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Luca Bash: Oltre le quinte – la recensione

Luca Bash: Oltre le quinte – la recensione

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Oltre le quinte è il nuovo album di Luca Bash, un'opera "collettiva" dedicata ai musicisti che hanno collaborato al progetto.     di Eleonora Montesanti    Oltre le quinte, il nuovo album di Luca Bash, vuole raccontare quello che c'è oltre il palcoscenico. Oltre alla realtà e alla quotidianità, ci sono anche i musicisti con cui il cantautore condivide non solo il palco, ma anche aspetti professionali e relazionali della sua vita.  Oltre le quinte, dunque, nasce proprio per ringraziarli: ognuno di loro, nella fase più creativa della nascita del disco, ha avuto modo di mettere la propria arte, senza vincoli e indicazioni precise. La particolarità di questo lavoro, difatti, è proprio la mancanza di un produttore artistico: ogni composizione è il frutto
Giulia Pratelli: Tutto bene – la recensione

Giulia Pratelli: Tutto bene – la recensione

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Tutto bene di Giulia Pratelli, la cui produzione artistica è stata affidata a Zibba, è un piccolo gioiello della canzone d'autore che sa descrivere le emozioni.      di Eleonora Montesanti    Giulia Pratelli è una cantautrice toscana che, nonostante la sua giovane età, ha già avuto l'opportunità di lavorare con professionisti della musica molto importanti. Uno di questo è Zibba che, in questo disco, si è occupato della produzione artistica.  L'unione tra Giulia, Zibba e i musicisti eccellenti che hanno suonato in Tutto bene (Fabio Rondanini, Diego Esposito, Edoardo Petretti, Marco Bachi, Simone Sproccati, Stefano Riggi e Adam Kenny) ha dato vita a qualcosa di molto importante. Questo disco è importante perché è in grado di risvegliare molte sensa
Iron mais: The magnificent six – la recensione

Iron mais: The magnificent six – la recensione

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Il country italiano ha un nuovo, magnifico, volto: quello dei brianzoli Iron mais. Abbiamo ascoltato il loro disco, The magnificent six, e ci siamo divertiti così tanto che vogliamo assolutamente raccontarvelo.      di Eleonora Montesanti   Gli Iron mais, per la sottoscritta, sono stati una rivelazione: sarà che provengo dalla loro stessa terra, sarà che subisco il fascino del cowboy, ma questi ragazzi, i "magnifici sei", hanno avuto la capacità di trasformare un genere lontano dalla nostra epoca, a tratti obsoleto, in qualcosa che sa essere poetico e attuale.  L'ironia fa da sottofondo sia ai contenuti, sia alle scie melodiche dei brani, in un incontro tra country, bluegrass, folk e western che funziona perfettamente non solo nei sei brani inediti,
Francess: A bit of italiano – la recensione

Francess: A bit of italiano – la recensione

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Francess è un artista italo-americana che nel nuovo album, A bit of italiano, traduce in inglese brani della tradizione musicale italiana. Un esperimento ambizioso e ben riuscito.  di Eleonora Montesanti  Siamo abbastanza abituati a incontrare brani o dischi stranieri tradotti in italiano. Grandi artisti come Francesco De Gregori, Ron e molti altri, ad esempio, all'interno della loro enorme produzione artistica, hanno scelto di adattare alla nostra lingua famosissime canzoni straniere.  Di rado, invece, capita il contrario. Ultimamente mi sono imbattuta in A bit of italiano, seconda uscita discografica di una giovane cantante italo-americana di nome Francess, la quale ha selezionato i suoi brani italiani preferiti, li ha tradotti, riarrangiati e ci ha fatto un disco. 
Bob Balera: E’ difficile trovarsi – la recensione

Bob Balera: E’ difficile trovarsi – la recensione

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E' difficile trovarsi è il disco d'esordio del gruppo Bob Balera. Sonorità elettro-pop e atmosfere agrodolci si uniscono e danno vita a un lavoro fresco e molto ben definito.     di Eleonora Montesanti    «Spesso il punto di vista è quello di un Dorian Gray a fine corsa, obbligato a fare i conti con il passare del tempo e con i propri umani limiti. Continuare ad inseguire le proprie chimere sentimentali con falcate leonine, lo renderebbe più felice, ma la felicità è cosa evanescente.» Bob Balera   E' con queste parole che i Bob Balera descrivono il loro disco d'esordio, uscito lo scorso aprile per Dischi Soviet Studio: un insieme di situazioni instabili e nostalgiche inseguite dal tempo che scorre inesorabile.  La cosa più interessante e po
La Differenza – Il tempo non (d)esiste : la recensione

