Antonio Di Martino: “Mi piace l’idea di scoprire il viaggio” – l’intervista

dimartinoLo speciale Indiegeno Fest continua con la chiacchierata insieme ad Antonio Di Martino, leader dei Dimartino, il cantautore dentro una band, come mi piace definirlo.

I Dimartino hanno fatto un live stupendo all’Indiegeno, il nipotino che chiama Di Martino dal pubblico sarà per sempre uno dei ricordi indelebili della serata.

Siete curiosi di scoprire cosa ci siamo detti?

Intervista Di Egle Taccia

Cosa si prova a cantare a casa?

Sembra banale, ma cantare a casa, in questo posto, è amplificato all’ennesima potenza, perché questo posto, forse per la magia della storia millenaria che ha, ha un’energia assurda, lo avverti proprio.  Sali sul palco e vieni travolto da questa botta di energia. La gente è già presa bene, perché il posto è bello e quindi già è felice. È bello, è una sensazione che non provi in nessun’altra parte del mondo.

La promozione per l’uscita del vostro album ci ha invitati a viaggiare e a cercare dei paesi nuovi dove ascoltare il disco, ma il tuo viaggio ideale qual è?

Il viaggio ideale ancora lo devo capire qual è, è quello che devi scoprire, penso che se avessi un viaggio ideale lo farei e sarebbe tutto finito, invece mi piace l’idea di scoprire il viaggio quando lo faccio. Anche il viaggio in un paese nella provincia di Avellino per me potrebbe essere un viaggio ideale, se in quel viaggio accadono delle cose. Il viaggio è quello che ti capita, più che la meta che stai raggiungendo, no? Per cui non ce l’ho un viaggio ideale.

Questo disco l’hai scritto in Sicilia oppure lontano da qui? Cosa ti ha ispirato questo amore per il paese, per la terra d’origine?

L’ho scritto in Sicilia, però l’ho pensato fuori dalla Sicilia. Ero in Messico ed ho pensato a scrivere qualcosa sulla mia terra. Che poi non tutti i pezzi parlano della Sicilia, ma parlano del paese che potrebbe trovarsi in Sicilia o anche nella provincia di Milano, in realtà. Io sono di un paese, ho vissuto in un paese fino a tre anni fa e ci torno spesso. Mi appassiona la vita di paese, mi appassionano i paesi perché riesco a capirli, riesco a vederli e a capirne i confini, come si sono evoluti. È una passione che mi è nata in maniera molto spontanea, forse vivendo in un paese, frequentandoli molto, andandoci spesso a suonare… è una cosa che vorrei approfondire anche in maniera più seria, non solo con un disco.

Cosa chi è nato e cresciuto in città non può capire delle dinamiche di un paese?

Beh, tantissime cose. Nascere in un paese vuol dire che quando sei piccolo non hai orari. Io per esempio non avevo tante restrizioni di orari, perché mia madre conosceva le strade dove mi trovavo, per cui era tranquilla che nel paese c’era chi mi poteva riconoscere, sapeva di chi ero figlio e in caso poteva riaccompagnarmi a casa. Ci sono delle dinamiche che ovviamente non sono comuni ad un cittadino, non è una cosa discriminatoria, è proprio un fatto di senso di appartenenza ad una piccola comunità che resiste alla modernità e a tutto quello che la città vorrebbe offrire. La città è stata da sempre l’obiettivo di tante persone come status symbol del cittadino che vive in città, che fa le cose dei cittadini; in realtà poi scopriamo che ultimamente la città ha perso tutto e secondo me si ritornerà a vivere nei paesi, prima o poi.

Cosa dobbiamo aspettarci da voi in autunno/inverno?

In autunno ci fermiamo, stiamo fermi per un po’ e poi a gennaio ripartiremo a suonare.