Paolo Saporiti @ Teatro Elf Spazio Terra: L’ultimo ricatto

Milanese, ma folk. Sperimentazioni, destrutturazioni. Sono questi gli ingredienti del quarto disco di Paolo Saporiti, e di Paolo Saporiti cantastorie. Un album,“L’ultimo ricatto”, che ha un chiaro sapore di autoanalisi, riflessioni e ricordi che si accavallano portandoti a vivere le esperienze del narratore. “L’ultimo ricatto nasce dall’esigenza di uscire da quell’angolo nel quale mi ero andato a chiudere negli ultimi anni in ambito musicale. E’ la fotografia, la metafora di un momento della mia esistenza come Uomo, in senso lato, per come mi sono andate le cose, fino a ieri”. Un album di canzoni folk contaminato dalle influenze inglesi e americane dagli anni ‘70 ad oggi. Per la realizzazione de “l’ultimo ricatto” viene interpellato anche un grande dissidente dei suoni come Xabier Iriondo (Uncode Duello, Afterhours), che produce il disco iniettando stimoli avant alla scrittura meditativa ed altamente emozionale del cantautore milanese. Noi abbiamo ascoltato Paolo al Teatro Elf in occasione della serata di presentazione del suo “L’ultimo ricatto”. Location mistica, aria radical chic della milano che va scoperta aprendo un portone di una via in zona porta romana, ritrovandoti in una corte, scendendo delle scale, arrivando allo Spazio Terra. Probabilmente non avremmo potuto immaginarci location diversa per un album del genere, ma soprattutto per un artista del genere; l’alternativa potrebbe essere stata una baita di montagna, neve che scende, camino accesso e sguardi calamitati su di lui, Paolo Saporiti. Al teatro Elf, si respirava una perfetta simbiosi tra spazio e artista. Nel corso della serata, tra poesia e note, è la parola “destrutturazione” che la fa da padrone tra le righe; è lo stesso Saporiti a definire il suo lavoro come “un’opera di destrutturazione”, e le canzoni del suo album sono in grado di riportare la biografia ad un livello universale, in un  gesto di coraggio e disaccordo con lo stato delle cose che sta dietro “la scelta di smettere di subire. Perché è così che l’Uomo trova sé stesso: passando dal “L’ultimo ricatto” al primo gesto di vera libertà”. Durante il live avevamo di fronte la voce di Saporiti, e il cello (elettrico) di Zeno Gabaglio; nell’album troviamo Saporiti alla chitarra e talvolta al banjo, insieme all’elettrica di Iriondo, ai sax inquieti di Stefano Ferrian, e alla batteria di Cristiano Calcagnile. Ci siamo sentiti coinvolti nell’esibizione nei momenti in cui Paolo raccontava, seppur brevemente, cosa ci fosse dietro ai testi. Il concerto si è concluso con una riflessione, di quelle che ti accompagnano lungo un dejavù…”mi ha colpito vedere la scena di una madre che vede cadere il proprio bambino, e carica di ansia e paura finisce per trasmettere al proprio figlio proprio quelle sensazioni, e il bambino nell’attimo che coglie quelle emozioni scoppia nel pianto. Perché? Perché vede la mamma piena di preoccupazione” Ci siamo immaginati la scena, l’abbiamo contestualizzata e ci siamo immaginati quanto ci possa essere dietro ad ogni pezzo. Avremmo voluto ascoltare altri racconti dei “dietro le quinte”. In effetti ci saremmo aspettati qualche parola in più da Saporiti vista la location, visto il pubblico, vista l’intimità creatasi. Siamo stati ben cullati dalle sue note, ma chi è Paolo Saporiti? Ci sarà un viso dietro alla mela (alla Magritte) che Paolo antepone nei suoi live? Cercheremo di scoprirlo per voi.

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