The Stone Roses 17/7/12 @ Milano: s t r o n g r o s e s

E venne il giorno, The Stone Roses in Italia, Stone Roses dopo 18 anni di assenza, Stone Roses dopo le tre date storiche di Manchester dello scorso giugno (concerto con più richieste di biglietti della storia inglese); loro, gli Stone Roses, che si riprendono la scena musicale che hanno inventato 25 anni fa nella città che ha generato l’indie rock! C’erano davvero tutti all’Ippodromo del Galoppo per l’unica data italiana della band, dai ragazzini strafatti di MDMA, a chi invece con la seconda, Summer of Love che cambiò l’inghiliterra, ha rivissuto parti di storia della propria vita passata; c’era chi, come noi,  ha sempre sognato una loro reunion e chi invece era curioso di conoscere dal vivo una band di cui si è parlato tanto accostandovi nomi quali Oasis e co. definiti da sempre, loro eredi! Il sogno inizia, come al solito, con I Wanna Be Adored, la voce di Ian Brown non è più quella degli anni ‘80, ma la carica emotiva della band è rimasta intatta, la stessa di 25 anni fa; la scaletta propone i grandi classici del gruppo (degna di nota la lunga parte strumentale, con Shot You Down e Fools Gold, in cui mani e reni ci hanno fatto rivivere la Summer of Love dell’ 89 in cui anche l’uomo bianco iniziò a ballare). Il concerto scorre via di un fiato, un’ora e mezza tiratissima, senza mai una sosta, l’ultima parte è uno spettecolo, Made of Stone, This Is the One e She Bangs the Drums in sequenza, e senza interruzioni, tutti questi pezzi, loro, l’atmosfera surreale di ciò che hai sempre immaginato e hai finalmente di fronte, ci lasciano senza voce e senza forza nelle  gambe. Purtroppo dobbiamo svegliarci, veniamo portati alla realtà dalle note di I am the Resurrection, classico pezzo di chiusura dei concerti degli Stone Roses, il sogno finisce, o forse è stato solo il primo di nuovi incontri mistici con Ian e Co. La serata più emozionante delle nostre vite finisce con l’inno della scena Madchester: era il 1989, il thatcherismo era al crepuscolo della sua esistenza, una subcultura formata da un esercito di giovani in Adidas Samba era pronta a prendere il sopravvento, si gettavano le basi per il britpop e la cool britannia; Squire, Brown, ci stavano solo indicando la via, questa è storia della musica rock! Una piccola nota su John Squire è doverosa: ho sentito un tale dire una volta: “ho visto Dio, aveva il mio volto!”. Noi ieri abbiamo ammirato il Dio delle 6 corde, l’inventore dello shoegaze (per tutto il tempo non ha guardato altro che le sue scarpe), nessun gesto, per lui parlava la musica; Squire ha le sembianze di uno che se tira un dado fa 6 almeno per trenta volte di fila, ci abbiamo provato tutta la sera, senza riuscirci…

F.G.

Eccovi alcune delle foto della serata:

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