Folco Orselli: L’amore ci sorprende, ci illumina e ci stende

Folco Orselli inizia a suonare la chitarra a 15 anni, sulle orme del fratello, avvertendo sin da subito l’esigenza forte di raccontare storie. Il suo esordio nel mondo della musica da palco è da componente del duo “Caligola” che ha partecipato a Sanremo Giovani nel 1995 e ha pubblicato l’anno seguente per la EMI l’album “Il sole che respira”, aprendo lo stesso anno alcuni concerti di Tina Turner e Zucchero. Nel 1997 è stato fondatore della “Compagnia dei cani scossi” con la quale ha pubblicato l’album “La stirpe di Caino”. Nel 2004 da solista ha pubblicato l’album “La spina” e successivamente nel 2007 “Milanobabilonia”. Nel 2008 ha vinto il primo premio di Musicultura. Lo stesso anno ha dato vita assieme ad altri musicisti, tra i quali Stefano Piro dei Lythium, al progetto psichedelico “Arm on Stage” con cui ha pubblicato un album nel 2010, “Sunglasses under All Stars”. Nel 2011 ha pubblicato un nuovo lavoro “Generi di conforto”. Ore 18:00. Milano. Grandissima sullo sfondo. Folco Orselli è seduto al tavolino di un bar, beve birra, prepara una sigaretta. Storta. Folco Orselli, l’outsider. Ed è da qui che iniziamo questa chiacchierata. Il suo recente motto “Outside is my side” è ormai suo marchio distintivo, sintesi perfetta di quello che Orselli è, un diverso.  E ancor di più,  un diverso tra i diversi. Ed è meraviglioso come le persone accolgono con calore queste parole. Di certo, non è l’unico a sentirsi fuori luogo, a sentirsi abitante di un margine che comunque esiste, resiste ed ha una voce meravigliosa, la sua.  Discutiamo. Ce l’ha con la televisione, con le lobby, con i sistemi grandi e grossi che a priori escludono gran parte degli artisti solo per mancanza di coraggio, per cecità e asservimento allo stato di cose. E allora se emarginati bisogna esserlo che sia una cosa bella, che sia di poesia e amore e libertà. Che sia una scelta, una vocazione, un destino, una nota, una canzone, che sia bellezza. Con la musica Folco Orselli racconta storie, racconta mondi, li crea, li culla. Ogni disco un significato, una metafora, un’idea. Fondamentale resta infatti per il cantautore milanese la coerenza interna di un progetto.  Per “Milanobabilonia” era la rabbia, la controtendenza, “mi ero rotto” dice.  Per “Generi di conforto” il filo conduttore è stata la composizione in forma di colonna sonora, o meglio, il metodo della colonna sonora: ispirato da figure come Morricone e Chaplin, Orselli trasforma la musica, la espande, la rende visiva, la usa come strumento per creare immagini, tanto forti e vive da lasciare senza parole. Ogni disco un viaggio, una perdizione, un’emozione, una passione devastante che esce senza filtri dalla gola sporca di un ragazzo di strada, di un ragazzo puro. Gli domando se vengano prima le parole o prima la musica. “Non c’è priorità tra musica o testo” dice “sono esigenze diverse a cui si risponde in maniera diversa. Se viene prima il testo allora le parole ti danno una metrica mentale che poi influisce sulle note e sulle armonie. Mentre se viene prima la musica allora ti crei in testa già delle atmosfere che poi sono lo sfondo naturale per i testi che scrivi”. Da milanese di nascita e convinzioni mi racconta la Milano degli anni ’70 quando bambino andava in stazione centrale e restava per delle ore dentro al museo delle cere ed era affascinato dal fatto che fuori ci fosse tutto quel caos di treni e di vita, vita che andava e tornava e si muoveva, e invece lì dentro si conservasse tutta quella stupefacente immobilità. Poi gli anni ’80 e la Milano piena degli zombie creati dall’eroina, il cambiamento culturale e nonostante tutto sempre una grande solidarietà, una grande capacità della gente di Milano di accogliere gli emarginati, i diversi. Dice: “Milano è una donna meravigliosa con poche tette ma un gran culo. Bisogna corteggiarla, girarle attorno, amarla e alla fine forse lei non ti amerà mai, ma è meravigliosa anche per questo”. Una delle storie nate attorno a Milano è quella del Paolone (“La ballata del Paolone”, “Generi di conforto”), quella del barbone incontrato per pochi minuti in stazione centrale, al quale aveva chiesto cosa gli mancasse di più della sua vita “di prima”. “Al Paolone era la moglie che mancava, tra tutte le cose era l’amore che più gli mancava” e mentre lo racconta ora a me una luce bellissima gli riempie lo sguardo. E la sua ballata scorre altissima ed è una rivincita lucente, un urlo, una carezza, un’emozione che sbaglierei a raccontare perché la sua forma migliore è quando racconta se stessa da un palco. Con la musica Orselli prova (e riesce) a nobilitare delle figure, dei personaggi, delle anomalie, gli restituisce poesia, luce e passione. Gli rende quell’amore che, in fondo, manca a tutti. Anche nel nuovo disco si concentrerà su figure assurde, artisti “outsider veri” che hanno scelto vite assolutamente fuori da ogni schema (in anteprima all’ultimo concerto in Salumeria della musica ha eseguito “Gli artisti di strada”, pezzo solo voce e piano di struggente malinconia). Prima di andare via (ché lui deve andare a fare la spesa) gli domando perché si scrive, perché ci si esprime così, sempre in equilibrio tra scrittura e suono. Mi risponde con calma, sempre con il sorriso nel taschino, vicino al tabacco. Mi risponde che il lavoro dell’artista ti prova perché ti fa vivere sempre sotto l’effetto dell’emozione, ti fa concentrare molto sulla tua interiorità. E la cosa veramente importante è la nostra evoluzione. Nella vita vediamo noi stessi nascere e morire molte volte ma questi cambiamenti sono necessari per andare avanti, per superare un muro, in attesa di incontrarne un altro. Si scrive, ovvio, per portare fuori gioie e tristezze. Ma il lavoro di scrittura, di composizione, è qualcosa di molto individuale, intimo, privato e non è l’obiettivo finale. La vera realizzazione dell’artista è quando riesce a coinvolgere le persone con quello che scrive, con quello che canta, “quando qualcuno ti dice mi piace, allora hai raggiunto lo scopo”. Una personalità singolare, una musica affascinante, un universo di cose da dire. Folco Orselli è un appuntamento a cui magari puoi arrivare in ritardo ma che non puoi assolutamente permetterti di perdere. Lo devi incontrare, ti ci devi scontrare. Meraviglia.  Folco Orselli sarà in concerto il 21 dicembre 2012 alla Salumeria della Musica. È in gestazione il nuovo disco da solista, atteso per ottobre/novembre 2013, disco che avrà forte connotazione psichedelica e sarà un disco visionario, probabilmente schizofrenico.In programma, inoltre, uno spettacolo accanto all’amico Matteo Speroni e da febbraio un tour italiano di “Generi di conforto”.

 Folco “l’amore ci sorprende”