qualcosa o riesci a ricrearti una tuo mondo un tuo palco un tuo pubblico a prescindere da ciò che hai intorno?

Adoro il live in qualunque sua forma, dimensione ed assetto ed è uno dei motivi per cui vivo per la musica.

Come ti vedi da qui a dieci anni?

Spero vivo, mi accontenterei di questo! (ride)