Gambardellas: intervista e il nuovo singolo One in a Million

I Gambardellas  recentemente hanno pubblicato il secondo video  tratto dall’EP Ashes, pubblicato a febbraio 2014, One in a Million. La band si esibirà al Milano Film Festival  in qualità di vincitori del contest organizzato da Shhh Festival  – Venerdì 12 Settembre 2014 –  per l’occasione abbiamo scambiato qualche battuta con Mauro Gambardella batteria e voce  del gruppo

 

di Eleonora Montesanti

Nel 2011, quando sono nati, i Gambardellas erano una one-man-band nata dal progetto di Mauro Gambardella, un musicista che, fino a quel momento, aveva suonato come batterista. Da questo progetto è nato un disco intitolato Sloppy Sounds. Effettivamente un batterista che scrive canzoni è insolito, quantomeno nell’immaginario di una band. Da cosa è nata, Mauro, questa tua urgenza comunicativa? Quando hai iniziato a comporre canzoni?

La composizione è sempre stata la cosa che mi ha attratto di più nella musica: la possibilità di creare qualcosa dal nulla mi ha sempre affascinato e per diversi anni ho continuato a scrivere canzoni solo per me stesso. Ho avuto la fortuna di lavorare da turnista con diversi artisti che mi hanno sempre contattato per le mie peculiarità e mi hanno lasciato la possibilità di interpretare le parti di batteria che sarebbero finite nelle loro canzoni. Ciò nonostante sentivo l’esigenza di portare avanti un progetto che mi rappresentasse al 100%. Dopo la mia esperienza con The R’s e Paletti mi sentivo sufficientemente maturo per poter cominciare una nuova avventura in solitaria e fare uscire allo scoperto le canzoni che avevo sempre tenute nascoste, così sono nati i Gambardellas.

Ne deduco quindi che sei un polistrumentista. Oltre alla batteria, quali strumenti suoni?

Il mio primo strumento rimane sempre la batteria, è quello che più mi rappresenta e che ho studiato maggiormente. Suono poi un po’ chitarra, basso e pianoforte: diciamo quanto basta per registrare qualche idea da sottoporre in sala prove.


Dal 2013 poi i Gambardellas, grazie all’aggiunta di Glenda Frassi (chitarra, cori) e Grethel Frassi (tastiere, cori), sono diventati una vera e propria band. Come è avvenuto questo incontro?

Il primo disco dei Gambardellas era il frutto di una produzione che avevo portato avanti con un co-produttore, non c’era ancora una vera band. Terminate le registrazioni ho quindi cominciato a cercare i musicisti che mi avrebbero aiutato a portare le mie canzoni dal vivo. Glenda e Grethel Frassi sono state le prime due persone che ho contattato, ci conoscevamo da tempo, sapevo che potevano suonare al meglio le parti dell’album e hanno subito accolto favorevolmente il mio invito.

Nello “Sloppy Sounds tour” abbiamo affrontato 42 date in tutta Italia ed il nostro affiatamento si è fatto sempre più intenso tanto che ci è sembrato logico e naturale cominciare a comporre insieme dei nuovi brani e far diventare i Gambardellas una band a tutti gli effetti.

Quali sono le differenze più grandi tra il ragionare da soli e il ragionare da band?

Trovo che il lavoro da band sia molto più stimolante e completo, aver la possibilità di collaborare con altre persone che stimi e con cui ti trovi bene musicalmente e personalmente può portare a risultati migliori. La cosa fondamentale è riuscire a trovare persone che siano sulla tua stessa lunghezza d’onda e con le quali riuscire a creare un’alchimia musicale stimolante. Ho sempre pensato che i Gambardellas dovessero essere una band ed ora lo sono.

Gambardellas Cover AshesAvete definito il vostro ep Ashes, uscito all’inizio di quest’anno, come un punto di svolta, un nuovo inizio, un battesimo per i Gambardellas intesi come vera e propria band. Come mai avete scelto proprio questo titolo, che in italiano significa “ceneri”?

La canzone“Ashes” è nata da una delle tante jam che facciamo in sala prove. In queste occasioni, quando abbiamo qualcosa di buono, cerco di trovare delle linee di voce che possano inserirsi nella parte musicale che stiamo suonando e lo faccio in un inglese maccheronico, usando parole a caso. Quella sera in particolare la parola “ashes” continuava a tornare frequentemente e ho deciso di scrivere un testo basato su questo vocabolo: il testo della canzone parla infatti di rinascita dalle ceneri e di superare i nostri limiti di esseri umani. Il tema della rinascita ci è sembrato perfetto per inquadrare il momento di cambiamento che la band stava attraversando in quel periodo.

