Unità di Produzione Musicale: il progetto di Enrico Gabrielli e Sergio Giusti

Fase numero uno. Immaginate singolarmente questi tre elementi complessi: Unità, Produzione, Musica (UPM), tenendo conto del fatto che a ciascuno di essi si associa comunemente un dato numero di aggettivi tipici. Per esempio, la parola unità può essere intesa come un’ aggregazione di forze che, compiendo identiche operazioni, dà vita a un oggetto unico (come nelle catene di montaggio); Produzione equivale all’idea di lavoro, creazione materiale di un qualcosa; Musica è un concetto che tipicamente, in quanto arte, sottintende un processo creativo, il quale a sua volta ha di solito a che vedere con l’idea di massima libertà d’espressione. Quindi diciamo che gli aggettivi comuni, più o meno veri, potrebbero essere, rispettivamente: alienazione; fatica; libertà. Fase numero due. Combinate questi tre elementi complessi, associando gli aggettivi degli uni agli altri. Che cosa ne può venire fuori?

Nato da un’idea del musicista Enrico Gabrielli (Calibro 35; Afterhours; Mariposa) e di Sergio Giusti (studioso di fotografia) il progetto Unità di Produzione Musicale è un esperimento, che diventerà documentario, che consiste nella simulazione di turni di otto ore di lavoro in catena di montaggio, finalizzato (qua viene il bello!) alla produzione di musica.

Sessanta persone, ciascuna artefice del proprio pezzetto di lavoro e dirette da un caporeparto, si alternano tra turni di scrittura e di lettura- interpretazione degli spartiti prodotti dai compagni, con l’intento di generare suono, più o meno coordinatamente. Lo scopo è l’osservazione del fenomeno che può derivare dalla scissione dei passaggi tipici del creare musica, suddividendo tra più “operai” il lavoro di ideazione ed effettiva realizzazione di un pezzo musicale. Perché? In fatto di riflessioni possibili, gli ideatori del progetto lasciano campo libero. Certamente, l’idea di traportare la musica dal campo della libertà creativa a quello della costrizione da catena di montaggio è un paradosso interessante, ed è abbastanza immediato un passaggio mentale intorno ai concetti (e alle conseguenze) dell’industria musicale, dell’arte prodotta in serie per incontrare un certo gusto standard, delle catene invisibili generate da bisogni etero-indotti. Ma è solo il primo dei passaggi: l’alternanza di scrittura-lettura-esecuzione musicale da parte di più elementi significa anche improvvisazione, perché è inevitabile che se alcuni scrivono ed altri interpretano (tutti indipendentemente gli uni dagli altri) i risultati sono vari e imprevedibili. “ Sarà la conferma che eccessiva libertà reiterata è uguale a costrizione”, ha sottolineato Gabrielli.

Questo progetto,  costosa fatica a metà tra concerto e performance, è da oggi al via grazie al budget raggiunto con il crowdfunding sviluppato su Musicraiser.com (ma c’è ancora qualche ora di tempo sottoscrivere e godersi le ricompense!), e sarà realizzato con la partecipazione sia di non musicisti, sia di numerosi artisti tra cui Ministri, Giulio Favero, Dente, Eugenio Finardi, gli Zen Circus, Vasco Brondi, Rodrigo d’Erasmo, Vincenzo Vasi, Roberta Sammarelli dei Verdena, Giorgio Canali, i Baustelle, Manuel Agnelli, la Fuzz Orchestra, Davide Toffolo, Julie’s Haircut, , Cesare Basile e i Selton.

Insomma, un’idea ambiziosissima, cementata sul concetto del paradosso e sull’ambiguità di principi fondamentali, e spesso abusati, come libertà, alienazione, arte; un esperimento complesso da capire, la cui sfida starà anche proprio nel riuscire a toccare le corde di tutti quelli che si metteranno all’ascolto.

Noi de Lamusicarock, intanto, vi proponiamo un estratto dell’evento di presentazione  di UMP, realizzato domenica 21 Aprile nella fabbrica di prototipi Zooilab di Milano.

Buona visione!