COLOUR MOVES: rinascere dopo 28 anni – l’intervista

Colour MovesDOPO 28 ANNI di silenzio I COLOUR MOVES tornano con un nuovo album, il loro primo album, “A LOOSE END“!

La band ha presentato lo scorso sabato 07 marzo al 75 Beat di Milano, “A LOOSE END“, un disco che racconta la storia dei Colour Moves di cui fa parte Giorgio Ciccarelli, ormai separatosi dagli Afterhours. A Loose End è un lavoro diviso in due parti:

IL DISCO UNO (2014-2015) “Le canzoni di ieri, suonate oggi”, contiene brani composti tra il 1985 e il 1987, ma incisi solo nel 2014 sotto la direzione artistica di Paolo Mauri e Giorgio Ciccarelli.

IL DISCO DUE (1986-1987) “La fotografia di un’epoca” .Questo disco speculare, contiene invece brani composti e incisi tra il 1986 ed il 1987 : “ l’età dell’innocenza”

In vista di questo ritorno sulle scene, li abbiamo intervistati. Ecco cosa ha raccontato Sergio Saccingo Tanara, voce della band, alla nostra Egle Taccia:

Ci raccontate la vostra storia?

Saccingo: La nostra è una storia comune a tantissimi ragazzi. La stessa voglia di emulare i nostri eroi, di imparare a suonare, di mettere su una band. E di poter dire, in qualche modo, la nostra. Abbiamo cosi imbracciato i nostri strumenti nel 1984 e fatto tutta la gavetta, passando dalla cassettina demo alle apparizioni su compilation dell’epoca, girando con un vecchio furgoncino in lungo e in largo per far sentire la nostra musica fino ad approdare all’uscita del nostro 45 giri TREES/OVER FALLING SKIES nel 1986, un’impresa niente male per quei tempi. Nell’87 la nostra storia, come molte, si interrompe. Ognuno prende la sua strada. E’ solo nel 2013 che la nostra storia diventa decisamente fuori dal comune quando, incontrati quasi per caso, decidiamo non solo di riformare la band (con 4/5 dei membri originali) ma soprattutto di fare uscire quell’album che non aveva visto la luce nel 1987.

Il vostro album si muove su due diverse collocazioni temporali. Com’è nata l’idea di giocare col tempo?

Saccingo: Direi che è stato più il tempo a voler giocare con noi… In realtà il nostro è un percorso unico (tutte le canzoni del doppio album sono state composte nel biennio 1986-87); abbiamo “solo” registrato nel 2014 sette brani inediti (il disco uno) utilizzando tra l’altro gli strumenti e gli effetti che avevamo usato per il singolo del 1986. Quel “solo” però racchiude un buco di 28 anni. Un vuoto che sembra un battito di ciglia. Siamo diversi, ma dal disco, a mio parere – a parte una produzione più incisiva – quel vuoto non si avverte. Questo disco è uno specchio che rimanda la nostra immagine e la nostra musica su due piani differenti ma che, invece di andare in direzioni parallele od opposte, si incrociano, si rincorrono e si fondono in un’unica esperienza. Non solo musicale.

Chi sono gli artisti che hanno cambiato il vostro modo di intendere la musica?

Saccingo: Non ho dubbi: EDDA. Avevamo appena finito di incidere il disco e l’ho visto suonare a Milano. Quella sera la mia percezione della musica è cambiata. Edda è più nudo adesso di quando cantava a torso nudo coi RITMO. In qualche modo ha cambiato il mio modo di espormi e la percezione dell’approccio tra palco e pubblico.

Il suo ultimo disco poi, è quasi sconvolgente.

 

 

Raccontateci qualche curiosità sulla registrazione del disco, sulla produzione e su tutto il lavoro svolto dietro le quinte.

Saccingo: E’ stato molto divertente; sembrava di stare nel Paese dei Balocchi! Era da 28 anni che non entravamo in uno studio di registrazione – a parte Giorgio, ovviamente – e guardavamo come bambini tutte le diavolerie digitali; volevano schiacciare tutti i pulsanti e continuavamo a fare 1000 domande! Stefano Mariani – L’ingegnere del suono che ci ha seguito in questa avventura – è stato bravissimo a cogliere tutta la nostra energia ed ingenuità di ex ragazzi e dargli un suono attuale e potente, tenendo conto che abbiamo usato gli stessi strumenti ed effetti con i quali avevamo inciso il singolo nel 1986. Abbiamo fatto pochissimi “take” per preservare un approccio “postpunk” (se non punk!). Ci è spiaciuto molto alla fine lasciare lo studio. Eravamo completamente a nostro agio.

 

 

Vinile o digitale?

Saccingo: Nessun dubbio pure qui. VINILE TUTTA LA VITA! Non solo è un bell’oggetto da tenere fra le mani ed emoziona quando lo si appoggia sul piatto e si ascolta il cadere della puntina. E non solo si leggono tutte le informazioni e suona bene, caldo. Ma scegliere il vinile implica una scelta attiva nell’ascolto. Gli ipod e iphone ci rendono ascoltatori passivi, ci danno consigli, ci danno scelte casuali e vanno benissimo come sottofondo. Ma a me piace guardare tra i mie dischi, SCEGLIERE che disco ascoltare e non solo; mi tocca poi scegliere anche che facciata. E dopo 20 minuti devo scegliere se girare il disco o ascoltarne un altro. E’ una fatica, ovviamente, in tempi nei quali la fatica ha un’accezione negativa, ma come molte fatiche dà anche molte soddisfazioni.

 

 

Perché gli artisti italiani faticano a sfondare all’estero?

Saccingo: Forse perché il cantare in italiano penalizza in qualche maniera? O è il modo con cui le bands italiane si pongono? Rispondo con delle domande perché non ho risposte certe (magari dopo il nostro concerto a Berlino del 27 maggio avrò le idee un po’ più chiare…)

 

 

In che progetti sarete impegnati nei prossimi mesi?
Saccingo: Suonare, portare in giro la nostra “questione in sospeso”. Far sentire come questi 28 anni -non dico che ci abbiano migliorato come il buon vino messo a riposare – ci hanno in qualche modo rafforzato. il nostro set contiene tutta l’energia dei nostri 20 anni e tutta la consapevolezza dei 50. Ci stuzzica e ci incuriosisce inoltre parecchio comporre nuovo materiale. Ma questa, al momento, è un’altra storia (con la speranza che non ci faccia aspettare altri 28 anni…)