Blastema: Tutto finirà bene – l’intervista

Sta per essere blastema 2013pubblicato il nuovo album dei Blastema, Tutto finirà bene, in uscita ad Ottobre e prodotto da Ostile Records, di cui stiamo da qualche giorno ascoltando il secondo singolo estratto, dal titolo Orso Bianco.

I Blastema ne hanno viste davvero di tutti i colori per poterci regalare questi nuovi brani, ma alla fine ce l’hanno fatta e si apprestano ad invadere le nostre cuffie con i loro inconfondibili suoni, intensi e carichi di energia. Li ho incontrati per curiosare un po’ su questo nuovo progetto.

Intervista di Egle Taccia

Ritornate sulle scene dopo una lunga pausa discografica, considerati i  tempi serratissimi del mercato indipendente. Quanto sono importanti, ai fini della riuscita di un progetto, le pause nella musica?

Le pause sono molto importanti per una corretta gestione sintattica dell’esistenza: danno modo di riflettere, hanno il compito di curare e rigenerare, e liminano il superfluo, raccolgono e concentrano le forze espressive in attesa di esternarle.

Ovviamente contestualizzandoci nel territorio brumoso della musica indipendente italiana è plausibile pure pensare che un periodo di pausa troppo prolungato sia deleterio per l’immagine, il posizionamento del gruppo, la sua visibilità etc. etc.

Tout court: a noi di questo non frega nulla. Un disco esce quando è finito. Pazienza se occorrono due anni o tre; la cosa importante è che il disco sia riflesso ed espressione della volontà che lo ha forgiato, il resto è “il mercato discografico” – che già a scriverlo fa venire il vomito, figurarsi assecondarlo – e, ancora peggio, l’urgenza del musicista di monetizzare per poter pagare mutuo e bollette.

“Tutto finirà bene” è un bel messaggio da comunicare, visto il periodo di crisi generale. Come mai avete deciso di dare questo titolo al nuovo  album? È un disco ottimista?

Come per i nostri precedenti lavori, anche in questo caso il titolo è stato ricavato da uno dei brani contenuti nell’album, per la precisione il primo scritto tra i brani per questo disco (anzi il secondo, il primo è finito nel cestino). La folgorazione è stata immediata, il testo era tanto di quello che stavamo vivendo, e ci siamo resi conto canzone dopo canzone, che questo terzo disco si stava rivelando una specie di terapia che scandiva le nostre vite, chiedendoci forse più di quello che al momento potevamo offrire. Non staremo a raccontare quante e quali difficoltà sono intercorse nella lavorazione di questo disco, ma quel tutto finirà bene era ed è ormai diventata l’epigrafe della nostra intera avventura.blastema 2013

E’ un disco ottimista? Quanto il pensiero che un giorno tutto questo sarà solo un lontano ricordo…

Ho letto che per voi è una sorta di esorcismo sonoro. Cosa volete esorcizzare con questi nuovi brani?

 La paura di non farcela, l’idea che il nostro modo di lavorare sia inadeguato alla modernità; l’idea che la musica indipendente debba essere cantata suonata e arrangiata di merda altrimenti non si sa che cazzo è; la convinzione che l’espressione, prima ancora di palesarsi, debba essere indirizzata ad un qualche presunto pubblico; il fatto che si debba fare un genere entro il quale comprimersi e morire, piuttosto che un sacco di cose belle e diverse.

Basta?

Durante le registrazioni ve ne sono capitate davvero di tutti i colori. Ci raccontate qualche aneddoto al riguardo?

Che dire…dopo qualche mese di lavorazione abbiamo chiuso con la nostra discografica. Dopo poco il nostro batterista Jack Gambi ha lasciato il gruppo, dopo quasi 15 anni insieme.

Nel momento in cui le cose si stavano riassestando il nostro studio di Forlì si è allagato e abbiamo dovuto trasferire la postazione a Reggio Emilia.

Secondo noi questo sarebbe stato abbastanza per far desistere dal proposito molti altri, ma non noi. Infatti tutto sta finendo bene.

“Orso Bianco” è il secondo singolo che anticipa l’uscita dell’album. Cosa ha ispirato il brano e come mai avete scelto di raccontare il peggio dell’Italia nel video?

Orso Bianco è ispirato ad un episodio della serie inglese Black Mirror, serie ambientata in un ipotetico futuro prossimo i cui episodi, tra loro scollegati, si focalizzano sulla complessità del ruolo della tecnologia nei rapporti sociali e interpersonali.

Tutti noi siamo estimatori della serie, e visto che l’episodio a suo modo declinava un ragionamento che da un po’ stava a cuore anche a noi e che stavamo cercando di far uscire attraverso la musica, ci è sembrato divertente unire le due cose.

Qui non è questione di meglio o peggio, è solamente una presa di coscienza. Che poi tutto questo non ci vada giù è un amaro paradosso.

blastema_salumeria_della_musica_emiliano_boga_1063 (1)Televisione, web, facebook. Che direzione stanno prendendo i media oggi? Siamo tutti vittime di un monitor?

Non siamo esperti di media, per cui la domanda, seppur corretta, è rivolta agli interlocutori sbagliati.

Il vittimismo è insopportabile al pari dell’esaltazione. Siamo vittime? No di certo, al limite colpevoli. Perpetriamo un modello comportamentale che, in via teoretica, condanniamo non appena possibile; possediamo cellulari, tablet, profili facebook, blog…siti, ma siamo i primi a sanzionare con disgusto questo modello comportamentale, come se solo noi avessimo il giusto e ponderato metodo di utilizzazione della tecnologia. Facciamo pena.

Oltre al disco, avrete sicuramente pensato ad un tour. Dove potremo ascoltarvi e che novità avete in mente?

Al tour stiamo pensando proprio ora.  Il nostro obiettivo è creare uno spettacolo che lasci in apnea per un’ora e mezzo, senza bisogno di artifici o retoriche. Direi che oramai di materiale ne abbiamo parecchio! Sono previste una decina di date promozionali tra novembre e dicembre e dovrebbero aggiungersene altre.

Certo sarebbe bello portare la nostra musica anche in quei posti che fino ad ora abbiamo frequentato meno. L’entusiasmo c’è, vedremo se riusciremo.