Quanto è importante per voi la dimensione live? E quanto quest’ultima infierisce sul lavoro di composizione che si svolge in studio?

La dimensione live è fondamentale: è il momento in cui la musica prende forma e ti permette di comunicare direttamente con gli ascoltatori, senza contare che suonare dal vivo davanti ad un pubblico è decisamente divertente. Cerchiamo sempre di scrivere canzoni che possano creare il giusto muro di suono dal vivo e al contempo la dimensione live ci consente di testare nuove composizioni che potrebbero finire su un album: diciamo quindi che i lavori in studio e dal vivo si influenzano vicendevolmente.

A proposito di live, durante la promozione di Ashes avete fatto moltissime date, tra cui alcune aperture importanti come ad esempio ai Ministri e a Brunori Sas, concerti in cui il pubblico è concentrato sull’artista principale e dunque molto spesso più difficile da catturare e conquistare. Come vi sentite a suonare in contesti di questo tipo?

Abbiamo avuto la fortuna di aprire i concerti di diverse band e cantanti in vista nella scena alternativa Italiana e ti posso dire che conserviamo di tutti questi concerti un ottimo ricordo: grandi palchi e tanta gente. Fin ad ora il riscontro con il pubblico è sempre stato ottimo, in queste occasioni quello che devi fare è suonare al massimo delle tue possibilità e goderti il momento. Se fai un buon lavoro e fai divertire il pubblico sono sicuro che la gente ti accoglierà sempre positivamente e con interesse anche se non sei il main act.

Il 31 luglio scorso avete suonato al Woodstock Festival in Polonia. Cosa ci raccontate di quest’esperienza?

E’ stata decisamente l’esperienza più importante della nostra carriera ad ora. Quest’anno il festival ha contato più di 750.000 persone. La professionalità e l’entusiasmo con cui siamo stati accolti al festival ci hanno lasciato stupefatti: non sapevamo davvero quale sarebbe stata la reazione del pubblico straniero al nostro live ma dal primo accordo la gente ha cominciato a ballare, pogare e gridare: è andata alla grande! Anche gli organizzatori ci hanno messo da subito a nostro agio e ci hanno riservato un trattamento a cinque stelle. Tutte le band che abbiamo visto suonare sia sul second stage, dove ci siamo esibiti, sia sul main stage sono state davvero di alto livello e questo ci ha dato davvero tanti spunti su cui lavorare. Speriamo davvero di avere l’occasione di ripetere questo tipo di esperienze più spesso!

Secondo voi quanto è importante essere innovativi nella musica?

Essere innovativi può essere importante ma credo che la cosa fondamentale per un artista/band sia essere comunicativi con il proprio pubblico e coerenti con se stessi. Un’innovazione forzata o fine a se stessa non mi interessa particolarmente. Quello che cerco nella musica è una scossa, voglio che mi prenda allo stomaco e questo può succedere tanto con la musica più innovativa possibile quanto con il più tradizionale degli standard blues.

Quali sono le vostre influenze musicali più importanti e quanto sono intrinseche nel vostro modo di fare musica?

Ascoltiamo davvero di tutto ma una delle cose belle di essere in una band è la possibilità di scambiarci consigli e ascoltare insieme musica. Ultimamente stiamo ascoltando molto St. Vincent, Anna Calvi e i Queens of the stone age. Le influenze nella musica sono importanti perchè formano i tuoi gusti ma bisogna anche sapere abbandonare i terreni già battuti per trovare la propria strada.

C’è un nuovo disco nel vostro futuro? Avete già iniziato a lavorarci? Volete darci qualche anticipazione?

Stiamo lavorando alla composizione di nuovi brani proprio in questi giorni. Dal prossimo album ci aspettiamo di proseguire con il percosso di crescita che abbiamo intrapreso con “Ashes”. Vogliamo personalizzare ulteriormente il nostro sound e stiamo lavorando sodo per questo. E’ un lavoro in divenire, non sappiamo ancora quando o con chi registreremo ma posso anticiparti che molto probabilmente andremo a registrarlo all’estero e aprirci ulteriormente anche al mercato europeo.

 

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