La Differenza – Il tempo non (d)esiste : la recensione

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La Differenza: Il tempo non (d)esiste, ovvero quando il rock d'autore si appropria della reinterpretazione di brani del passato e lo fa mettendoci tutta la propria identità artistica.     di Eleonora Montesanti   Il tempo non (d)esiste non è solo il titolo del nuovo album della band pop-rock La Differenza, è anche l'approccio di quest'ultima nei confronti delle undici canzoni che lo compongono: dieci omaggi alla musica d'autore italiana tra gli anni '70 e i primi 2000 e un brano inedito adattati alla realtà di oggi e alla poetica e allo stile del gruppo.  Ho usato la parola omaggi e non cover per una ragione: queste canzoni, infatti, vengono filtrate in maniera talmente personale da sembrare dei pezzi inediti, adattabilissimi alla realtà di oggi. Vuoi pe

Sarah Stride – Schianto : la recensione

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Schianto è il nuovo EP di Sarah Stride, l'artista milanese che fa dell'oscurità e della decadenza il suo marchio di fabbrica irrinunciabile.      DI ELEONORA MONTESANTI    Non appena è partita la prima traccia di Schianto, il nuovo EP di Sarah Stride, il mio primo pensiero è andato a Nada. Non la Nada interprete a cui solitamente è associato l'immaginario comune, ma la Nada autrice, quella degli ultimi dieci anni. Nello specifico, questo ep mi ha ricordato molto Occupo poco spazio, disco capolavoro uscito qualche anno fa.  Superata la bellissima sorpresa mi sono concentrata sull'ascolto e sulle emozioni: l'ep è composto da sole quattro tracce, ma basta davvero poco a Sarah Stride per prendersi il suo spazio, nelle orecchie, nella stanza e nello stomaco.&nb

Il Grido: la recensione dell’album d’esordio

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Il Grido è una band romana che, in equilibrio tra distorsioni e raffinatezza, fa del grunge il proprio mezzo di espressione nei confronti del mondo. DI ELEONORA MONTESANTI   L'album d'esordio de Il Grido è, come hanno detto loro, "un tutorial su come e dove indirizzare la propria rabbia." Undici tracce potenti, in cui le chitarre sono le protagoniste assolute (e di questi tempi è una cosa quasi sorprendente). Queste ultime hanno la grande responsabilità di sostenere e canalizzare una rabbia sana, che nasce grezza ma che non si disperde, anzi si modella con consapevolezza e razionalità attorno ai contenuti delle canzoni. Ad ascoltare questo LP non si può fare a meno di pensare agli Afterhours di Germi, oppure ai Timoria di Viaggio senza vento: si sente la stessa energia che s

Lo yeti – Le memorie dell’acqua : la recensione

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Le memorie dell'acqua è il disco d'esordio del bolognese Pierpaolo Marconcini, ovvero Lo yeti. Si tratta di un disco di auto-osservazione in equilibrio tra alternative rock e cantautorato.     DI ELEONORA MONTESANTI     Ma qualcuno di voi lo sapeva che esisteva lo yeti a Bologna? Io me lo sono sempre immaginato su montagne alte e innevate, al massimo sugli Appennini, ma di sicuro non ho mai pensato di potermi imbattere nella sua impronta sotto ai portici di Bologna. Eppure sì, lo yeti bolognese esiste. E' il lato artistico di Pierpaolo Marconcini e, subito dopo aver ascoltato il suo disco d'esordio, spero davvero che le sue impronte vengano notate il più possibile. Le memorie dell'acqua, questo è il titolo dell'album, è un lavoro stupefacente. Per descriverlo e pe

Diego Esposito – E’ più comodo se dormi da me : la recensione

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Diego Esposito esordisce con un disco di pop e cantautorato fresco e genuino, in collaborazione con Zibba (che si è occupato della direzione artistica del progetto). DI ELEONORA MONTESANTI Quanto è bravo Diego Esposito! Il suo disco d'esordio è il risultato di dieci anni di esperienze e canzoni e, proprio per questa ragione, suona già maturo, sebbene si contraddistingua per freschezza e semplicità. E' più comodo se dormi da me, questo è il titolo dell'album, è composto da nove brani dove il pop si mette e si toglie continuamente il vestito di canzone d'autore e lo fa con estrema naturalezza. Non ci sono grosse rivoluzioni stilistiche all'interno di questo disco, ma non tutti gli artisti devono per forza essere avanguardisti: Diego Esposito si muove in territori musicali già esplorati, ma