Il Backup Tour di Jovanotti: fan report e foto

992868_10201276253410146_1082086872_nSan Siro, Mercoledì  19 Giugno 2013. La sua prima volta. Dopo ben 25 anni di una brillante carriera, Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti,   canta, balla e salta  per i suoi 50.000 fans nel grande stadio milanese. Un grande palco lungo 65 metri che arriva fino in mezzo al prato domina il parterre; sopra il palco un enorme display di 500 metri quadri dove verranno proiettati durante il lungo live, filmati affascinanti ed emozionanti che faranno da cornice alle canzoni del Jova. A dare il via al grande evento diversi ospiti. Giovane artista del panorama italiano: il Cile, che Lorenzo descrive come “uno che ha qualcosa da dire” e che si è fatto conoscere con Cemento Armato e partecipando al Festival di Sanremo 2013. Dopo di lui, LORO, i Tre allegri ragazzi morti, TARM, “una delle mie band preferite in Italia” dice Jovanotti. Come se non potessero bastare due gruppi in apertura, arriva il deejay Benny Benassi, a far scaldare il pubblico che nonostante il caldo milanese salta e balla in quel di San Siro, trasformato per questa serata in una grande discoteca . Lo show dura un’ora circa, tutti iniziano a “muoversi, muoversi” a ritmo di house, pop, funk e soul music.

Finalmente alle 21.03, sulle note di Django,  ecco entrare in scena i musicisti. Ognuno ha un look particolare: Saturnino, che alla fine del concerto Lorenzo chiamerà “mio fratello”, è l’urban cowboy, Riccardo Onori il samurai, Leo D’Angilla il gondoliere ritmico, Franco Santernecchi è Gundam, Gareth Brown il playmaker, Christian Rigano è Nathan Never, mentre i quattro elementi della sezione fiati rappresentano il Fuoco (Marco Tamburini), l’Acqua (Mattia Dalla Pozza), la Terra (Federico Pierantoni) e l’Aria (Glauco Benedetti). Il primo grande boato è al suo ingresso. Entra con un clownesco vestito rosso, giallo e blu e saluta il suo pubblico con un bel “ciao mamma”, prima canzone della serata, come se dovesse accendere l’entusiasmo e la voglia di spensieratezza in ogni spettatore. Raggiunge alla grande il suo obiettivo.
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Con “non mi annoio” e “gimme five” il pubblico inizia a scatenarsi, ma è con “tensione evolutiva” che il concerto decolla in maniera esponenziale. E’ un continuo viaggio nel tempo: dal presente ritorniamo agli anni ottanta e con “la mia moto”,  “serenata rap” e “ragazzo fortunato” a tutti noi torna in mente il jova reppettaro degli esordi, quel pischello spavaldo che si dimenava con il cappellino messo al contrario. Molte, inoltre, sono le canzoni dell’ultimo decennio di carriera: dalla romantica “A te” all’allegra “Raggio di sole”; da “Bella”, dedicata alla moglie Francesca e alla figlia Teresa  a “Baciami ancora”, proposta in una divertente versione da balera. Il ritmo di ogni canzone, infatti,  può essere stravolto secondo Lorenzo; il pop, il rock, il rap, la dance si mescolano tra loro un po’ come i puntini dell’enigmistica di cui ha parlato durante la serata. Non sempre è necessario seguire l’ordine numerico per creare una figura. Possiamo seguire il nostro istinto e unire i puntini che vogliamo. Sicuramente un’immagine  per noi sensata si formerà. L’ importante è, come diceva Steve Jobs, “connect your dots and you connect  your future!”. Un omaggio alla notte non poteva mancare: dopo aver cantato “gente della notte” e “la notte dei desideri” Lorenzo si diverte canticchiando “certe notti” e “notti prima degli esami. Infine, con “ti porto via con me” i fans perdono completamente la testa. Diventano un unico coro, un unico corpo che balla. Ognuno di loro, grazie alla musica del Jova, può” toccare il cielo” portando via con loro un po’ di quel  “penso positivo” con cui si spengono i riflettori su San Siro. Si va tutti a casa contenti con il messaggio di speranza che Lory ci ha lasciato: la vita è piena di prime volte e tutti noi ce la possiamo fare a superare questo momento socio-politico-economico delicato. Sicuramente la prima volta di Jovanotti a San Siro è stato un grande Big Bang e di lui possiamo dire che “ce l’ha fatta”.

Cris