Ekat Bork: l’esordio – l’intervista

Veramellious_coverEkat Bork è all’esordio con la sua opera prima “Veramellious”. Russa e sognatrice. Un viso particolarissimo. Una voce piena ed affascinante. Degli occhi profondissimi che raccontano, senza veli, la sua complessa esistenza nel mondo. L’abbandono della terra natìa (ai bordi della Siberia), l’errare vagabondo a San Pietroburgo, l’arrivo in Italia e l’incontro con l’elettronica. Una vita da romanzo. Incontriamo l’artista per un’intervista, due giorni dopo l’uscita del suo disco.

1) Chi è Ekat Bork? Chi sei? 

“Sono Ekaterina. Chi sei? (sorride) Sono una ragazza semplice ma complicata allo stesso momento. Sono una persona che immagina tante cose. Vivo una vita reale però anche una vita immaginaria. Questo perché se non immagino le cose la vita mi sembra banale e cerco di riportare la stessa idea nelle canzoni. Potrei raccontare nel modo più semplice ma a volte preferisco farlo attraverso l’immaginazione in un modo un po’ più complicato. Sono una persona timida e sensibile ma quando salgo sul palco non ho più paura di niente. Sono una sognatrice.”

2) Da cosa nasce il tuo disco? Quale esigenza sentivi quando lo hai scritto?

“So che è un disco particolare che potrebbe non piacere a tutti. Da quando ero piccola mi sento sempre diversa e anche per questo il mio album è così. Anche lui un po’ diverso. Mi rispecchia perfettamente. Avevo bisogno di esprimermi. Di raccontarmi. Di raccontare il bisogno di affetto, il bisogno di amore, la voglia di essere accettata. Il mio disco è un grido perché spesso non mi sono sentita accettata. E allora questo è un grido per dire: ti racconto veramente chi sono, accettami così come sono.”

3) Che rapporto hai con la musica, soprattutto in relazione ai forti cambiamenti che hai vissuto?

“Ho conosciuto la musica attraverso mia nonna e mia madre. Una musica popolare simile nell’ideale a quella che viene dal Sud Italia. Poi da piccola non avevamo tanti soldi per comprare i dischi e non c’erano né televisione, né radio. Ero in qualche modo chiusa, non avevo praticamente nessun punto di riferimento. Questo mi ha permesso di tenere la mente libera. Conoscevo solo la musica classica e la musica folkloristica russa. Invece quando sono arrivata qui ho scoperto tutto un altro mondo. Neanche immaginavo la musica elettronica. E quando l’ho scoperta ho pensato – ecco questa sono io. E avevo la testa libera da riempire con le infinite possibilità che questo genere offre.”

4) Questo è interessante. Specie in un momento storico dove siamo quasi aggrediti dagli input e dai riferimenti. La nostra testa è piena di schemi che spesso condizionano i nostri giudizi e le nostre riflessioni. 

“Le mie origini, la mia storia mi portano ad essere completamente nella mia mente, isolata da tutto il resto del mondo e magari anche questo mi dà la possibilità di creare una cosa veramente mia. Spesso non accetto le informazioni che arrivano dall’esterno, non mi faccio condizionare. La mia mente si sa chiudere e concentrarsi per creare qualcosa di veramente mio, che rappresenti senza maschere quello che sono. Ciò detto apprezzo molto il lavoro degli altri ma a volte non posso lasciarmi andare e permettere a tutto quello che c’è fuori di invadermi altrimenti perdo me stessa e quello che faccio non è più mio fino in fondo.”

5) Qual è la tua traccia preferita del disco “Veramellious”?

“Mi piacciono molto Wild Nature e The Girl With The Black Dog

6) A proposito perché il disco s’intitola così?

“Veramellious praticamente è un mio errore di pronuncia in italiano. Invece di dire meraviglioso dico sempre veramiglioso. E in fondo non è un errore grave. Perché è vero che la vita è veramigliosa.” (La amo)

7) Perché nei temi che tocchi è così forte il bisogno di creare l’irreale?

“Voglio parlare a chi mi ascolta. Raccontargli quello che sento. E credo che l’irreale mi affascina perché in realtà non mi piace questo mondo. Adoro la gente ma a volte è difficile far parte dell’umanità perché molto spesso dall’umanità non arrivano emozioni positive. In certi preferisco stare da sola che in mezzo alla gente. Vorrei poter credere in un mondo migliore dove tra la gente c’è più tolleranza, più cose belle. Cerco di guardare la mia vita nel modo migliore che posso perché non è sempre tutto rosa e fiori. Tante volte però vivo meglio nel mio mondo che in quello reale.”

Lascio Ekat Bork, i suoi occhi e la storia. Cammino per le strade pensando alle sue parole. A questo incontro sconfinato. Ascoltatela. Ha qualcosa di importante da dire. Per ascoltarla dal vivo l’occasione ci sarà al Legend Club di Milano il 14 giugno 2013. Non mancate!