Doremiflo: il trucco è non fermarsi mai! – intervista

doremiflo4

Ambigua è il nuovo ep della cantautrice “tutta fucsia” Doremiflo. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lei, tra colori, sentimenti, ispirazioni e sogni.

 

 

 

di Eleonora Montesanti

 

Ti ricordi qual è stato il momento in cui Floriana Barilari è diventata Doremiflo? Quando hai capito che la musica avrebbe avuto un ruolo così importante nella tua vita?

Me lo ricordo molto bene… andavo a scuola ed era periodo di Festival. Era il primo o secondo anno di liceo. Insieme a una compagna di classe, l’unica che suonava la chitarra come me, ho cominciato a scrivere le prime canzoni, una delle quali, con nuovi aggiornamenti, la canto ancora adesso. E’ nata da lì questa voglia inarrestabile di musica, che negli anni è andata peggiorando, non posso farne a meno, nella mia testa sono sempre da qualche parte assorta che canto… In realtà percepivo già che c’era qualcosa qualche anno prima, quando riscrivevo gli studi per chitarra classica come piacevano a me invece che come erano sui libri, infatti poi ho smesso di studiare, probabilmente non faceva per me restare nei binari.

“Ambigua”, il tuo nuovo ep, è un concentrato di elettro-pop frizzante, tra aggressività e dolcezza. Per definirlo, hai scelto anche un colore: il fucsia. Il disco è fucsia, il booklet è fucsia, il tuo immaginario ruota attorno a questo colore. Cosa rappresenta questa #sciafucsia?

Fucsia è il mio colore. E’ diventato un vero e proprio stile di vita, ha influenzato anche tutti quelli che mi seguono, pensa che quando vedono qualcosa di fucsia non mancano di postarlo su Facebook o di mandarmi una foto su whatsapp, tutto cio’ è molto divertente. Fucsia è un colore che odi o ami, così com’è lui, tanti significati uno l’opposto dell’altro: dolcezza/aggressività, decisione/ femminilità… La #sciafucsia è quella “cosa” che vorrei lasciare dove metto lo zampino, dopo un concerto quando tutti vanno a casa, è come una “missione”: alcune canzoni mi danno delle emozioni che ad ogni ascolto sono uguali e ben definite, lo stesso effetto vorrei che lo avessero le mie canzoni.

Il primo singolo estratto da “Ambigua” si intitola “L’Amore 3.0″, e narra dell’amore ai tempi della tecnologia, spesso vissuto con uno schermo in mezzo, che filtra i sentimenti e può rendere tutto ambiguo. Il web e i social network fanno male ai sentimenti umani e puri come l’amore?

Se sono davvero umani, puri e superiori… niente può fare male all’amore. “Amami e difendimi” ne è la prova, è l’esatto contrario dell’ambiguità, è la certezza di un abbraccio stretto, questo è. Mi piaceva però parlarne in un modo diverso, moderno e che attirasse l’attenzione!

Di contro, però, quanto è importante per un artista stare in equilibrio tra arte e tecnologia? 

E’ molto importante essere dentro ad entrambe le cose. Senza l’arte non c’è l’artista (sembra una banalità), ma è anche vero che oggi senza la tecnologia, il web e i social network l’artista non potrebbe farsi conoscere da un vastissimo pubblico. Bisogna solo evidenziare bene con lo stabiloboss fucsia (per non perdere il vizio) il confine fra realtà e virtualità, cercando di non confondere le due cose ed essere sempre se stessi.

“Spegni la sveglia, devo realizzare ancora i sogni miei”: questo è il ritornello di “La sveglia”, un brano a tratti dolce, ma molto deciso. Qual è il tuo sogno più grande?

Suonare, suonare, suonare… in mezzo alla gente, per strada, sui palchi, nei salotti. Non posso più farne a meno, quando sono via da casa e non ho la chitarra ci patisco, anche se non avrei il tempo di suonarla, saperla lì con me mi fa stare meglio, è un po’ come la copertina di Linus, ormai è un prolungamento della mia anima.

Quali sono state le ispirazioni musicali e culturali che ti hanno accompagnata durante la creazione di “Ambigua”?

Di tutto un po’, ho ascoltato ogni giorno un artista diverso, dall’indie rock all’acustico, dal rock al pop dance, dall’Italia all’America. Spotify mi tiene compagnia ogni giorno con le novità, ho sentito cose che voi umani… eheh, scherzo. Però ho preso spunto qui e là, ho ascoltato davvero tanta musica, forse è per questo che faccio fatica a ricordare titoli e nomi.

Quali sono, invece, i tre dischi più importanti della tua vita?

In ordine di importanza: 1. “Mediamente Isterica” Carmen Consoli 2008, divorato letteralmente, di ogni canzone conoscevo a memoria la parte di chitarra, basso e batteria. Mi ha dato in qualche modo il via per trovare una mia strada artistica. 2. “Post Orgasmic Chill” Skunk Anansie 1999, stessa cosa, la voce di Skin è un portento. 3. “Helectra Heart” Marina & the Diamonds 2012, mi ha ispirato molto per i miei nuovi lavori.

Ho letto sulla tua biografia che, prima di diventare una musicista, il tuo sogno era quello di essere una pittrice. Se fossi un’opera d’arte, quale saresti? E perché?

Sarei il “Melo in fiore” di Piet Mondrian, o una delle tante “Composizioni” di Kandinskij, entrambi pittori che ho amato e studiato approfonditamente durante gli studi artistici. Sono la chiara ricerca di un qualcosa che va al di là della forma con la quale noi vediamo la realtà. Lo stesso si può dire delle canzoni, una ricerca continua di note, colori, sensazioni ed emozioni messi in musica per cercare qualcosa che va oltre.

Cosa c’è nel tuo futuro di cantautrice / one woman band?

Qualche concerto unplugged improvvisato, situazioni che mi piacciono tantissimo perché profondamente vere e che avvicinano artista e pubblico, uno showcase con band, un altro singolo in radio, il fanclub, e poi sto già scrivendo canzoni nuove, il trucco è non fermarsi mai!