Daniele Celona: la Sardegna è la sua Atlantide – l’intervista

daniele celona levanteE’ stato davvero interessante poter scambiare quattro chiacchiere con Daniele Celona, artista di tutto rispetto, che col suo ultimo lavoro “Amantide Atlantide”, si è confermato come una certezza nel panorama indie italiano. Il suo cantautorato raffinato, misto all’eleganza delle sue composizioni, ha fatto sì che l’album sia stato apprezzato da critica e pubblico e definito come una delle migliori pubblicazioni del 2015, e che sta portando proprio in questi giorni in giro per l’Italia. In questa chiacchierata si parla di musica, di luoghi perduti, amori finiti, del modo migliore per affrontare il passato. In chiusura c’è anche una dritta per voi!            

Intervista di Egle Taccia

Qual è stato il primo disco che hai comprato?

Il primo disco che ho comprato di testa mia, vergognosamente, credo che sia stato “The Joshua Tree” degli U2, questo mi farà sicuramente scomunicare, ma sì, è stato quello.

Cosa vuoi dirci con “Atlantide”?

Beh, “Atlantide” è uno dei due brani autobiografici del disco e quindi banalmente, ma non banalmente, è il racconto della fine di una storia. Poi è chiaro che certi sentimenti sono in qualche modo universalmente condivisibili, quindi è stato per me in qualche modo un sollievo dividere poi il peso di questo brano con Levante, che mi ha dato una mano come amica, oltre che da cantante e da musicista. Quindi abbiamo dato vita a questo duetto.

C’è un luogo nel mondo che rappresenta la tua Atlantide?

Sai, c’è un luogo e c’è anche una teoria un po’ bizzarra, che dice che la Sardegna è la vera Atlantide e che le Colonne d’Ercole all’epoca si trovassero nello Stretto di Messina e che il continente che venne allagato fosse proprio l’isola che mi fa da seconda casa. Quindi se devo pensare a un luogo in cui rifugiarmi, a un luogo perduto, quello è proprio la Sardegna.

Com’è nata la collaborazione e la tua amicizia con Levante, con cui hai suonato e collaborato già altre volte in passato?

È nata parecchi anni fa, quando io seguivo la direzione artistica di un locale e la chiamai a suonare dopo aver visto un suo video, “La scatola blu”. Niente, diventammo amici e in qualche modo la portai all’interno del mio gruppo di lavoro e di matti, che in quel periodo era legato al Reset Festival, ai Nadar Solo e quindi si iniziò a collaborare, facemmo delle jam assieme, poi quando si trattò di registrare il suo disco, lei ci presentò Alberto Bianco e si diventò una sorta di famiglia più allargata e da lì siamo andati avanti.

Nel video il personaggio sembra intrappolato nel passato, schiacciato dai ricordi. Tu sei un tipo che guarda avanti, oppure ami perderti nella nostalgia?

No, guardo assolutamente avanti, infatti il video è una libera interpretazione data in qualche modo dai due registi ed io stesso interpreto un personaggio che non mi è così proprio, nel senso che effettivamente è in qualche modo prigioniero del passato; oppure l’altra interpretazione che possiamo dare a questa sorta di messa in scena, di proiezione continua, vuole in qualche modo dare un ultimo saluto alla donna amata e alla storia che è stata. Io no, guardo sempre al futuro, ho un po’ una memoria da elefante per cui faccio fatica soprattutto a dimenticare i torti, però penso che sia necessario e giusto guardare sempre avanti, lo faccio anche con le canzoni, una volta scritte penso che siano lì assodate e si debba in qualche modo cercare di scrivere qualcosa di sempre più bello.

Un consiglio per i lettori! Qual è il modo migliore per scoprire nuova musica, secondo te?

Mah credo che si debba anche essere nel mood giusto per scoprire musica, non ingurgitare musica a forza per fare i tuttologi, quello credo sia sbagliato, come è sbagliato leggere a forza, come è sbagliato nutrire il corpo a forza. Per ognuna di queste esperienze è necessario aspettare il momento giusto, è giusto aspettare la fame, in un certo qual modo. Quando ci si innamora di un autore o di un musicista, poi si dà fondo a tutta la sua produzione, a tutta la sua discografia. È chiaro che in questi tempi 2.0 il web e il passaparola sul web offrono ampie possibilità di ascoltare, grazie alle playlist sui player social, che offrono la possibilità di scoprire nuovi talenti e di appassionarsi a musica che non si conosce, sia del presente che del passato.

Stai lavorando a nuovi progetti?

Sì, Sono sempre in ballo col romanzo che devo finire, che va sempre a rilento perché sono preso da tanti altri impegni, sto scrivendo materiale nuovo in vista del prossimo disco, ho in mente in realtà anche qualche tipo di operazione, che possa recuperare il mio primo disco che si chiama “Fiori e Demoni” e che è stato assolutamente autoprodotto, anche più del secondo e quindi non sono riuscito a promuoverlo fino in fondo. Mi piacerebbe realizzare ancora qualcosa che vada a ripescare dei classici da quel disco che possono essere “Luna” piuttosto che “Acqua”, poi ci sono le solite produzioni di band che mi chiedono una mano e quindi sto curando e cercando di dare consigli, per quanto possibile, a chi me li chiede.