I Blur e l’Uomo Latte: storia del super eroe

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foto Alice Bertazzoli ‏@labertaz & @La_Sabbry

 

testo raccolto da Raffaella Oliva

Per tutti ormai è l’uomo-latte dei Blur. Domenica sera, durante lo show milanese di Damon Albarn e soci, ispirato da un famoso videoclip della band inglese uscito nel 1999, è salito sul palco travestito da cartone del latte. Ma chi è quello che il giorno dopo si è presentato al popolo del web come Il Fede?

“Mi chiamo Federico La Torre, abito a Milano e ho 28 anni. Sto scrivendo la tesi per finire la magistrale di sociologia alla Bicocca. Ho un lavoro part-time come receptionist in una clinica. Suono il basso dal liceo, ma dopo qualche anno di iperattività ho smesso. Ora faccio qualche dj-set quando capita, Pluto Plutarski è l’ultimo pseudonimo. E sto riprendendo a suonare il basso, lavorando a un progetto post-metal con un paio di amici parecchio fulminati”.

Che cosa rappresentano per te i Blur?

“Sono tra i gruppi che ascoltavo al liceo, tra un disco dei Nofx e uno dei Prodigy, tra gli Skunk Anansie e i Sepultura”.

Quando ti è venuta l’idea di realizzare un cartone da latte per il concerto dei Blur?

“Quel costume l’avevo preparato per lo scorso Carnevale. Avevo modificato leggermente le proporzioni del modellino che si trova su Internet, scovato i cartoni giusti e ricoperto tutto con un plotter bianco. Infine con degli stencil, un pennarellone e una bomboletta blu ho rifinito il tutto. Il giorno prima del concerto ho accennato che avevo una mezza intenzione di rispolverarlo ad alcuni amici, che hanno insistito perché mi presentassi in maschera”.

Blur concerto MilanoCom’è andata?

“Appena è partita “Coffee and TV” tutti quelli che avevo intorno si sono girati verso di me urlando come matti. Da quel momento non ci ho capito più nulla. Sono stato tappato nel cartone – la parte superiore si solleva e richiude a mo’ di cappuccio – e spinto verso il palco. Lì dentro la visuale è approssimativa… A un tratto un ragazzo mi ha issato sulle sue spalle e ha fatto da ariete portandomi fino alla transenna sotto al palco, consegnandomi agli omoni della security. Quando questi mi hanno accompagnato ai gradini e non verso l’esterno ho iniziato a non capire più nulla per davvero”.

Poi è iniziato il ritornello…

“Sì, e ho fatto l’unica cosa che avrei potuto fare: la camminata molleggiata del video di “Coffee and TV”. Ho fatto un po’ lo scemo e mi sono divertito a saltellare in giro. Solo che non vedevo o sentivo quasi nulla. A un certo punto Damon davanti mi ha fatto cenno di andare verso di lui e detto qualcosa. Nei video online si vede che poco dopo mi giro e me ne vado: ero convinto mi avesse detto di levarmi, ho scoperto solo dopo che mi aveva chiesto il nome… Credo che i miei sensi abbiano fatto fiasco anche per l’emozione!”.

Alla fine sei tornato e ci hai parlato…

“Quando mi ha avvicinato il microfono ho pensato che volesse che cantassi e ho fatto “no, no” con il dito perché non ci riuscivo… Mi tremava la voce e mi si strozzavano le parole in gola. Ma te ci pensi a stare lì a cantare con i Blur davanti a tutta quella gente?”.

Dopodiché sei diventato l’idolo del concerto, lo sai?

“Beh, ho passato quasi tutto il resto del concerto a fare foto con estranei che mi abbracciavano e mi facevano i complimenti, ho ricevuto una birra in omaggio al bar, dei ragazzi che lavorano per Spotify mi hanno regalato tre mesi di abbonamento “premium”! Tra dimostrazioni di affetto, applausi e sorrisi, credo di aver appagato la mia autostima per un bel po’!”.

Il giorno dopo è iniziata la caccia all’uomo-latte in Rete…

“Sono stato tutto il giorno con un sorriso da paresi facciale a riguardarmi zompettare su YouTube, rispondendo ai retweet, alle richieste di amicizia e ai tag su Facebook. Ho persino ricevuto una proposta di matrimonio! Forse se la sono goduta di più quelli che avrebbero voluto essere al mio posto, perché una volta sceso dal palco non sono più riuscito a sentire una canzone intera. Ma non potevo esimermi dal fare fotografie o parlare con chiunque me lo chiedesse, il sorrisone disegnato sul cartone era troppo rassicurante perché un mio eventuale “no” potesse sembrare credibile”.

Che sensazione ti è rimasta di questa esperienza?

“Penso che non aver detto il mio nome, così come l’essere rimasto chiuso nel cartone senza mostrare il volto – inspiegabilmente non mi è nemmeno passato per la testa di alzare il cappuccio – sia stato un po’ come se dentro quel cartone, in quel momento, non ci fossi stato solo io, ma chiunque in quel momento stesse facendo casino per i Blur”.

Qui trovate una playlist dei video della serata Blur @ City Sound Milano 2013: