“1991” la guerra dei Bad Black Sheep

1991” è l’album d’esordio dei Bad Black Sheep. Il disco, anticipato nel maggio del 2012 dall’omonimo singolo, ha visto la luce lo scorso 9 marzo. Dodici tracce piene di ciò che sono i Bad Black Sheep, tre ragazzi nati poco più di venti anni fa che attraverso il rock hanno deciso di cantare le disillusioni del loro tempo. Sì perché per Filippo Altafini (chitarra e voce), Teodorico Carfagnini (basso e cori) e Emanuele Haerens (batteria e cori) il “1991” è, se possibile, qualcosa di più del titolo del loro disco d’esordio.

black sheep 1991

1991” è innanzitutto l’anno di nascita di tutti e tre i Bad Black Sheep. “1991” è l’anno in cui le televisioni mondiali hanno per la prima volta trasmesso in diretta la guerra del Golfo. “1991” è l’anno in cui in America cominciava a diffondersi quel sentimento di disillusione urlata in musica, che passerà alla storia come “grunge”.  Un sound le cui contaminazioni si riflettono eccome nell’opera prima dei Bad Black Sheep. Tre elementi chiave che si rincorrono e intrecciano per tutto il disco, fondamentali per comprenderne a pieno il significato. Temi che Filippo Altafini racconta con una vocalità capace di mostrare una maturità sorprendente se riferita alla giovane età.Il conflitto, inteso sia nella sua accezione di guerra, sia riferito all’ipocrisia della società contemporanea si potrebbe dire filo conduttore di tutto “1991”.  Una dichiarazione d’intenti chiara a partire dalla prima traccia, ovvero dal singolo che dà il titolo all’album. Concetti di rifiuto per la violenza della guerra ribaditi in quella preghiera laica che è “Didone”, brano dove vengono cantati proprio quegli scenari di guerra troppe volte trasmessi in televisione. Conflitti espressi attraverso il disagio di una generazione incapace di cogliere prospettive all’interno degli scenari dell’attuale società. Tematiche già care in passato alle band che, proprio nel 1991, riscrissero la storia della musica.

L’idea di quanto i Bad Black Sheep vogliano comunicare si esprime in maniera chiara in brani come “Non Conta”, il cui sound ricorda sonorità care ai Verdena. Altro gruppo le cui radici sono ben fisse negli anni novanta. Idee ribadite in “Special 50” dove Teo, Fil ed Emanuele cantano proprio: “Quello che abbiamo perso” e “Mr. Davis” dove il rifiuto si manifesta in un “Non so se ritornare, se spiegare che ho fallito o che ho solo vissuto”. Disperazione che diventa critica all’interno del brano di chiusura “1ooo miglia sotto la norma”. Un non è colpa nostra se il mondo che ci è stato lasciato è questo, noi proveremo lo stesso a salire in superficie per trovare il sogno che ci manca.

Completano l’album una cover di “Cuccurucucu”, rilettura (che non spicca per originalità) in chiave rock del grande Franco Battiato, e “Radio Varsavia”. Secondo singolo estratto ed unica parentesi alle tematiche che contraddistinguono il disco. Un brano dove si raccontano le atmosfere di un piccolo negozio, dov’era possibile non solo comprare dischi ma anche parlare di musica. Una bottega schiacciata dalla grande distribuzione. Quel mercato che rende sì tutto più fruibile e immediato, dove però ogni esperienza diventa così maledettamente solitaria.

Per chi volesse ascoltarli dal vivo i Bad Black Sheep saranno in tour a partire da sabato sedici marzo, quando la band salirà sul palco del Yourban Music Club di Thiene (VI). Per saperne di più del gruppo di Teo, Fil ed Emanuele ricordiamo il sito del gruppo: www.badblacksheep.it; il loro MySpace: www.myspace.com/badblacksheep e infine la pagina facebook (clicca qui).

Questa la track list di 1991:

1)      1991

2)      Altrove

3)      Didone

4)      Radio Varsavia

5)      Igreja de Santa Maria

6)      Non conta

7)      Cuccurucucu – Franco Battiato cover

8)      Special 50

9)      Mr. Davis

10)   Alta Velocità

11)   Fiato Trattenuto

12)   1000 miglia sotto la norma