The Monkey Weather, intervista al trio: il sogno da Domodossola ai Kasabian

Nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore, anche l’amore muove per venirci incontro (P.C.) … e l’amore verso i The Monkey Weather è iniziato per noi de lamusicarock.com lentamente, conoscendoli. Vi abbiamo già parlato di questo bel trio di Domodossola, che ha avuto l’onere (onore) di fare da apri concerto a una delle band che noi amiamo di più, i Kasabian. Una prima volta criticati per essere tanto orecchiabili quanto immersi nella brit-music, una seconda seguiti, per capire “who-the-fck-are-the-monkey-wheather?” Non sprechiamo altro spazio per le nostre impressioni stavolta, perchè ormai ne siamo innamorati, lasciamo quindi a loro la parola. PAul, Jolly e Miky the Rooster, ci raccontano tutto, t u t t o, del loro duro lavoro, partendo da come sono arrivati all’ Ammonia Records “ho cominciato a pensare, giorno dopo giorno, che avevamo le potenzialità per fare qualcosa, poi sono arrivate le prime conferme, tutto questo mi ha dato la forza di impegnare ogni mio momento libero  nella ricerca di persone interessate a far crescere il nostro progetto musicale. Credo e spero di essere un buon comunicatore con tanta voglia di sottoporre al prossimo le mie passioni, questa attitudine allo stalkeraggio e la bontà del nostro lavoro ci hanno permesso di “agganciare” i nostri contatti” … fino all’incontro con la manna scesa dal cielo, LA telefonata “Oh raga sabato suonate a Ferrara in apertura ai Kasabian”Volete sapere tutto sui Monkey vero? PAul (basso) e Jolly (voce) ci hanno risposto a un bel po’ di domande:

Vi descrivete come “indipendenti” nel senso “quintessenziale del termine, che volete dire? Per definizione indipendente è non dipendere da nessuno. E in questa logica siamo indipendenti nel senso quintessenziale. Non abbiamo vincoli su cosa e come comporre, lo facciamo perché ci fa stare bene. Non cerchiamo lo smodato consenso (anche se ci piacerebbe averlo, a chi no?!), facciamo la nostra musica perché per noi è un atto d’amore, è una celebrazione di quello che siamo. E  il mezzo, appunto, per essere a pieno noi stessi è l’essere indipendenti dalle logiche del “piace”- “non piace”… va così o non va così… Aprite una questione sull’essere “indie non indie”, “indie è il mezzo e non il fine”…  “indie è il mezzo che ci ha permesso di essere quello che siamo, prima di tutto VERI, trasparenti, espressione artistica dei nostri sogni. L’indie come fine invece rincorre uno status con delle regole rigide di omologazione che purtroppo, o per fortuna, non condivido affatto”.

In quale pub avete discusso il vostro futuro? “I Monkey nascono all’osteria di Via Briona a Domodossola, per volere esplicito di Giulio Cash Zillo Casarotti. Era un periodo di stallo totale, per fortuna la scena musicale della nostra zona viveva, invece, di una inaspettata rigogliosità. Quindi in Oste abbiamo avuto la possibilità di veder passare gruppi esageratamente fichi che senza dubbio ci hanno spinto a mollare il percorso artistico del tempo, fatto di cover e serate ad animare situazioni in animabili ( che di artistico avevano ben poco) per lanciarci, insieme ad un giovane Miky appena 17enne

Esperienza Kasabian, COME DIAVOLO AVETE FATTO? “i vari mamagement scelgono, e siamo stati scelti, come al solito essere al posto giusto nel momento giusto, avere un buon disco in mano può aiutare, ma non sempre basta, a noi è andata bene e ne siamo felici in un modo difficile da spiegare, ancora adesso ho il sorriso stampato per quello che ci è successo. Non ho letteralmente dormito nei giorni della trattativa, quando sai che qualcuno sta decidendo se sarai su quel palco o meno, poi una volta avuta la certezza è stato solo un montare di “good vibrations”. Mi ricordo che a Ferrara a livello percettivo sono stato sul palco 30 secondi invece di mezz’ora, ero comprensibilmente teso! Tom Meighan è una persona fantastica, prima di salire sul palco a Ferrara si è fermato a salutarci e a farci i complimenti, per noi una emozione stupenda. Un episodio che poi ricordo con enorme piacere è l’immagine di noi tre appoggiati alla transenna del backstage di Ferrara che guardiamo le tantissime persone presenti e ricordiamo le serate dove a sentirci c’erano tre persone…”

“La data di Roma e Milano. Siamo andati in furgone. Arrivati a Roma parcheggiamo il furgone vicino al tour bus del gruppo e ci troviamo davanti a un palazzo nero…ci chiediamo che cavolo ci facesse un palazzo in un

ippodromo e capiamo che quello era il palco. Non ricordo a che ora precisa fosse il nostro set. Ho solo il ricordo di noi dietro il palco e di sentire un rumore di come quando sei in piscina… che tutte le voci rimbombano e riverberano… poi dai la prima pennata e hai realizzato il tuo sogno da bambino. Quando prendevi la chitarra in mano per la prima volta e sognavi di suonarla a tutto volume davanti a un mare di gente…


