Appino: Grande Raccordo Animale – l’intervista

zencircus_headerQuando ho ascoltato il nuovo album di Appino, Grande Raccordo Animale, sono rimasta un po’ stranita da come sia riuscito a portare i suoi testi, sempre unici, su territori mai esplorati prima. Rockstar ha anticipato l’uscita del disco, una ballata che non lascia presagire minimamente quello che vi si celi all’interno. Potevo farmi scappare l’occasione di intervistarlo e chiedergli cosa abbia ispirato queste importanti sperimentazioni e cosa si celi realmente dietro la storia di Rockstar?

Di Egle Taccia

Eccovi la mia chiacchierata con Appino!

In questo album esplori nuovi generi, quali luoghi hanno ispirato questo cambiamento?

Guarda, l’anno scorso ho avuto la fortuna di viaggiare, non solo per lavoro come accade nella normalità, ma per piacere. Ho fatto un po’ di giri, sapevo che volevo scrivere un secondo disco e che lo volevo completamente diverso da Il Testamento, ma non sapevo che lo avrei scritto in viaggio. In viaggio c’ero andato per piacere e basta. Poi da lì invece è nato, in viaggio ho sentito la necessità di scrivere delle canzoni diverse ed ho cominciato a lavorare lì. Non mi ha ispirato un posto o l’altro, c’è un po’ di Africa sul disco, perché ascoltavo tanta musica africana negli ultimi anni. Non c’è un luogo preciso, è stato scritto tra l’Africa e soprattutto New York. È dedicato al viaggio, è scritto in viaggio, ma non è che una canzone parli particolarmente di un posto o di un altro.

Hai anticipato l’uscita del disco con un brano fortemente diverso (tra l’altro bellissimo), che non lasciava minimamente intuire il contenuto del disco. Hai voluto sorprendere tutti?

Lo so, è stato fatto proprio apposta, perché è uscita Rockstar, che è l’unica ballata del disco e poi sono uscite altre robe, che proprio non c’entrano niente col disco in cui c’è il rock e tante altre cose. Avevo voglia di rompere le scatole quest’anno, perché credo che sia importante destabilizzare un po’ il pubblico e le persone che ti seguono. Io sono fierissimo di averne ed è anche bello destabilizzarli ogni tanto e fagli provare la sensazione che gli manchi la terra sotto i piedi.

Ci hai destabilizzati benissimo!

Perché Grande Raccordo Animale?

E’ una cosa che mi è venuta in mente sul grande raccordo anulare. Perché ero tornato da un po’ di viaggi, una testa piena di pensieri, mi sono immaginato questa infrastruttura invisibile che univa tutti i posti in cui ero stato fino a lì. Mi sono immaginato un enorme grande raccordo, che non si occupava tanto delle macchine, ma delle anime e degli animali, però animali inteso come coloro che possiedono un’anima. È stata un’idea che mi è piaciuta ed è diventata il titolo del disco.

Rockstar mi ha colpita per il modo sommesso in cui racconta i rimpianti di un musicista. Alla fine, quella birra che non riesce a pagare fa pensare che spesso la musica non regala un brillante futuro. C’è una velata ironia in questo senso?

Ironia ce n’è ovviamente in quel brano lì. La realtà dei fatti è che non parla dei musicisti, perché è un’allegoria finale, lui c’aveva una band, ma in realtà è il ragazzo che parlava all’inizio della canzone, che si comporta come fosse stato una rockstar, perché la gioventù è un po’ come il successo, che prima o poi se ne va. In realtà non parla dei musicisti, anche questa è una fregatura, anche questa della canzone intendo. Poi ognuno la legge come vuole. Però non c’è quell’ironia lì, è che con gli Zen ci siamo sempre divertiti ad immaginarci noi vecchi al bar a dirci : “Io “aueuo” anche un gruppo famoso…”…quindi l’ho buttata lì.

Chi ha collaborato con te alla produzione artistica dell’album?

Paolo Baldini e basta, siamo stati io e lui. Paolo è quello che ha fatto Tre Allegri Ragazzi Morti, Mellow Mood, Africa Unite e tante, tante altre cose.

Racconti tante storie, associando suoni spesso differenti, qual è il filo conduttore di questo album?

È questo il bello, che per una volta dopo album tutti legati da un filo conduttore, non c’è un filo conduttore se non il viaggio. Quindi si uno c’è, il viaggio, ma solo quello. Le canzoni viaggiano da sole, parlano di cose da sole, non hanno alcun tipo di legame intrinseco, non è come Il Testamento, non c’è un concept alla base.

Sei già partito con le presentazioni in Feltrinelli, cosa dobbiamo aspettarci dal tour?

Il tour sarà molto bello, perché la band è una band fighissima e soprattutto perché i due dischi Il Testamento e Grande Raccordo Animale si mescolano e finalmente il progetto è diventato vario. Prima ovviamente avevo solo un disco e facevo tutto il disco, mentre adesso, mescolando i due dischi, si crea veramente un live interessante. Per me è divertentissimo, quindi non vedo l’ora di farlo. Le Feltrinelli stanno andando benissimo, adesso stiamo in viaggio per Bologna…