Federico Fiumani: l’incontro con lo spirito dei Diaframma e la new wave italiana

Lo conoscete, o lo vorrete conoscere. Federico Fiumani è da oltre trent’anni anima e corpo dei Diaframma, gruppo musicale formatosi a Firenze. La band comincia la sua storia nei primi anni Ottanta e raggiunge il successo nel 1984 con il primo album Siberia, ne seguiranno molti altri, come è giusto che sia, perché i Diaframma sono una delle poche realtà emerse dal movimento new wave italiano ancora saldamente in pista, tra l’altro più tonici che mai. Oggi abbiamo un incontro con Federico Fiumani (unico membro fondatore “superstite”), Federico è al centro di un progetto che ha finalmente trovato una propria stabilità di organico. Lo abbiamo ascoltato a “il cielo sotto milano” e deciso di intervistarlo, perché la new wave vive, sotto e sopra i cieli di Milano. Milano, quella  nascosta, senza lustrini, quella dei pub, Club e “ritrovi clandestini”che lo stesso Fiumani dice “La conosco marginalmente, vivendo io a Firenze. Credo che quella del Derby, cantata da Jannacci e Gaber e raccontata per esempio da Bianciardi sia stata una città molto vitale”. Vi riportiamo la nostra intervista:

Sono 51 anni che Federico Fiumani esiste, da Siberia a Niente di serio, due opere da solista, il periodo di “Siberia”,sappiamo che uno dei lavori che preferisci..hai la stessa voglia di fare musica come all’inizio della tua carriera? Qual è la cosa più trasgressiva che Federico Fiumani ha fatto in tutto questo tempo (e che si può raccontare)? A livello di episodi li ho raccontati nella mia autobiografia “Brindando coi demoni”. Sono sempre andato per la mia strada fregandomene delle mode..forse non è una cosa trasgressiva ma, come alcuni dicono, è un atto di coraggio.

L’ultimo album dei Diaframma, Niente di serio, si inserisce nel solco di quel “cantautorato punk”di cui sei portavoce. Si sentono e diverse influenze che vanno dal punk alla psichedelica. Cosa è cambiato nel modi di fare musica da primi album ad adesso? C’è stato un cambiamento nel tuo modo di lavorare e di scrivere? Prima eravamo più “gruppo” poi, essendo rimasto solo io della formazione originale, ho teso a fare i pezzi da solo come un perfetto cantautore..è questa la differenza essenziale. Ma adesso ,con questa formazione con la quale mi trovo molto bene, mi è tornata la voglia di comporre come ai primi tempi,o forse in modo nuovo per me, facendo scaturire i pezzi anche da lunghe jam sessions.Forse adesso è anche meglio rispetto agli inizi. Mi sento più libero e poi le cose vanno meglio anche a livello materiale. Adesso vivo di musica, prima no. La voglia c’è sempre, non credo si possa fare questo mestiere senza motivazioni profonde.

Com’è nata la collaborazione con Gianluca De Rubertis? Sono un fan degli Studio Davoli e de Il Genio e l’ho sempre ammirato. A lui piace la musica che faccio io e così è stato naturale per me chiederglielo. Ho pensato soltanto a lui come tastierista del disco.

Parlando di quest’album non si può non notare la presenza di una cover “Tu parlavi una lingua meravigliosa” cantata da Lucio Dalla. Perché proprio questa canzone? e Lucio Dalla? E’ un disco che ho fatto molti anni fa..quella canzone mi è sempre piaciuta molto. E’ triste e malinconica ma di una malinconia, diciamo, di qualità “superiore”.

Chi sono i tuoi eredi in questo marasma di nuove proposte? C’è qualcuno che ti piace particolarmente delle nuove “leve”, a cui dovremmo fare attenzione? Credo di non avere eredi. Tra i nuovi in questo momento mi piacciono 2 gruppi : A classic education e Karibean. Entrambi cantano in inglese e non hanno molti punti di contatto con me tranne forse una ricerca di melodie non banali.

Hai pubblicato un opera dal titolo “Dov’eri tu nel ’77”. Te lo chiediamo anche noi, dov’eri nel 77? i diaframma se non sbaglio non erano ancora formati, cosa facevi tu in quegli anni? Andavo al liceo e quell’anno fui anche bocciato. Ero un avido ascoltatore di Punk e cominciavo a gettare i semi della mia rivolta personale. Non mi piaceva il futuro omologato a cui sembravo destinato e così un anno dopo fondai il gruppo.

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F.P.