Canali e Rossofuoco: il concerto al Cinema Palazzo – Roma

DSC06128“No al casinò, sì alla cultura”. Questo è lo slogan che illumina il “Nuovo Cinema Palazzo” di San
Lorenzo, a Roma, tornato a splendere un paio d’anni fa e scampato dal gioco d’azzardo, dunque
anche dal precipizio delle sue disastrose conseguenze. Non ci resta che ringraziare tutti coloro che
ci hanno creduto facendo avanzare il sapere e dando spazio ad eventi artistici e culturali anziché al
“rumore delle sloth machine”, come qualcuno ha voluto ricordarci. Siamo approdati qui nella serata
del 18 Aprile scorso, per assistere ad un nuovo concerto, quello di Giorgio Canali & Rossofuoco. La serata si
dispiega con l’esibizione degli Operaja Criminale, con la partecipazione speciale di Marina Rei,
estendendosi verso l’arrivo del power trio: li troviamo in grande forma, densi di quello che le loro
canzoni sanno darci. L’ex chitarrista dei CCCP, Giorgio Canali, dal principio ci accoglie
calorosamente con le sue pittoresche espressioni verbali, composte di imprecazioni e insulti, che
però si tradiscono per via dell’amore che porta negli occhi. Passiamo attraverso la mestizia di “Tutti
gli uomini delle tua vita”, per poi godere della schiettezza di compatti riff proposti in “Alealè”. In
seguito assaporiamo le bellezze melodiche del sovraccarico amoroso di “Lezioni di poesia”. DSC06098Il
marchio critico che si ravvisa nel cantante si fa nitido durante l’esecuzione di “Rossocome” o nella
sfacciataggine di “Mostri sotto il letto”. Ci trattiene con “Nuvole senza Messico”, manifesto
musicale della band che ci fa compagnia nel giorni peggiori per farci coraggio, ma che allo stesso
modo sa portarci a spasso in quelli soleggiati facendoci sentire meno soli di quanto lo siamo. E lo
siamo. Al centro del nostro universo personale si addentra lentamente, creando un buco in cui si
posano domande, risposte, meraviglie, disperazioni e sacre bestemmie. Va a sviscerare il nostro
dolore, in qualche modo lo rende più leggero, o forse solo più dolce. Cattura i nostri sogni e noi ci
abbandoniamo alla sua poesia cantata. Ci saluta allora, con il suo capolavoro scritto in francese,
italiano e spagnolo “Carmagnola”, cercando di disturbare al suo meglio i lamentosi vicini. La
grandezza è evidente e irradia l’intera sala “Vittorio Arrigoni”. Quando le parole non bastano c’è
sempre qualcuno a cui rivolgersi.

Viviana