Il ghiaccio e il fuoco dei Dardust – intervista

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Dardust: il ghiaccio e il fuoco che convivono nella mia musica!

intervista di Alessandro Uccello

In occasione dell’Adora Festival, tenutosi nella suggestiva location di Parco Tittoni (Desio), noi de Lamusicarock.com abbiamo avuto l’occasione di incontrare e intervistare Dario Faini, in arte Dardust, compositore già conosciuto come autore di numerose hit del pop italiano, ha finalmente ora la possibilità di esprime la sua vera natura che vede l’energia della musica elettronica in contrasto con la musica classica, due entità che fin da piccolo lo hanno accompagnato nel mondo della musica.

Dardust è un progetto in continua crescita, grazie ad un tour che ti sta facendo girare l’Italia in lungo ed in largo, sempre più persone si interessano e si legano alla tua musica. Per tutte le persone che, invece, ancora non hanno avuto modo di conoscerti, puoi descriverci brevemente Dardust e dirci chi è Dario Faini?

In breve. Dardust è un progetto che ha il fine di unire le mie passioni, passioni che mi hanno accompagnato per tutta l’adolescenza, e che vedono come protagoniste tre città: Berlino, Reykjavik e Londra, città dove si è sviluppato il panorama musicale che tanto ho amato.

Dardust è il voler riappropriami di questo immaginario che ha segnato tutta la mia adolescenza e di concretizzarlo attraverso questo progetto, senza schemi e senza paletti tipici della forma e della struttura della musica pop che ben conosco in quanto la mia seconda attività è quella di song-writer per Universal Music.

Come mai i tuoi brani sono privi di testo e si concentrano esclusivamente sulla parte musicale?

Il motivo è piuttosto chiaro, come dicevo prima, ho voluto liberarmi di tutti gli schemi e le strutture che la musica normalmente pone, dove la “forma-canzone” impone che il ritornello arrivi a cinquanta secondi, che il brano duri mediamente tre minuti e tutti gli altri canoni della canzone pop che mutano da periodo a periodo.

Nonostante il lavoro del song-writer mi piace molto, si tratta di un’attività estremamente condizionata da numerose regole. Dardust è l’esatto opposto, qui è presente Dario nella sua vera essenza.

In ogni caso tengo comunque a precisare che si tratta di un progetto pop, non compongo musica neoclassica come spesso sento dire, e nemmeno elettronica “pura”. Il risultato è un crossover tra i due generi con una spiccata matrice pop.

Sei molto a contatto con la musica pop italiana. Come vedi Dardust in questo contesto musicale? Trovi difficoltoso arrivare a persone abituate ad ascoltare un genere musicale così differente rispetto a quello che componi?

Ritengo che Dardust sia un progetto outsider, ma nonostante questo numerose sono state le soprese come un interessamento da parte di MTV e di numerose radio, come Radio Montecarlo, che sono state tappe fondamentali per la promozione del progetto stesso.

Al di là di queste sorprese davvero inaspettate, il vero problema è la mancanza di classificazione della mia musica. Il primo album, “7”, su iTunes era classificato come musica classica, “Birth” si avvicina molto più all’elettronica, ma resta il fatto che il progetto non conquista completamente né il pubblico della classica, né il pubblico dell’elettronica “pura”. È un progetto crossover che si trova in una linea di mezzo, ed io, personalmente, spero che possa diventare una realtà al di là delle categorie.

Ho avuto la possibilità di avvicinarmi a Dardust dal vivo. La prima volta che vi ho sentiti ero ad un vostro live e quello che più mi ha colpito era la presenza scenica e tutto quello che accadeva durante la performance, capace di catturare completamente l’attenzione dello spettatore. Quanto è importante per Dardust la sovrastruttura scenica e come si rapporta con la parte musicale della performance?

La parte dello show live è l’ennesimo elemento che porta Dardust nella linea di mezzo tra classica ed elettronica. Non è un’esibizione di un pianista, ma allo stesso tempo non è neanche la performance di un dj o di un producer che rimane fermo alle sua macchine.