L’ultimo concerto a cui siete andati? 
Jolly: “quest’anno siamo andati a vedere i Subsonica,  poi abbiamo aperto ai Vallanzaska (che han spaccato anche loro) poi sono andato a sentire Manu Chao…e adesso ho già i bilgietti per i Muse a Novembre” PAul: “l’ultimo concerto che ha segnato la mia mente in modo indelebile è stato Paul Mc Cartney al Forum, recentemente mi hanno fatto impazzire i The Kills, ed i Black Rebel Motorcycle Club, dire i Kasabian risulterebbe scontato, ma è così sono sincero, a Roma hanno davvero fatto una performance sopra le aspettative” L’ultimo cd comprato? Jolly: “Sogno 1 di De Andrè con l’orchestra sinfonica di Londra… Poi c’è Paul che compra un sacco di CD che mi faccio prestare e che puntualmente perdo” PAul”dischi gli ultimi che ho preso sono “Lex Hives”, “Blunderbuss” e “Coexist”, adoro il disco come oggetto, soprattutto in vinile, anche se non sono compulsivo nella ricerca, sono contento di avere “London Calling” in vinile rosso, per me uno dei dischi più importanti” ecco la senti talmente forte che non ci credi, ci sono casse giganti ovunque… è la cosa più fantastica del mondo.”

Arriviamo a Apple Meaning…. “È nato da una necessità di sfogo. Da un periodo non troppo felice. Dalla volontà di trasformare energia cattiva in positiva. È una serie di racconti: notte alcoliche, di streghe, di sogni allucinati, di avventure da strada. È costato sangue, sudore, litigate, incazzature, fanculizzamenti… è tutto quello che siamo. C’è la new Wave innata di Paul e il mio pop inglese conditi dal punk di Miky. La cosa bella di questo disco è la passione che c’è dietro. Ci sono 3 ragazzi che si trovano, che si divertono, che sono fratelli da una vita (di sangue e acquisiti) e che raccontano le loro emozioni nel linguaggio più universale che conoscono. Questo è Apple Meaning” poi “le sere passate davanti ad un monitor insieme a Richard Clay per il mixaggio non si contano, abbiamo voluto fare il miglior lavoro possibile con i mezzi a disposizione, per come la vedo  io quando riascolti il mixaggio del tuo lavoro finchè non ti viene la pelle d’oca dappertutto vuol dire che non è ancora a posto, per noi è stato così, ci abbiamo speso un sacco di tempo e discussioni interminabili”

C’è qualcuno che vi ha ispirato per questo lavoro? “Da quello che ascoltavo da ragazzo (Nirvana, Oasis, Blur, Green Day) a tutte le band che sono andato a sentire nei locali in questi anni.” “I nostri riferimenti vengono quasi tutti da oltre manica, i Beatles, i Rolling Stones, The Clash, gli Oasis, i Kasabian, i Kula Shaker, i Blur, gli Arctic Monkey, i Supergrass, Joy division, David Bowie, poi per me anche Hendrix è fondamentale, i BRMC, la lista poi sarebbe davvero lunga, ma credo che questi siano proprio i più rappresentativi sia per Apple Meaning che come fonte di ispirazione generale. John Lennon è stato un grande uomo!”

A chi vorreste aprire il concerto? “per parlare del presente e di ciò che avevamo chiesto a Kappa ti dico The Hives, abbiamo fatto presente la nostra volontà, ma non avevamo i contatti giusti per farlo, fa nulla” …”il mio sogno è aprire a Noel Gallagher… il sogno più sogno del sogno a Paul Mc Cartney…”

Tra tutti i giovani cantanti, nuove band della scema musicale italiana, secondo voi c’è  qualcuno che ancora è da scoprire su cui puntereste, e di cui sperate se ne parli in futuro? “Trovo interessante il disco de “I cani”. A livello indie c’è talmente tanta proposta di tutti i generi che mi è stradifficile scegliere. Diciamo che abbiam visto dal vivo già 3 volte i Bud Spencer Blues Explosion e mi piacciono un botto. Poi citerei i Records che ci hanno molto ispirato e che abbiamo conosciuto recentemente.” “La fame di Camilla, Lo stato sociale, Paletti, sono i primi che mi vengono in mente con un cantato in lingua italiana, altrimenti anche i torinesi DID mi piacciono molto, i The”R” sono stati un grande riferimento per noi, i Bad love experience, The Peawees, poi spererei che tutte le band dei nostri amici ossolani possano aver un grosso successo, la scena secondo me merita molto, Fuzz Fuzz Machine, Thee Piatcions, The Preatchers, The Honey Majestic 6 Revolver, King Suffy Generator”

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Anji feat F.P.