Denis Guerini: tra fantasmi e dissolvenze – l’intervista

Lo scorso febbraio è uscito il quarto disco di Denis Guerini, Dissolvenze, un album di puro cantautorato che, travestito da fantasma, gioca a nascondino con i ricordi. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui per saperne di più.

di Eleonora Montesanti

 

Denis, ti ricordi se c’è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica avrebbe avuto un ruolo così importante nella tua vita, tanto da diventarne la protagonista?
Ho iniziato a sedici anni, con l’intento di fare colpo sulle ragazze. Alla fine mi sono ritrovato ad abbracciare le bacchette e a tirare colpi sulla batteria.

E in un mondo parallelo in cui non sei un musicista, che cosa fai nella vita?
Svolgo un lavoro che mi permette anche di pensare ai testi o alle musiche da scrivere. Il 60% dei brani che ho scritto sono nati a bordo di un furgone…

Dissolvenze, il tuo nuovo disco, è un lavoro intimo e minimale, ma molto profondo ed evocativo. Qual è il fil rouge che unisce tutti i brani?
Dissolvenze è un concept album che tratta il tema del ricordo e del ricordare. È nato da una porta che ho chiuso e dietro di essa c’ erano dei ricordi che a volte tornavano a bussare.

Una delle cose più interessanti di questo disco è che tu, il cantastorie, sei una specie di fantasma che, in maniera molto lucida e trasparente, viaggia tra i ricordi. Qual è lo scopo di questo viaggio?
Quando ricordiamo ritorniamo nei luoghi o davanti alle persone che hanno fatto parte del nostro vissuto, proprio come fanno i fantasmi. Ecco perché la scelta del fantasma come protagonista.

Il mio pezzo preferito del disco è Occhi accesi. Ti va di raccontarci la sua storia?
Occhi accesi è l incontro del fantasma con i propri simili con i quali ha stretto un amicizia eterna.

Quali sono state le influenze (sociali / musicali / culturali) che ti hanno accompagnato durante la fase creativa nella nascita di questo disco?
Sono stato influenzato da quello che ho vissuto e da quello che l’ inconscio mi ha suggerito. Socialmente parlando mi ha ispirato un tema che purtroppo o per fortuna fa tendenza negli ultimi anni: la separazione.

Com’è essere un cantautore in una cittadina come Crema?
Crema è un cittadina che mi piace definire “noir”. Mi è stata molto d’ispirazione. I vicoli, i lampioni mi fanno pensare a degli strani tragitti che abbiamo dentro.

Se Dissolvenze avesse un colore, quale sarebbe? E perché?
Ecco appunto, “noir”…

Fino ad ora abbiamo parlato di passato. E se ti dico futuro, cosa mi rispondi?
Sono già al lavoro per il prossimo progetto che riprenderà un’altra mia passione:Il teatro.

Un saluto a tutti e grazie per le domande pertinenti.