Quanto vendono i dischi? Il caso Thriller di Michael Jackson, e altri

Siamo incappati in questo tweet in cui si parla di Major e artisti, e di dati che sono veritieri quanto le capacità canorie di Hilary Duff. Quante sono davvero le copie vendute di ciascun disco? Thriller di Michael Jackson è davvero il più comprato di sempre? E i clic su YouTube sono veritieri? Negli Usa si discute del «caso Jackson». Mentre in Italia tutto tace! Finché si tratta di nutrire l’orgoglio delle popstar, va bene tutto. Ma quando le cifre diventano un traino fondamentale del successo (molti fenomeni decollano solo perché presentati come «il più cliccato su YouTube» o «il più venduto nel dato paese») allora sarebbe opportuna un po’ di chiarezza in più. A dire il vero, YouTube ci ha appena pensato, visto che pochi giorni fa ha inserito un nuovo algoritmo che consente di separare il grano dal loglio, come dicevano i nostri nonni. Ossia i clic veri da quelli finti. Risultato: a fine dicembre in una notte oltre due miliardi di visualizzazioni sono stati cancellati a bruciapelo dai video di Rihanna, Alicia Keys, Niki Minaj,
Justin Bieber e altri. Le major hanno risposto chiaro: «Sono bugie».
Ma il discorso resta aperto e magari, dopo aver regolato le popstar globali, si estenderà anche agli artisti locali. Vedremo. Di certo siamo lì lì anche a far chiarezza sui dati di vendita effettivi, ossia sui «sell out» che, per capirci, sono spesso molto diversi dalle copie semplicemente distribuite ai rivenditori. Nel mercato «liquido», legato cioè ai download legali, è più facile contabilizzare le vendite. Ma in quello fisico, complice ovunque, anche in Italia, una sorta di opportunistica reticenza, è assai più complicato. Spesso, oltretutto, si usano come campione i dati di vendita negli States, senza considerare il resto del mondo. Qualche tempo fa sul sito del New Yorker è uscita un’indagine, molto utile e mai smentita, di Bill Wyman (no, non è l’ex bassista dei Rolling Stones) che partiva dalla domanda delle domande: è vero che Thriller di Michael Jackson ha venduto (come ha confermato anche il megaproduttore Quincy Jones) oltre cento milioni di copie? Dati alla mano, no. Rimane il disco più venduto della storia. Ma, ben che vada, ne ha totalizzati un po’ meno di settanta (quasi 67 secondo l’indagine di un esperto francese). In ogni caso, per tutti, i dati di vendita globale sono spesso stupefacenti. Dopo Thriller, i dischi campioni d’incasso sarebbero la colonna sonora di Grease (quasi 45 milioni), The dark side of the moon dei Pink Floyd (44), la colonna sonora di The Bodyguard (con Whitney Houston, 38 milioni), la colonna sonora della Febbre del sabato sera (37.2), il greatest hits degli Eagles (37), Legend di Bob Marley (36.8), il quarto disco dei Led Zeppelin e Back in black degli Ac/Dc (35.7). A seguire Shania Twain, Michael Jackson (Bad a 34.7), Dirty Dancing (33.3) Brothers in arms di Dire Staits (33.2) e via elencando. Il primo dei Beatles è 1 al sedicesimo posto (32.4) mentre i Rolling Stones neppure entrano tra i primi trenta. Però il rock, specialmente quello duro vince alla grande. Per dire, Appetite for destruction dei Guns N’Roses è (sarebbe) il diciannovesimo disco più venduto con quasi 31 milioni di copie. Il Black album dei Metallica è 27esimo a quasi ventinove milioni, quasi mezzo milione di copie in più della colonna sonora di Titanic. Per farla breve, Michael Jackson non avrebbe venduto in tutta la sua carriera i 750 milioni di copie che gli ha accreditato il New York Times nel necrologio: ma «solo» 400 milioni (al momento della morte). I Beatles mezzo miliardo. Cifre enormi. Ma diverse da quelle che circolano. Certo, le variabili di valutazione sono infinite. Ad esempio, greatest hits e soundtrack sfruttano congiunture e ricorsi spesso più favorevoli di quelle dei singoli dischi. E i tempi di pubblicazione fanno spesso la differenza. Quando è stato pubblicato, il disco di Adele (il top del 2012) ha venduto lo stesso della Febbre del sabato sera ma ben tre volte di più di quanto abbia venduto The Dark side of the moon nei suoi primi due anni di vita. E oggi i dati complessivi sono clamorosamente condizionati dai cosiddetti consumatori «unbundling», ossia quelli che di un disco scaricano solo alcuni brani e non l’intera scaletta come fanno i consumatori «pure bundling». E in Italia, mercato che oscilla tra la settima e la nona posizione mondiale? La Fimi rende nota solo la graduatoria in classifica, non le copie vendute. E, nonostante circoli voce che con 5000 copie spesso si vada al primo posto, non ci sono cifre ufficiali. Solo ufficiose. Dei superbig non si parla. Ma il cosiddetto alternative rock vanta, si fa per dire, risultati sconfortanti e decisamente in controtendenza rispetto al «vibe» creato dalla stampa. Con il cd Valtari pubblicato a maggio, i Sigur Ros non sono arrivati a 5000 copie (fonte: Rumore). Graham Coxon dei Blur non ha superato le 300 (idem). I bravi Teatro degli Orrori sono arrivati a diecimila con Il mondo nuovo, che è comunque la metà di quanto contabilizzato dalla ristampa di Nevermind dei Nirvana. Insomma, fornire le cifre esatte di vendita (legale) aiuterebbe a spazzar via molti luoghi comuni sulle popstar. E, probabilmente, a renderle anche più simpatiche. Magari il 2013 sarà l’anno buono per farlo…

Fonte: IlGiornale