The Panicles: “Simplicity: the universe (extended)” la recensione

Si intitola “Simplicity: the universe (extended)” il nuovo album dei The Panicles.

The panicles semplicity
La cover di “Semplicity”

Un ritorno alla verità della propria musica, alla semplicità, un intento che i The Panicles – Carlo “Mad-Eye” Badanai alla batteria, Mattia “Met” Sarcetta al basso e Michele “Mik” Stefanuto (voce e chitarra) – mettono in chiaro fin dal titolo del loro secondo album: “Simplicity: the universe (extended)“, per gli amici: “Simplicity“. Il disco si compone di dieci tracce cantante in un inglese capace di mescolare i colori del rock vintage alle moderne distorsioni, e arriva dopo quattro anni che hanno visto i The Panicles girarle l’Italia e l’Europa in lungo e in largo, in un susseguirsi di date che li ha visti aprire serate a band come Verdena e Motel Connection, con il fiore all’occhiello nel luglio del 2013 a Majano, quando la band ha aperto la serata niente meno che ai Deep Purple.

Semplicity” risponde all’esigenza di un ritorno alla normalità: “Ci siamo fermati e siamo ripartiti da zero, senza i troppi pensieri che avevano cominciato ad affollare i nostri cervelli, lavorando con spontaneità alle varie idee che affioravano via via sulla strada”, spiega il cantante Michele “Mik” Stefanuto. Le intenzioni dei The Panicles si rispecchiano anche all’interno di una precisa scelta in merito del sound, ovvero la volontà di lavorare il meno possibile sull’editing (salvo qualche concessione all’elettronica) al fine di non modificare il suono ottenuto in studio dalla band. L’intento è chiaro: restituire a chi ascolta l’energia sprigionata da “Semplicty”.

Ad aprire il disco è la title track “Simplicity – di cui di seguito potete guardare il video – video aperto da una citazione di Charles Bukowski: «La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità», se questa non è una dichiarazione di intenti, allora di che altro si tratta?

Feeling high” è un brano decisamente positivo, che racconta la voglia di sentirsi in sintonia con il mondo e con i suoi elementi, protagonista a pieno della propria esistenza. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dal brano “I Fall“, in cui l’utilizzo dell’elettronica strizza l’occhio ai Muse, mentre il testo parla del sentimento di vuoto e di caduta provocato dalla perdita di significato della propria quotidianità. “Paralyzed” è la traccia più personale, scritta quasi interamente dal cantante Mik. La chitarra acustica, quasi folk, di “Universe (extended)” racconta il passaggio all’età adulta, rappresentato dalla voglia di poter sacrificare la propria felicità in cambio di quella delle persone che amiamo. “While I’m down-and-out” ci riporta alle atmosfere di inizio album, mentre “Your limits” è un brano decisamente più “radiofonico”, è la stessa band a descriverlo così:”Musicalmente abbiamo osato, con il nostro gusto, provare ad avvicinare Arcade Fire e Daft Punk senza dimenticarsi dei Beatles”. Il risultato è senza dubbio interessante. “B/w photographs” ha radici nel passato e racconta la fine dell’adolescenza attraverso un amore che finisce. “Tell me something I can sing” prepara al gran finale quella “Revolution” omaggio agli anni ’60, ai Beatles e soprattutto ai Rolling Stones. Un innno-utopico che i The Panicles scelgono come messaggio conclusivo di “Semplicity“.

E’ possibile seguire i The Panicles attraverso i loro canali ufficiali:

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ma anche attraverso la loro App ufficiale gratuita, il cui download darà diritto a scaricare gratuitamente il vostro brano preferito di “Simplicity: the universe (extended)“.

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