Gibilterra: dove l'indefinito ha un'identità precisa - l'intervista - LaMusicarock.com

Gibilterra: dove l’indefinito ha un’identità precisa – l’intervista

Gibilterra è un duo musicale appena nato, formato da Riccardo Ruggeri e Martino Pini, due artisti che vengono da percorsi musicali diversi, ma che sono accomunati dalla passione per la scrittura di canzoni e la musica live. Da domani torno in me è il loro primo singolo.

 

 

di Eleonora Montesanti

Riccardo e Martino, ci raccontate come è avvenuto il vostro incontro e come è nato il duo Gibilterra?  Nonostante vivessimo entrambi a Biella, ci siamo conosciuti a Perugia, nel 2006, durante i seminari di Umbria Jazz. Avevamo già tutti e due le nostre realtà musicali avviate, ma abbiamo trovato subito due principali e pratiche intese: a nessuno dei due piace fare le prove; abbiamo la stessa concezione del ritardo. Siamo infatti riusciti , con un ritardo di 11 anni, a trovarci puntuali per far uscire il singolo d’esordio senza che nessuno dei due aspettasse l’altro. E’ un concetto tipicamente andaluso.

 

Gibilterra è un nome che fa subito pensare all’estremità di un territorio, di un confine, di un mondo. Voi come mai avete scelto di chiamarvi così?           
Gibilterra è una lingua di terra che spunta dall’Andalusia, nel sud della Spagna. Ma non è spagnola, è inglese. Da li partono le comunicazioni navali con l’Africa e da li il mar Mediterraneo diventa Oceano. Una volta si pensava addirittura che il mondo finisse dopo lo stretto di Gibilterra. E’ un luogo che fa della sua “indefinizione” un’identità precisa.                            

 

Da domani torno in me è il vostro singolo d’esordio, collocabile da qualche parte tra il songwriting, il pop d’autore, il blues e il flamenco. Quali sono state le ispirazioni stilistiche che vi hanno accompagnato durante la creazione del pezzo?               
Il flamenco in realtà non è ancora presente in questo brano. Da domani torno in me nasce da un periodo di pop blues, acustico ed elettrico. Se dobbiamo pensare a dei nomi diciamo John Mayer o i nostrani Pino Daniele, Alex Britti e Ivan Graziani.

 

A livello di contenuti, invece, il messaggio del brano è un concetto che personalmente mi fa impazzire, perché mi ci ritrovo molto: il paradosso del mostrarsi deboli per essere più forti. E’ il vostro modo di approcciarvi alla vita?  
Diciamo che tutti vorremmo, o ci viene chiesto di, dare un’immagine forte e sicura di noi stessi. Sempre di più e senza sosta. Ma questo è innaturale, abbiamo tutti delle debolezze o dei momenti difficili. Alcune persone non riescono ad accettarlo e conviverci, altre si. E dal nostro punto di vista chi riesce a riconoscere i propri limiti e debolezze è sereno, e chi addirittura riesce a mostrarli senza problemi lo è ancora di più.

 

Ci raccontate qualcosa sul divertente videoclip che accompagna il pezzo?     
Avevamo molte idee disordinate ma buone e non riuscivamo a trovare quella più adatta. Così abbiamo deciso di metterle in campo tutte, rappresentando effettivamente quello che si sarebbe visto se un regista avesse acceso una videocamera durante le nostre discussioni. Un susseguirsi di situazioni e ambientazioni che non vanno mai a buon fine, fino ad arrivare al finale dove rimandiamo “a domani” perché non riusciamo ad arrivare a capo di nulla. E’ un videoclip onesto.

Entrambi venite da esperienze musicali molto importanti. Quali sono le cose più significative che avete imparato da quando fate musica?                                        
La perseveranza è la prima. Dietro ogni piccola cosa, come ad esempio questo singolo, c’è un lavoro lungo. E’ importante avere la forza di non perdersi per strada e rimettere a fuoco l’obiettivo ogni volta che capitano intoppi. Il reinventarsi è la seconda. Spesso capita di dover rimettere in discussione i propri punti fermi perché le cose vanno in un’altra direzione rispetto a quella a cui siamo abituati, sapersi aggiustare anche se non abbiamo la minima idea di come si fa è importante.

 

E’ stato facile o complesso ripartire daccapo con un nuovo progetto?
E’ stato naturale. Suoniamo assieme da tanti anni e l’idea di fare qualcosa di nostro era nell’aria da subito. Ad ogni modo ripartire è faticoso ma anche adrenalinico.

 

Dopo questo singolo cosa dobbiamo aspettarci? Un album? Un tour?
Sicuramente seguirà un ‘EP e live annessi. Dopodiché la seconda parte dell’Ep, che andrà a completare il disco, che distribuiremo solo in digitale.

 

Quali sono i tre dischi più importanti della vostra vita?
Riccardo Ruggeri: Nevermind (Nirvana), Grace (Buckley), Cantare la voce (Stratos)
Martino Pini: gli ultimi tre dischi che mi hanno colpito sono Vuelve el Flamenco di Diego El Cigala, Orange di Jim Campilongo e Continuum di John Mayer