Moby: le sue dichiarazioni su pirateria e Spotify

In un’intervista rilasciata al sito web Music Ally, il polistrumentista newyorkese Moby ha avuto modo di esprimere le sue opinioni riguardo al mondo della pirateria musicale ed in seconda battuta anche su Spotify. Parlando della pirateria, il pronipote di Herman Melville ha dichiarato:

moby“Nell’ultima quindicina d’anni le major se la sono presa a morte per la pirateria e non hanno concluso niente. Sicuramente i criteri con cui le grandi case discografiche valutano le cose sono molto diversi dai miei. Non voglio criticare o giudicare troppo duramente il loro punto di vista, ma ad un certo momento bisogna valutare empiricamente l’efficacia del loro approccio. E quel che auspicabilmente le major hanno imparato da qualche tempo a questa parte è che punire gli ascoltatori non è la strada giusta da seguire. Se un musicista produce una bella composizione musicale qualcuno la vorrà ascoltare. Nel tempo si formerà un pubblico che magari prima inizia con il “rubare” un paio di canzoni o album ma che poi potrebbe voler comprare merchandising, andare ai concerti ed acquistare biglietti. Mi sembra che il music business non abbia tratto benefici dal guardare alla pirateria nel breve termine, qui ed ora, invece di pensare che nel lungo periodo quel quadro potrebbe diventare molto più roseo e soddisfacente. Mi rendo conto che molte di quelle società hanno obblighi nei confronti degli azionisti e dei risultati trimestrali ma penso anche che ci debba essere un modo migliore e più efficace di vedere le cose sostituendo una prospettiva più ampia alla visione ristretta al breve periodo. Se ogni musicista, etichetta e manager si concentrasse davvero nel fare la miglior musica possibile, secondo le sue capacità, e nel rafforzare il rapporto con l’ascoltatore, il resto probabilmente si sistemerebbe da solo”.

Parlando invece di Spotify, Moby ha lanciato una “frecciatina” verso Thom Yorke, che in passato si era espresso a sfavore dello streaming, dandogli praticamente del “vecchio”. Ecco le sue parole:

moby“Fanno bene gli artisti a cercare di adattarsi a Spotify, così come fanno bene gli artisti che fanno remix, dj set, tour, dischi, musica per film e per videogame. Credo sia bizzarro e pericoloso cercare di limitare il progresso per evitare di adattarcisi. Qualsiasi tipo di industria toccata da progressi tecnologici ha avuto riscontri positivi e negativi, ma non vedo quale sia il punto nel lamentarsi. Amo Thom Yorke, ma quando lo sento lamentarsi di Spotify penso: “Sei solo un anziano che impreca al passaggio dei treni ad alta velocità”. Amo tutto ciò che possa contribuire a portare la maggior quantità di musica nella vita delle persone”.