Capossela: Marinaio, Profeta e Balena al Piccolo

Capossela 2Con Marinaio, Profeta e Balena – L’ombra di Ulisse da Omero all’Inferno, Vinicio Capossela torna a parlare dell’Uomo e della sua finitezza, del suo errare, del suo tentativo poi, alla fine, di ritornare. Dopo Marinai, Profeti e Balene opera sul fato, sul destino e sul mare come scenario del folle volo umano verso virtute e canoscenza, e Rebetiko Gymnastas esercizio ginnico di resistenza e ribellione delle ragioni dell’Uomo travolto dalla crisi mondiale, Capossela porta in scena ancora la Grecia, ancora questa paradigmatica terra, custode silenziosa della nostra essenza, ancora questo Ulisse distrutto e disordinato, ubriaco, cieco eppure tremendamente cosciente, che cerca di raccontarsi per raccontare, di accompagnare per farsi accompagnare, di capirsi per capire. Dal 5 all’8 giugno al Piccolo Teatro di Milano, nell’ambito della “stagione nella stagione” dedicata agli Ulissi, Capossela costruisce uno spazio altro, nero e profondo come il mare quando è nero e profondo. Uno spazio grande che amplifica i suoni e le sensazioni, che ci rende piccoli e umani, simili in tutto a quell’Ulisse sperduto che Capossela narra attraverso le parole di Melville, Omero e Dante. Una vela all’orizzonte, qualche tavolo a cui siedono i musicisti, delle luci, qua e là oggetti portati delle correnti, la coda di una balena arenata sul proscenio. Una performance di oltre due ore dove le parole, le musiche, le voci, i rumori, le distanze, le altezze, i tremori, i canti, gli sguardi, gli errori, i sorrisi, le corde, il vento, la paura, la noia, il buio, la luce, l’alcool, tutto sembra riportato con cura per descrivere un viaggio, una personale Odissea, un conflitto ancestrale sull’andata e sul ritorno, un inno alla curiosità, alla fame, all’essere umano tutt’intero, così piccolo e caduco, invidiato dagli Dei proprio perché uomo mortale che può concedersi l’emozione totale di un’avventura destinata a finire. O solo a mutare di sostanza e significati. Uno spettacolo che intreccia le parole dei grandi ai noti brani di repertorio dell’ultimo Capossela: belle oltremodo le Pleiadi, Nostos, La Lancia del Pelide e i Fuochi fatui (riadattata per l’occasione con l’introduzione nel testo del dantesco “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma seguir virtute e canoscenza”). Uno spettacolo che tocca il suo apice quando la sala è piena dell’assordante scrosciare del mare. Un rumore sordo e bellissimo. Uno spettacolo che cerca di unire il tempo dell’Uomo al tempo del Mito. La sorte umana e il sogno dell’immortalità: “perché forse l’immortalità è questo. Che noi ci dimentichiamo degli uomini. E che gli uomini si dimentichino di noi”. Devastante il finale con il pezzo Le Sirene.

Capossela 1

Capossela: Marinaio, Profeta e Balena al Piccolo