Bruce Springsteen a San Siro: Fan Report da Milano

125138885-e8b4feb7-0d0a-4f0a-b2cc-53df5a89563aSono da poco passate le 20.00 del 3 giugno 2013, quando il Boss sale per la 5° volta sul palco di San Siro. E per più di tre ore e mezza è un’unica, ininterrotta festa. Due bandiere, una americana – neanche a dirlo – l’altra italiana, sventolano in cima al palco.

Il concerto si apre sulle note di “Land of Hope and Dreams” . I brani successivi sono “on demand”: il pubblico richiede canzoni con i consueti cartelloni – lui letteralmente li raccoglie e accontenta i suoi fan. Poi, a sorpresa, annuncia che suonerà tutte, ma proprio tutte, le canzoni di Born in the USA, album uscito nel 1984 e che lo ha portato in tour per la prima volta nella città meneghina. Ovviamente non sono mancati i grandi classici, come the River e Born to Run ad infiammare lo stadio. Le due cover di Twist and Shout e Shout dei The Isley Brothers sono state ben accolte dai festaioli di San Siro che ne hanno approfittato, verso la fine della serata, per lanciarsi in danze degne delle migliori discoteche degli anni ’60. E poi… la chiusura che nessuno si sarebbe forse mai aspettato: il Boss, da solo sul palco con armonica e chitarra, ipnotizza lo stadio con Thunder Road. E saluta così il suo pubblico.

È stato un concerto della mancanza di confini, di limiti. Non c’era il cantante e il pubblico. Non c’era il palco e il prato o la tribuna. Alcuni fan, sulle note di Dancing in the Dark sono stati fatti salire sul palco. Ma in quel momento, è stato un po’ come se tutto il pubblico ci salisse – potere dell’immedesimazione. Le telecamere piazzate sul palco rimandavano le immagini del pubblico sui maxischermi, riprendevano Springsteen di spalle. Con un’allucinazione, si poteva pensare di essere lì sopra con lui. E poi – e ai suoi concerti si capisce perché lo chiamano così – il Boss con la sua energia e carica ti viene a scovare in qualsiasi punto tu sia… sembra che venga a cercare proprio te: sotto al palco, nel punto più in alto delle tribune, per trascinarti a ballare, a saltare, a gridare, a sorridere, a commuoverti e ad emozionarti con lui.969732_10151479105613269_1648414881_n

Non c’era un’età del pubblico: non c’erano i nonni, i genitori, i nipoti: c’erano solo gioiosi partecipanti alla festa. Tutti con la stessa espressione divertita ed appagata sul volto.

Non c’era l’America e l’Italia. Perché un italiano può cantare Born in the USA e sentirsi comunque rappresentato da quella canzone. Perché le storie che canta il Boss, sono anche le nostre storie. Perché davanti ad un simbolo dell’America come Springsteen, per metà di origine italiana – vale la pena ricordarlo – si possono mostrare orgogliosi fogli verdi, bianchi e rossi – coreografia creata ad-hoc dalle tribune. “Ti amo San Siro. Ti amo Milano. Ti amo Italia” – così ha aperto il concerto. Le due bandiere sventolano in cima al palco. America e Italia non sono – forse – mai state così vicine. Forse esiste ancora davvero quella cosa chiamata “sogno americano”, la Land of Hope and Dreams…Grazie Bruce.

Babi

 

La scaletta del live:

01. Land of Hope and Dreams

02. My Love Will Not Let You Down
03. Out in the Street
04. American Land (Sign Request)
05. LONG TALL SALLY (Sign Request)
06. Loose Ends (Sign Request)
07. Wrecking Ball
08. Death To My Hometown
09. Atlantic City
10. The River

Full album “Born in the USA”
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11. Born in the U.S.A.
12. Cover Me
13. Darlington County
14. Working on the Highway
15. Downbound Train
16. I’m on Fire
17. No Surrender
18. Bobby Jean
19. I’m Goin’ Down
20. Glory Days
21. Dancing in the Dark
22. My Hometown
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23. Shackled And Drawn
24. Waitin’ On a Sunny Day
25. The Rising
26. Badlands
27. Hungry Heart

28. This Land is Your Land (Solo acoustic)
29. We Are Alive 
30. Born To Run
31. Tenth Avenue Freeze Out
32. Twist and Shout
33. Shout
34. Thunder Road (Solo acoustic)