Bugo: “sono qui in guerra e aspetto gli altri per risolvere la situazione” – l’intervista

Bugo Milano 2015 (20 di 21)Una volta lo chiamavano il fantautore, per il suo modo eccentrico di raccontare le cose. Bugo però è cambiato, affronta nuove riflessioni in questo ep da poco uscito, Arrivano i nostri, in cui si passa dalla crudezza di certe brutte e violente realtà quotidiane, alla voglia di unirsi per cambiare le cose, all’amore visto sia nel lato più romantico, che in quello più birichino. Abbiamo fatto un bel viaggio tra le tracce dell’album!

“Arrivano i nostri” è la prima parte del tuo nuovo progetto discografico, come mai la scelta di anticiparne l’uscita con un ep?

Semplicemente perché non volevo fare uscire un disco intero, la scelta è dovuta al fatto che volevo spalmare le mie uscite discografiche, prima con un singolo, poi con un altro singolo e poi con un ep. Semplicemente per dare più attenzione alle canzoni. Quando hai cinque canzoni, in due settimane le hai imparate tutte a memoria, perché hai solo quelle. L’ho fatto per mettere a fuoco le canzoni.

Il disco è stato presentato come un percorso, un viaggio a sei tracce in progressione­­…

Sostanzialmente il giornalista che ha ascoltato il mio album per presentarlo alla stampa, ha immaginato che le mie canzoni, messe una in fila all’altra rappresentino una sorta di evoluzione. La scaletta che ho fatto, è stata fatta in modo che partisse con un pezzo di un certo tipo e finisse proprio con quel pezzo live.

In “Tempi acidi” affronti con sarcasmo i mali del nostro tempo. C’è un evento specifico che ha ispirato il brano?

Non è un evento, sono più delle riflessioni che si fanno sull’umanità; per me l’uomo è fatto da diverse cose, a volte parlo di amore, ma altre volte l’uomo è anche pazzo. Quindi a volte racconto le cose più dolci di una persona o del mondo e altre invece la follia o l’assurdità che è insita in certe azioni che l’uomo compie. Quando dico tempi acidi, tempi umani, non mi riferisco solo ai tempi di adesso, a  questi giorni, a questi anni, sono tempi umani, l’uomo in sé ha degli elementi strani di assurdità e quindi racconto anche questa cosa.Bugo Milano 2015 (15 di 21)

“Arrivano i nostri” sembra volerci dire che per sconfiggere questi tempi acidi bisogna unirsi e combattere insieme…

Ha senso questa cosa, per me gli altri sono importanti. Sono una persona di carattere e nella mia vita privata sono spesso solo, per necessità e per come sono fatto io, ma sono anche un tipo alla mano, mi interessano molto le altre persone, sono un tipo molto collaborativo. Quindi a parte me stesso, credo che chiunque per sentirsi uomo tra gli uomini abbia bisogno degli altri.  “Arrivano i nostri” nello specifico ha anche un carattere più combattivo. Io ho le mie idee, ma insieme vogliamo combattere le cose che non ci vanno. Quindi “Arrivano i nostri”, che è un modo di dire legato a situazioni pericolose, come quelle dei film western quando arrivava la cavalleria per salvarti. Mi interessava dire questo, che io sono qui in guerra e aspetto gli altri che arrivano ed insieme a me risolviamo una situazione.

Poi l’album comincia a parlare d’amore. Che ruolo ha nella tua vita?

Nella mia vita o nelle mie canzoni? (ride, n.d.r.)

Scegli tu!

Nella mia vita ho sempre parlato d’amore, anche nei primi dischi. Anche il mio primo disco aveva canzoni d’amore e sempre i miei dischi ne parlano. L’amore è una delle cose più belle che mi capitano, credo anche agli altri. Come poterne fare a meno? È impossibile. Nello specifico c’è una canzone un po’ più dolce che è “Nei Tuoi Sogni” e poi c’è l’altra che è “Sei la donna” che è un po’ più birichina se vuoi, perché parlo di questa donna solamente dal punto di vista estetico, perché la guardo e le dico: sei la donna più bella che c’è, quindi stammi un po’ lontana perché voglio guardarti come sei! Mi piace raccontare anche diversi aspetti delle cose.

“Sei la donna più bella che c’è, stai lontana da me”. Hai paura dei legami?

Io? Io son sposato figurati. No, no, i legami sono fondamentali per me, a parte che son sposato, ma i legami con la gente sono tutto per me. Nello specifico quella canzone, non riguarda per forza me, è un’immagine che mi è venuta, un’immagine un po’ cinematografica di questo tipo, cioè di una donna, non ha importanza se sia la sua donna o la sua amante, che si sta cambiando, e l’immagine è sei bella, sei talmente bella, ma se mi stai attaccata al naso come faccio a vederti? Quindi c’è questo lato un po’ da gradasso, che le dice stai lì perché ti voglio vedere nella tua interezza, perché sei magnifica. Quindi quella canzone lì nello specifico è così, poi “Nei tuoi sogni” parla di una cosa molto più dolce, che è quella del stiamo lontani ma attraverso i sogni possiamo stare vicini. Ogni canzone ha le sue emozioni che vuole raccontare.

Che periodo sta vivendo la scena live italiana?

Il live, a parte i numeri che non ti so dire, perché non è il mio lavoro quello di organizzare concerti, secondo me soffre come molti settori, però rispetto alla discografia sta meglio; alla gente piace sempre andare ai concerti, in fondo vai a vedere un concerto, vai a vedere un artista, impari anche a conoscerlo dal vivo. Se mi chiedessero scegli tra fare dischi e fare concerti, io sceglierei di fare i concerti, esagerando in un’ipotesi assurda, perché è la parte più viva, vera ed emotiva della musica. Secondo me viviamo un bel momento, certo se pensiamo a ciò che è successo a Parigi è un’altra roba. Quell’evento per forza in questi giorni sta emotivamente sconvolgendo tutti, ma secondo me in Italia non possiamo lamentarci.