Il rumore della tregua – La guarigione: di pacifiche e salvifiche convivenze

431317_416239078452671_503734106_nIl Rumore della Tregua è un rumore che rifugge il caos ma ha il caos dentro, e allora diventa complicato che le armonie dei fiati la vincano sullo sporco dell’elettrica, e l’unica strategia possibile è una pacifica salvifica convivenza. Il Rumore della Tregua nasce nel 2011 a Milano nord-nord, quella dei palazzoni color arancio o grigio degli anni sessanta, e obiettivamente sarebbe stato difficile nutrirsi l’identità con aperture d’archi e docili promesse. Il rumore aveva dietro desideri di vendetta, e la tregua non poteva riprodursi in una candida preghiera: “ho raccolto il tuo respiro che sapeva di vendetta, lasciandolo seccare tra le pagine di un libro per non perdere mai più il segno, poi ci siamo massacrati in un campo di conigli”. Oppure il rumore aveva dietro un’estetica giovane e autarchica, e la tregua non poteva che avere il sapore di una guerriglia, combattuta contro le tangenziali, intasate di ritardo e di stress, o contro freddo di stanze coi computer e i doppiopetto blu, seduti dentro a una città troppo poco generosa di bellezza. Il Rumore della Tregua suona come un rumore impuro, mescolato di cantautorato, atmosfere cupe alla Nick Cave, rock anni settanta e novanta. Il risultato è un sound intenso, e il basso elettrico sembra un nano beffardo e ironico che spia nell’acquario, esteticamente appena inquietante, dei sogni (L’odore dei cani).  “La Guarigione”, primo EP della band, prodotto insieme a Simone Sproccati negli HM Studios di Corneredo (MI), prende vita nel novembre del 2012, dopo un lungo periodo di concerti in giro per il nord Italia, periodo che ha visto i cinque protagonisti, come band d’apertura, nei live di artisti del calibro di Edda, Carnesi, A Toys Orchestra. Inizialmente trio, dopo essersi fatto conoscere suonando nei più importanti locali di Milano e dintorni ( Le Scimmie, Agorà, Tambourine), il gruppo decide di arricchire il proprio suono con fiati e basso, e con questa formazione si chiude in studio per le registrazioni dell’EP. Ne esce, insieme ad un lavoro molto ben fatto, una sorta di manifesto programmatico: “La Guarigione non vuole suonare moderno, ambisce a suonare classico, probabilmente fallendo, almeno provandoci. Certamente vuole essere un disco da non consumare preferibilmente entro. Non ha i suoni giusti, non usa le parole giuste, non è furbo. La guarigione è un disco per chi vive fuori dal cerchio di quelli che si dichiarano fuori dal cerchio. e ha imparato che non è facile”. Noi vi lasciamo con queste loro parole, perché crediamo esprimano il senso del progetto, e perché crediamo valga decisamente la pena di sostenerle. E come diceva Peppino De Filippo in una vecchia commedia italiana (ma qua non ne facciamo ironia) “ E ho detto tutto!” . Da ascoltare!


    Margherita D’Andrea