“Carrozzeria Lacan”: intervista ad Andrea Labanca

images (3)Domenica sera, hanno aperto al rock d’autore i battenti della Carrozzeria “da Enzo” in via Vigevano, e i reciproci strumenti del mestiere si sono messi ad aggiustare insieme pezzi d’anima e telai. Uscito il 16 maggio, il nuovo progetto “Carrozzeria Lacan” di Andrea Labanca è stato presentato proprio alla Carrozzeria “da Enzo”, e se persino lui ha permesso che la musica violasse il sacro luogo dello sfasciacarrozze , evidentemente tra le due faccende c’è una certa sintonia. Lo abbiamo chiesto al diretto interessato.
Com’è questa storia della carrozzeria?
L’idea è nata da un confronto tra me e i “Distratti”, associazione milanese che organizza molti eventi interessanti in città, volevamo un posto che concretamente rimandasse a certe ispirazioni letterarie contenute nel disco, soprattutto di radice americana, alla Linsley, e legate ad immagini catastrofiche tipiche dei non-luoghi (come le carrozzerie), ma utilizzati in funzione creativa proprio perché posti neutri e quindi di scoperta (o di ri-scoperta).
Volevate una carrozzeria per aggiustare l’anima?
La carrozzeria rimanda alla meccanica, che per come la intendo io nel progetto è una sorta di processo curativo che prevede passaggi il cui inizio è lo stare con se stessi, e investirci il tempo e lavorarci, anche per capire dove si vuole andare, cosa si vuole scegliere. Meccanica delle emozioni, insomma.
Effettivamente, quando sono soli molti di noi usano il tempo per andare su facebook! In assenza di contatto ci sentiamo quasi persi…
Sì infatti, e non è certo un contatto autentico, proprio perché non è preceduto dalla riflessione, e senza riflettere come si può riuscire a sapere se si sta bene o si sta male? Il primo pezzo dell’album “Perderesti tutto” ha a che fare proprio con questo. Di primo acchitto descrive la condizione di un uomo viscido e fallito, ma il sentimento predominante è la pietà, non il disprezzo, proprio perché il protagonista non è in grado di capire quello che desidera davvero, non sa nemmeno con chi vuole fare l’amore, non ha scelto, si è solo ritrovato in un vortice da cui non può uscire perché non ha chiari i meccanismi che lo potrebbero salvare.
Quindi il senso è la riscoperta della solitudine, quella buona e necessaria, come l’immagine di un carrozziere che avvita bulloni costruendo qualcosa di riconoscibile. E Lacan?
Lacan è il grande equivoco, è lo psicanalista (frainteso) usato da una certa parte della sinistra per allontanare la gente; è l’èlite spocchiosa e scostante, è il fanatismo, in un certo senso, il disprezzo per il diverso, laddove il diverso è l’ignorante, per esempio. Ed è una modalità di gestione che usa il Potere.
Carrozzeria (assenza di) e Lacan: sembrano due estremi, e due facce della stessa medaglia: mettere troppo “sé”, o non mettercelo per niente…
Sì nell’album c’è anche questa idea di due dimensioni estreme, mentre credo che piuttosto ci sia un gran bisogno di tornare ad un’idea di comunità, di vicinanza vera tra uomini, di “simpatia”, e di amore senza paura. Mi viene in mente Don Gallo, che diceva “io quando apro le braccia vedo i muri cadere”.
Parliamo di com’è nato, “Carrozzeria Lacan”.
Il disco è nato in un arco temporale piuttosto lungo, dal punto di vista della scrittura ho voluto avere un confronto, una volta nati i miei pezzi, con Guido Baldoni, e poi il lavoro sulle partiture lo abbiamo fatto con la Fisheye Band, e l’intento è stato costruire un disco rock’n’roll. Poi è intervenuto Gianluca De Rubertis come produttore artistico, una sorta di filtro nel magma d’idee nell’aria, un lavoro anche corale che mi è piaciuto molto fare.
…e che ha portato a sonorità che da intime che erano, nel disco precedente “I pesci ci osservano”, si sono avvicinate al punk, mi pare.
Sì, del resto io non sento di provenire dal cantautorato, né mi sento legato necessariamente a quella forma espressiva, in un certo senso preferisco l’attitudine allo “sfregio”, e spero che il disco dia riflessione ma anche trasmetta energia.

E tra macchine sfasciate e luci fioche, l’abbiamo sentita, noi alla Carrozzeria da Enzo, quell’energia. Presto la recensione dell’album!