Per me la parte visiva è fondamentale: durante il nostro primo tour gli organizzatori non volevano portare con noi il nostro live-designer, per me una scelta del genere era inconcepibile!

La parte musicale e la parte visiva compongono equamente una performance, non lo penso solo per quanto riguarda Dardust, ma è un concetto che sostengo in generale, anche quando vado a live di altri artisti sono sempre attratto ed attento ad entrambe le componenti.

Per dirti quanto sia importante la parte visiva, quando siamo andati in Islanda per registrare “Birth”, il mio secondo album, mentre io e gli altri ragazzi della band registravamo la parte musicale, il nostro live-designer era lì con noi a lavorare sulla parte visiva di quello che poi è diventato il live-show che in questi mesi stiamo portando in giro per l’Italia.

Questo secondo album prende il nome da una delle sue tracce, “Birth”: “Nascita”. Senti questo album come un nuovo inizio, una rinascita del progetto che ti permette di tagliare con il Dardust dell’album “7”? Oltretutto, anche il tuo primo album si apriva con un brano intitolato “Un nuovo inizio a Neukölln”. Ogni volta che lavori su un nuovo disco, hai sempre la sensazione di rincominciare?

“7” è un album composto da sette brani, scritto in sette giorni a Berlino ed è l’inizio della mia esplorazione compiuta in questi due mondi così diversi, che sono quello della musica classica, neoclassica, e quello dell’elettronica, cercando un equilibrio per farli convivere.

L’esplorazione mi ha portato a capire molto su questi due mondi, e l’Islanda, la terra dei contrasti, dove il ghiaccio convive con il fuoco, era la location perfetta per mettere a frutto tutto ciò che fino ad allora avevo imparato.

Così nasce “Birth” e allo stesso momento nasce anche Dardust nella sua forma completa, dove la musica classica (il ghiaccio) convive con la musica elettronica (il fuoco).

So che potrebbe sembrare prematuro poiché siamo nel bel mezzo del tour di Birth, ma quali sono i progetti futuri di Dardust? È in cantiere un nuovo album?

Io penso sempre al terzo disco e ho anche già scritto qualcosa in merito. Il progetto è quello di creare una trilogia basata sulle tre città che hanno caratterizzato da sempre il mio immaginario musicale: Berlino, Reckjavjck e Londra. Con “7” e “Birth” ho affrontato, rispettivamente, le prime due, quindi sicuramente andrò a concludere la trilogia, ma non escludo una possibile pausa dalla saga per dar spazio ad un album che si ponga all’esterno della stessa.

In ogni caso, sul terzo disco, sia o meno esso il finale della trilogia, mi piacerebbe sperimentare e lavorare di più con gli archi e la parte orchestrale, oltre che con il piano, synth e percussioni già presenti nei precedenti album.

Concludo con una domanda un po’ particolare: di interviste ne hai fatte molte, e tante sono state le domande, ma sono sicuro che ci sarà una domanda a cui avresti voluto rispondere ma che mai è arrivata. Giusto?

La domanda non mi è totalmente nuova – ridendo – e la domanda che vorrei farmi da solo riguarda la voglia di andare a suonare all’estero.

La voglia è tanta ed a settembre suoneremo per la prima volta oltr’Alpe.

Tramite Spotify abbiamo visto che Turchia e Francia sono le nazioni dove Dardust è maggiormente ascoltato, ma del risultato italiano comunque non mi lamento e ritengo sia più che soddisfacente. L’esperienza che farò all’estero sono sicuro che mi farà tornare in Italia con le spalle più grosse e con molta più sicurezza.

Augurando un grande “in bocca al lupo” a Dario Faini per il proprio progetto, noi de lamusicarock.com vi consigliamo caldamente di assistere ad uno dei live-show di Dardust per capire come la sua perfomance sia capace di rapire completamente la vostra attenzione e proiettare l’immaginazione lungo le note della sua musica.

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